Donazioni, in Trentino in molti rifiutano: opposizioni nel 2025 salite al 26,5%. Pilati: "Senza consapevolezza, rischiamo di perdere vite"
Sebbene il dato locale delle opposizioni resti significativamente al di sotto della media italiana, il trend nazionale è fonte di grande preoccupazione. “La sfida che abbiamo davanti è quella di sensibilizzare l'opinione pubblica. Servono nuove strategie di informazione e sensibilizzazione sul territorio. Serve creare cultura nella popolazione" ha spiegato Lucia Pilati, responsabile del Coordinamento trapianti della Provincia autonoma di Trento

TRENTO. Un sì che può salvare diverse vite. Nel 2025 il Trentino continua a distinguersi per la generosità nella donazione di organi, ma dietro i numeri si nasconde un segnale che preoccupa: crescono le opposizioni dei cittadini.
A confermarlo sono purtroppo i dati. “Oggi è fondamentale parlare e sensibilizzare la popolazione sul tema della donazione e anche la morte non deve essere un tabù” ci spiega la dottoressa Lucia Pilati, responsabile del Coordinamento trapianti della Provincia autonoma di Trento.
Complessivamente, nel 2025, il Trentino ha registrato 18 donatori di organi, con un calo delle donazioni dopo morte encefalica controbilanciato da un aumento delle donazioni dopo arresto cardiaco (salite da una nel 2023 a 7 nel 2025). Le opposizioni registrate alla donazione sono state quattro; una persona non ha potuto donare perché durante l’iter di valutazione è stata riscontrata una patologia oncologica.
Sul fronte delle donazioni di tessuti da vivente nel 2025 si è registrato un elevato numero di donazioni di placenta in occasione di tagli cesarei (effettuate a Trento e Rovereto) e un grande incremento nella donazione di segmenti ossei. Da quest'anno la raccolta di tessuto osseo durante gli interventi di artroprotesi d'anca ha coinvolto tutte le sale operatorie ortopediche della provincia di Trento (Borgo Valsugana, Cavalese, Cles, Rovereto, Tione e Trento).
Il percorso della donazione segue delle procedure ben precise e dei tempi da seguire. Il passaggio iniziale è conoscere la volontà della persona. “E' il passaggio principe – spiega Pilati - è capire se la persona ha dato un consenso alla donazione e se l'ha dichiarato in vita. Se non lo troviamo attraverso la nostra banca dati ci rivolgiamo alla famiglia alla quale chiediamo se il loro congiunto era d'accordo e cerchiamo, nel caso non si sappia, anche di ricostruire lo stile di vita della persona”. Contemporaneamente o subito dopo viene fatta la valutazione clinica del paziente e tutto questo viene condiviso all'interno dell'ospedale con una valutazione multidisciplinare. Infine vengono contattati i centri trapianti di riferimento.
A preoccupare è l'aumento delle dichiarazioni di volontà alla donazione che negli ultimi anni sono cresciute e il Trentino non si differenzia dal resto d'Italia. In Trentino le opposizioni registrate durante il 2025 sono salite al 26,5% (rispetto al 24% dell'anno precedente) portando il dato cumulativo al 21.4%.
Sebbene il dato locale resti significativamente al di sotto della media italiana, il trend nazionale è fonte di grande preoccupazione. “La sfida che abbiamo davanti – ha concluso Pilati – è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica. Servono nuove strategie di informazione e sensibilizzazione sul territorio. Serve creare cultura nella popolazione. Bisogna parlare di donazione e dall'altra parte anche di morte. Questi non devono essere argomenti tabù”.












