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Coronavirus, nonostante i divieti tutti in fila per il rimborso dello skipass. La coda arriva fin fuori dagli uffici

Già da questa mattina alcune persone hanno affollato gli uffici di alcune stazioni sciistiche per chiedere il rimborso degli skipass, contravvenendo alle disposizioni governative e senza considerare i rischi del contagio da coronavirus

Pubblicato il - 10 marzo 2020 - 14:27

TRENTO. Dopo la polemica esplosa nei giorni scorsi sulla mancata chiusura delle piste da sci, culminata con lo stop agli impianti arrivato tramite un decreto del Governo, ora le persone ci sono “ricascate” e già dal primo giorno di chiusura si sono precipitate a chiedere il rimborso dello skipass.

 

Così gli uffici di molti impianti si sono riempiti di persone, addirittura si sono formate delle code che arrivano fin fuori dalla porta. Peccato però che in questo modo si stia contravvenendo alle disposizioni governative che impongono di muoversi solo per motivi fondati e basati sul principio di necessità e urgenza.

 

Di certo il rimborso dello skipass non rientra fra questi, stavolta però è il caso di sottolinearlo, la colpa non va attribuita alla società che gestiscono gli impianti ma allo scarso senso civico dimostrato da alcune persone che, in barba alle disposizioni, hanno deciso di affollare locali chiusi aumentando in questo modo le possibilità che il coronavirus si diffonda.

 

Le fotografie arrivano dagli impianti di Corvara ma la stessa situazione viene segnalata a Pozza di Fassa e in altre zone del Trentino-Alto Adige.

 

Si ricorda che la pena prevista per chi infrange l’articolo 650 del codice penale, ovvero “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità” che punisce chiunque non si attenga a un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o d’igiene, prevede l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato.

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