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Dpcm Conte, saltano sagre, feste e fiere. A Trento già annullata ''Fa la cosa giusta''. Coldiretti: ''Così si colpiscono quasi 3 italiani su 4''

Il Dpcm tra le restrizioni per frenare la crescita del Covid nel Paese inserisce lo stop a questo tipo di eventi che, soprattutto in autunno, tengono in piedi altri settori dell'enogastronomia come quello della raccolta delle castagne. Barbacovi: ''Così si colpiscono sia i fruitori che i produttori''

Di L.P. - 19 ottobre 2020 - 12:17

TRENTO. ''Un autunno senza sagre e feste di paese colpisce quasi 3 italiani su 4. Lo stop colpisce le comunità locali e i circa 34mila gli operatori ambulanti nell’alimentare ma anche gli acquisti degli italiani che sfruttano questi eventi pure per rifornire le proprie dispense di prodotti tipici con una spesa complessiva annuale stimabile in 900 milioni''. E' molto preoccupata la Coldiretti per la decisione del governo nazionale di chiudere sagre, feste e mercati di paese. Un settore che dà lavoro a tante persone e che tiene in piedi altri comparti (si pensi alla raccolta delle castagne, per esempio, che in autunno e inizio inverno trova proprio in questi eventi uno dei suoi sbocchi commerciali principali) e che ora rischia di restare bloccato.

 

A Trento già fioccano le disdette: nel weekend si sarebbe dovuta tenere la fiera ''Fa La Cosa Giusta!'' il grande evento dedicato al consumo critico e agli stili di vita sostenibili e, invece, alla luce del dpcm di ieri, si è deciso per annullare la manifestazione. ''Ci abbiamo provato - scrivono gli organizzatori su Facebook - ci abbiamo creduto tanto ma purtroppo non è andata come sperato. Speriamo di vederci presto, probabilmente online''. ''Anche in Trentino Alto Adige - commenta Gianluca Barbacovi, presidente regionale di Coldiretti - come in tutta la penisola, sagre, fiere e mercati di paese sono dedicati a ricorrenze storiche o religiose, ma soprattutto a prodotti tipici dell’enogastronomia locale che sono molto spesso al centro dei festeggiamenti che si concentrano proprio in autunno. Si pensi ad esempio alle castagne e ai funghi, ma anche ai grandi eventi enogastronimici legati alla mela e all’uva. I dati di una recente analisi Coldiretti/Ixè raccontano che lo stop alle sagre e agli eventi enogastronomici rappresenta una problematica che colpisce sia i fruitori che i produttori''.

 

E i dati dello studio Coldiretti/Ixè dicono proprio questo: un autunno senza sagre e feste di paese colpisce quasi 3 italiani su 4 (73%) che ogni anno partecipano a eventi enogastronomici e folkloristici organizzati da nord a sud per raccontare le bellezze della Penisola e le sue tradizioni. Lo stop alle sagre colpisce le comunità locali e i circa 34mila gli operatori ambulanti nell’alimentare ma anche gli acquisti degli italiani che sfruttano questi eventi pure per rifornire le proprie dispense di prodotti tipici con una spesa complessiva annuale stimabile in 900 milioni.

 

Un momento conviviale alternativo che riguarda sia le località più turistiche, ma anche più spesso le aree interne meno battute dove si va a guardare, curiosare fra le bancarelle e magari anche acquistare qualcosa, spesso prodotti del territorio con lo street food che ha fatto segnare una vera e propria esplosione negli ultimi anni. Infatti il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari. L’alternativa alle manifestazioni enogastronomiche cancellate dalla pandemia sono gli oltre mille mercati degli agricoltori che – evidenzia la Coldiretti – si sono diffusi in molte grandi e piccole città grazie alla Fondazione Campagna Amica che ha realizzato la più vasta rete di vendita diretta a livello mondiale insieme agli spacci in fattoria e agli agriturismi.

 

''L’acquisto di un alimento direttamente dal produttore – sottolinea la Coldiretti – è anche una occasione per conoscere non solo il prodotto, ma anche la storia, la cultura e le tradizione che racchiude dalle parole di chi ha contribuito a conservare un patrimonio che spesso non ha nulla da invidiare alle bellezze artistiche e naturali del territorio nazionale. Acquistare prodotti a chilometri zero direttamente dai produttori – evidenzia la Coldiretti – è un segnale di attenzione al territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale. Il cibo è diventato il vero valore aggiunto di gite e vacanze Made in Italy con l’Italia che è leader mondiale incontrastato nel turismo enogastronomico – conclude la Coldiretti – grazie al primato dell’agricoltura più green d’Europa con 306 specialità ad indicazione geografica riconosciute a livello comunitario e 524 vini Dop/Igp, 5155 prodotti''.

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