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Dalle 'cooperative senza terra' alle agromafie, il Trentino fa gola al nuovo caporalato. Omizzolo: ''Mette fuori gioco il tessuto economico locale''

In Trentino episodi di caporalato e di sfruttamento lavorativo sono stati fermati negli ultimi anni da diverse operazioni delle forze dell'ordine. L'attenzione è molto alta, il ricercatore e sociologo dell'Eurispes: ''Sono fenomeni che vanno da sud e nord. Esiste ora un piano nazionale di contrasto e serve metterlo in pratica"

Di Giuseppe Fin - 22 febbraio 2020 - 05:01

TRENTO. Un sistema che mette fuorigioco il tessuto economico locale, che sfrutta la disperazione e che trasforma i diritti umani in fango. Il caporalato, la cosiddetta variante criminale dello sfruttamento lavorativo, esiste anche in Trentino, lo dicono le operazioni portate avanti negli ultimi anni che hanno acceso un faro su un fenomeno che non arriva solo da fuori i confini provinciali ma che negli anni, sottotraccia, è riuscito a crescere anche all'interno del nostro territorio. Solo la forte attenzione messa dalle forze dell'ordine sono riuscite in qualche modo a limitarlo.

 

“Abbiamo rilevato sfruttamento lavorativo, caporalato e anche denunciato in Trentino e in altre regioni del Nord Italia” ci dice Marco Omizzolo sociologo dell'Eurispes, autore del libro “Sotto padrone. Uomini, donne e caporale nell'agromafia italiana” edito Feltrinelli, tra i 33 cittadini premiati dal presidente Mattarella nel 2018, per il loro coraggio e la loro attività al servizio degli altri. Da anni Marco racconta il dramma che si consuma nel silenzio dei campi e conosce molto bene anche la realtà del Nord – est. “Quando parliamo di caporalato – ci spiega – parliamo di un fenomeno diffuso in tutta Italia dalla Sicilia fino al Trentino. Esistono casi, organizzazioni e sistemi che sono organizzati che arrivano a produrre vero e proprio sfruttamento”.

 

Sono 450 mila in Italia le persone sfruttate in agricoltura e di queste quasi 130 mila quelle che si trovato in una situazione  molto grave. L'80% le persone coinvolte sono migranti mentre il 20% sono italiani. Parliamo di un business che si aggira attorno ai 25 miliardi di euro.

 

In Trentino i casi non sono mancati negli ultimi anni. Situazioni venute a galla grazie i controlli di Guardia di Finanza, Polizia e Carabinieri. Ne sono l'esempio i lavoratori costretti a lavorare dall'alba al tramonto nelle campagne di Riva e Arco a poco più di 1,70 euro (QUI L'ARTICOLO) ma anche gli oltre 80 lavoratori stranieri costretti a usare bici con Gps per fare volantinaggio.

 

Il caporalato e lo sfruttamento lavorativo sono fenomeni che con il passare del tempo si sono evoluti. I modelli sono cambiati anche nel Nord-est. Esiste uno sfruttamento tradizionale “uomini e donne migranti impiegati per brevi periodi nei campi per la raccolta della frutta e delle verdura” spiega Marco Omizzolo. “Costretti a lavorare 14 ore al giorno con una retribuzione che è di oltre il 40% inferiore rispetto il contratto del lavoro” e a tutto questo si associano anche disagio abitativo e condizioni sociali discriminatorie.

 

A farsi largo anche in Trentino sono però quelle che sono state chiamate le “Cooperative senza terra”. Un fenomeno che ci giunge dall'est Europa dove queste cooperative vengono “costituite”.

Si chiamano “cooperative senza terra”, nel senso che sono fatte solo da braccia. Il titolare è italiano o straniero ed è lui il vero caporale che forma le squadre di lavoro. A volte gli stranieri sono dei prestanome dietro cui si nascondono dei veri criminali. Questo per non rendere il caporale identificabile.  La cooperativa offre alle aziende un servizio a basso costo, in quanto per questi lavoratori vengono usati modelli contrattuali dell'est Europa, spesso bulgari. Vengono sequestrati documenti, permesso di soggiorno e passaporto originali ed è impossibile per gli sfruttati scappare. “Un fenomeno – spiega Omizzolo – che manda fuorigioco la manodopera locale. Sul piano formale diventa quasi legittimo pagarli anche il 40% in meno visto il tipo di contratto. Il vantaggio per il padrone è notevole”.

 

Esiste poi una mobilità tra diverse regioni, braccianti che possono transitare da nord ovest verso il nord est. “Spesso braccianti bresciani che vengono obbligati a lavorare in cooperative trentine”.

 

L'ultimo fenomeno è quello agromafioso. “E' accaduto anche in Trentino – sottolinea il sociologo di Eurispes - e parliamo in questo caso di organizzazioni criminali che sono organizzati nel territorio come un'impresa che in alcuni casi sfrutta anche dei cavilli legislativi. In Trentino ci sono stati degli arresti, blitz importanti che hanno indicato la presenza di questo modello”. La frutta la verdura raccolta poi si sposta. Non rimane chiusa in Trentino. Ed è qui che non manca anche lo sfruttamento della logistica, del trasporto su gomma.

 

In tema di caporalato proprio in questi giorni è stato adottato il Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022). Le parole d'ordine sono prevenzione, ma anche più vigilanza e contrasto uniti a protezione, assistenza e reinserimento socio-lavorativo per le vittime.

Il Piano è il frutto della collaborazione di tutte le Istituzioni impegnate a livello centrale, regionale e locale contro lo sfruttamento e il caporalato, riunite nel Tavolo presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali e aperto anche ad associazioni di categoria, sindacati e Terzo settore.

Partendo da una mappatura dei territori e dei fabbisogni di manodopera agricola, il Piano affianca interventi emergenziali e interventi di sistema o di lungo periodo, seguendo 4 assi strategici: prevenzione; vigilanza e contrasto; protezione e assistenza; reintegrazione socio-lavorativa.

 

“E' un attimo piano – ha spiegato a ildolomiti.it Marco Omizzolo – perché si possono trovare la suo interno tante proposte. Ora però bisogna dargli delle gambe solide. Occorre passare ad una prassi concreta, passare dalla proposta al cambiamento concreto e certo”.

 

Ecco le 10 azioni considerate prioritarie nel piano:
1. Un sistema informativo con calendario delle colture, dei fabbisogni di manodopera e altri dati e informazioni sviluppato e utilizzato per la pianificazione, gestione e monitoraggio del mercato del lavoro agricolo.
2. Interventi strutturali, investimenti in innovazione e valorizzazione dei prodotti per migliorare il funzionamento e l'efficienza del mercato dei prodotti agricoli.
3. Rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, espansione del numero delle imprese aderenti e introduzione di misure per la certificazione dei prodotti per migliorare la trasparenza e le condizioni di lavoro del mercato del lavoro agricolo.
4. Pianificazione dei flussi di manodopera e miglioramento dell'efficacia e della gamma dei servizi per l'incontro tra la domanda e l'offerta (CPI) di lavoro agricolo per prevenire il ricorso al caporalato e ad altre forme d'intermediazione illecita.
5. Pianificazione e attuazione di soluzioni alloggiative dignitose per i lavoratori del settore agricolo in alternativa a insediamenti spontanei e altri alloggi degradanti.
6. Pianificazione e attuazione di soluzioni di trasporto per migliorare l'offerta di servizi adeguati ai bisogni dei lavoratori agricoli.
7. Campagna di comunicazione istituzionale e sociale per la prevenzione e sensibilizzazione sullo sfruttamento lavorativo e la promozione del lavoro dignitoso.
8. Rafforzamento delle attività di vigilanza e contrasto allo sfruttamento lavorativo.
9. Pianificazione e attuazione di un sistema di servizi integrati (referral) per la protezione e prima assistenza delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura e rafforzamento degli interventi per la loro reintegrazione socio-lavorativa.
10. Realizzazione di un sistema nazionale per il reinserimento socio-lavorativo delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura.

 

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