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Coronavirus, l'agricoltura trentina in allarme: mancano i lavoratori stagionali. ''Servono i voucher per la manodopera italiana''

Coldiretti Trentino Alto Adige interviene sulla bocciatura dell’emendamento sulla semplificazione dei voucher necessari per garantire il lavoro di raccolta nelle campagne. Confagricoltura: ''La diffusione del Coronavirus sta creando un grave problema nelle campagne''

Di Nereo Pederzolli - 03 aprile 2020 - 20:25

TRENTO. La primavera avanza, la campagna risorge, i contadini faticano nei campi come in ogni fase operativa, mentre le aziende agricole – tutte quelle non gestite a livello familiare o parentale – devono gestire l’emergenza coronavirus con la drastica carenza di manodopera. Anche tra le Dolomiti mancano braccianti, operai specializzati in frutticoltura e nelle pratiche di gestione viticola. Un problema che rischia di compromettere non solo la ripresa del mercato agroalimentare, ma stravolgere i rapporti di scambi commerciali sia interni che l’export.

 

L’allarme è stato lanciato a livello nazionale dai sindacati di settore. E subito rilanciato in ogni distretto agrario. Il Trentino Alto Adige ha da sempre bisogno di manodopera extra regionale, solitamente lavoratori stagionali provenienti dall’Est europeo. Che diventano indispensabili per la raccolta delle mele, per vendemmiare o intervenire nelle prime fasi di stoccaggio e distribuzione dei raccolti. Ma a rischio è l’intera filiera agroalimentare, dalla floricoltura ai raccolti delle primizie frutticole d’inizio estate.

 

Un problema serio a livello italiano che è alla ricerca urgente di oltre 250 mila addetti. Lo ribadiscono sia Coldiretti che Confagricoltura. Entrambi chiedono al Ministero delle Politiche agricole di rivedere le norme sui voucher riservati alla circolazione degli stagionali all’interno della UE. E sollecitano ‘strumenti governativi che facilitino il ricorso a manodopera italiana, come i voucher, o che diano la possibilità di impiegare persone che hanno perso il lavoro, cassintegrati o fruitori del reddito di cittadinanza. Sempre nel rispetto delle condizioni sanitarie ottimali’.

 

Il governo italiano intervenga urgentemente anche "a sostegno delle aziende della montagna" – rilancia Diego Coller di Confagricoltura del Trentino.

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‘Urgono strumenti governativi che facilitino il ricorso a manodopera italiana, come i voucher, o che diano la possibilità di impiegare persone che hanno perso il lavoro, cassintegrati o fruitori del reddito di cittadinanza. Sempre nel rispetto delle condizioni sanitarie ottimali.”  Stesso richiamo da parte della Coldiretti trentina.

 

“La decisione della Commissione Bilancio del Senato di dichiarare improcedibile l’emendamento per la reintroduzione dei voucher nell’ambito dei lavori per la conversione del decreto Cura Italia -afferma il presidente di Coldiretti Gianluca Barbacovi - colpisce uno strumento che in questo momento consideriamo strategico per il nostro settore e per l’intera filiera alimentare.

 

Basti pensare che il blocco delle frontiere, determinato dalle misure restrittive legate alla diffusione del Coronavirus, ha fatto venire meno la presenza di tutta la manodopera straniera che nel nostro territorio rappresenta ¾ dei soggetti impegnati, su un totale di oltre 38.000 unità.

 

Senza questo strumento, che rappresenta una necessaria semplificazione del voucher “agricolo” e che consentirebbe di occupare cassaintegrati, studenti e pensionati italiani nelle campagne, si rischia di gravare direttamente sulle famiglie trentine poiché senza manodopera diventerebbe impossibile garantire la produzione di cibo necessario.

 

Dopo la bocciatura dell’emendamento ci siamo immediatamente attivati – ribadisce Coldiretti - rispetto alle istituzioni provinciali, che con noi avevano già condiviso la reintroduzione dei voucher, e con i nostri parlamentari a Roma, ai quali chiediamo di adoperarsi subito per riammettere l’emendamento nell’ambito della discussione Parlamentare in un clima di collaborazione delle forze politiche e nell’interesse generale.

 

Intanto Confagricoltura ha accolto con soddisfazione la circolare del ministero dell’Interno che ha prorogato fino al 15 giugno tutti i permessi di soggiorno dei lavoratori stranieri in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile. Ed ha apprezzato gli orientamenti della Commissione europea per il transito/circolazione dei lavoratori, tra cui gli stagionali, in particolare quelli del settore agricolo, chiedendo agli Stati di facilitare lo scambio di informazioni sui bisogni e permettendo a questi lavoratori di attraversare i confini.

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