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Trento
18 giugno | 17:06

Il plasma ora si dona anche a Cles, la corsa del Trentino per contribuire all'autosufficienza nazionale: "E' essenziale per produrre medicinali salvavita"

Sono state le stesse associazioni, forti del loro radicamento sul territorio, a richiedere e supportare l’implementazione della plasmaferesi a Cles, mettendo a disposizione anche il proprio personale nei percorsi di formazione specifica. "Questo ci permetterà di rafforzare ulteriormente la capacità di raccolta provinciale e di contribuire in modo sempre più significativo all’obiettivo dell’autosufficienza nei farmaci plasmaderivati" ha spiegato  la direttrice dell’Unità operativa multizonale di medicina trasfusionale, Paola Boccagni

TRENTO. Ora la plasmaferesi, la donazione del plasma, è possibile anche all’ospedale di Cles. Stiamo parlando di un elemento prezioso che deriva solo da donazioni volontarie ed è essenziale per produrre medicinali salvavita.

 

Da qui la necessità di incrementare la raccolta anche a livello territoriale, avvicinando la possibilità di donare ai cittadini, considerato che la metà dei donatori risiede proprio nelle valli.

 

Il nuovo servizio è stato presentato alla popolazione dall’assessore provinciale alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina, dal direttore generale di Asuit Antonio Ferro, dalla direttrice dell’ospedale di Cles Serena Pancheri, dalla direttrice dell’Unità operativa multizonale medicina trasfusionale Paola Boccagni e dalla presidente di Avis Trentino Elisa Viliotti. Presenti anche la sindaca di Cles Stella Menapace, il presidente della Comunità della Val di Non Martin Slaifer Ziller in rappresentanza delle autorità locali e i rappresentanti di Avis delle Valli del Noce.

 

La Provincia di Trento si distingue da sempre per alti livelli di autosufficienza nella trasfusione di emocomponenti, grazie ad un’organizzazione capillare della raccolta di sangue intero. Il sistema si articola su dieci sedi fisse: due strutture trasfusionali centrali a Trento e Rovereto (Servizio medicina trasfusionale) e otto Punti di raccolta di Valle distribuiti sul territorio provinciale – cinque ospedali (Arco, Borgo Valsugana, Cles, Cavalese e Tione) e tre sedi distrettuali (Mezzolombardo, Pergine e Pozza di Fassa).


Questa rete organizzativa garantisce non solo l’autosufficienza provinciale per i globuli rossi, ma anche un contributo stabile alla rete nazionale, attraverso la puntuale cessione di emocomponenti alla Regione Lazio secondo quanto previsto dalle convenzioni in vigore.

 

Sono state le stesse associazioni, forti del loro radicamento sul territorio, a richiedere e supportare l’implementazione della plasmaferesi a Cles, mettendo a disposizione anche il proprio personale nei percorsi di formazione specifica.

 

L’attivazione della plasmaferesi all'ospedale di Cles rappresenta un traguardo importante nel percorso di potenziamento della raccolta di plasma avviato negli ultimi anni in Trentino”, ha sottolineato la direttrice dell’Unità operativa multizonale di medicina trasfusionale, Paola Boccagni. “Si tratta del risultato di un lavoro durato circa un anno, che ha coinvolto la progettazione del servizio, l’iter autorizzativo, l’acquisizione delle nuove apparecchiature e la formazione del personale. Portare la plasmaferesi a Cles significa offrire ai donatori della Val di Non e delle zone limitrofe un servizio più vicino e accessibile, favorendo così una maggiore partecipazione alla donazione di plasma. Questo ci permetterà di rafforzare ulteriormente la capacità di raccolta provinciale e di contribuire in modo sempre più significativo all’obiettivo dell’autosufficienza nei farmaci plasmaderivati. Un risultato che è stato possibile raggiungere grazie alla stretta collaborazione tra Azienda sanitaria e associazioni del sangue, il cui contributo è stato fondamentale sia nella sensibilizzazione dei donatori sia nel supporto all’avvio del nuovo servizio”.

 

La crescente domanda di farmaci plasmaderivati richiede oggi uno sforzo ulteriore sul fronte della raccolta di plasma. Questi medicinali, ottenuti dalle proteine contenute nel plasma umano, sono indispensabili per il trattamento di numerose patologie acute e croniche e rappresentano una risorsa terapeutica sempre più richiesta, in particolare per quanto riguarda le immunoglobuline.

 

A livello nazionale, la disponibilità di plasma non è ancora sufficiente a coprire il fabbisogno di farmaci plasmaderivati: il plasma raccolto in Italia soddisfa poco più del 70% della domanda, rendendo necessario il ricorso al mercato internazionale, con costi più elevati e maggior rischio di carenze. Per questo il raggiungimento dell’autosufficienza rappresenta uno degli obiettivi strategici del sistema trasfusionale italiano.

 

In questo contesto, dal 2022 la Provincia di Trento ha avviato un importante percorso di potenziamento della raccolta tramite plasmaferesi, una procedura che consente di prelevare esclusivamente il plasma restituendo al donatore le altre componenti del sangue. Rispetto alla donazione tradizionale di sangue intero, la plasmaferesi permette di raccogliere quantitativi significativamente maggiori di plasma, aumentando così la disponibilità di materia prima per la produzione di farmaci plasmaderivati. Grazie all’introduzione di nuove apparecchiature, al miglioramento dell’organizzazione delle sedute di raccolta, all’estensione degli orari e al lavoro di sensibilizzazione delle associazioni dei donatori, il Trentino è passato da un conferimento di 13,4 chilogrammi di plasma ogni mille abitanti nel 2022 a 17,1 chilogrammi nel 2025, avvicinandosi alla soglia di autosufficienza nazionale fissata a 18 chilogrammi per mille abitanti.

 

Il plasma è la parte liquida del sangue, formato al 92% da acqua e contenente proteine nobili fondamentali (come albumina e immunoglobuline) per il trattamento di immunodeficienze, malattie neurologiche, emofilia e patologie rare. Rispetto alla scomposizione del sangue intero (che produce circa 200 ml di plasma di tipo B a sacca), la plasmaferesi è eseguita con moderni separatori cellulari che permettono di prelevare tra i 600 e i 700 ml di plasma purissimo (tipo A) in una seduta di circa 40-50 minuti. La parte corpuscolata (globuli rossi e piastrine) viene restituita istantaneamente al donatore. Questa procedura ha un impatto bassissimo sull’organismo: i liquidi vengono recuperati rapidamente grazie a una buona idratazione e la donazione può essere ripetuta anche ogni 14 giorni, in totale sicurezza. Per diventare donatori basta poco: è necessario avere tra i 18 e i 65 anni, pesare almeno 50 kg e godere di un buono stato di salute. Per avere maggiori informazioni è possibile rivolgersi alle associazioni dei donatori locali.

 

“Il potenziamento della plasmaferesi – ha sottolineato il dg di Asuit Antonio Ferro - è una strategia prioritaria per la nostra Azienda: stiamo investendo nell’aggiornamento tecnologico, nell’aumento delle apparecchiature e nell’apertura di nuovi poli territoriali proprio come quello di Cles. Il nostro obiettivo è incrementare la raccolta per contribuire fattivamente all’autosufficienza nazionale e garantire il diritto alla salute a tutti quei pazienti che necessitano di terapie salvavita”.

 

Soddisfazione per l'iniziativa è stata espressa anche dalla presidente di Avis provinciale Elisa Viliotti. “L’avvio della plasmaferesi all’ospedale di Cles – ha affermato – conferma il valore del nostro modello diffuso, che avvicina concretamente il servizio a chi vive nelle valli. In Trentino, associazioni come Avis e Advsp non si limitano a promuovere il dono, ma partecipano attivamente alla raccolta integrando i propri medici e infermieri con quelli dell’Azienda sanitaria. È la prova di una vera e propria integrazione sociosanitaria: la visione sociale del volontariato organizzato si intreccia con la competenza tecnica del sistema sanitario pubblico. E questo significa più stabilità nella raccolta, più capacità di rispondere ai bisogni di plasma e plasmaderivati, più prossimità ai donatori e alle comunità, più accessibilità alle prestazioni e alle cure. Oggi, quindi, affermiamo una scelta di modello. Un modello in cui il sociale e il sanitario lavorano insieme, in cui il volontariato è parte integrante della programmazione, della progettazione e della produzione dei servizi, in cui la solidarietà diventa struttura e non solo buona volontà”.

 

A parlare di un traguardo significativo è stato invece l’assessore provinciale alla salute Mario Tonina: “un traguardo reso possibile innanzitutto dalla grande e instancabile solidarietà della popolazione trentina, che da sempre si distingue per una straordinaria cultura della solidarietà e del dono. In un momento in cui la crescente richiesta di medicinali plasmaderivati ci impone di aumentare la raccolta per contribuire all’autosufficienza nazionale, riducendo la dipendenza da un mercato estero esposto a carenze, avvicinare questo servizio a chi vive lontano dai centri principali è fondamentale”.

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