Fentanyl, il punto Iss dopo i casi in Trentino: "Dai cerotti usati dai malati terminali e masticati ai 'finti' farmaci, così arriva sul mercato. Attenzione alta, ma no emergenza"
Dopo la notizia di due casi di positività al fentanyl registrati in Trentino, il Dolomiti ha parlato con la dottoressa Simona Pichini - che guida il Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità - per fare il punto sulla situazione in Italia: "Quando si parla di intossicazioni o overdose, la presenza di fentanyl è quasi sempre associata ad altre sostanze. Nel mercato nero rivenduti i cerotti transdermici utilizzati per i pazienti terminali"

TRENTO. Prima di tutto, alcuni dati.
Ieri le autorità sanitarie del Trentino hanno confermato a il Dolomiti la presenza di due casi di positività al fentanyl sul territorio provinciale – entrambi legati a persone residenti nell'Alto Garda, anche se non è chiaro dove la sostanza sia stata acquistata o assunta. La notizia arriva solo pochi giorni dopo la morte di un 40enne a Trieste, legata secondo le analisi dell'Azienda sanitaria locale (Asugi) proprio all'assunzione di fentanyl in associazione ad altre sostanze – nel dettaglio si tratterebbe di benzodiazepine e barbiturici.
In Trentino – e non solo, in realtà – chi lavora a stretto contatto con il contesto della tossicodipendenza aveva già lanciato l'allarme negli scorsi anni, segnalando come l'inizio di un'eventuale diffusione massiccia della sostanza potrebbe avere conseguenze gravi, vista in primis la pericolosità del fentanyl – un oppioide sintetico molto più potente, per intenderci, della morfina.
D'altronde, gli effetti della vera e propria “epidemia” che ha investito negli ultimi anni gli Stati Uniti – dove nel solo 2022, stando ai dati del New York Times, si sono registrati 74mila decessi legati all'uso di oppioidi sintetici: in altre parole, in dodici mesi fentanyl e sostanze simili hanno causato più morti tra gli americani delle guerre in Vietnam, Iraq e Afghanistan (insieme) – sono ben noti, portando le autorità in Europa a non prendere alla leggera i primi segnali relativi all'arrivo del farmaco nel mercato nero.
Ma qual è, ad oggi, la situazione in Italia? Quale a livello generale la diffusione del fentanyl? Quali le misure di prevenzione messe in atto dalle autorità? Il Dolomiti lo ha chiesto alla dottoressa Simona Pichini, a capo del Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità.
“Innanzitutto – spiega la dottoressa – dal 2024 è in funzione in Italia un Piano nazionale di prevenzione contro l'uso improprio di fentanyl, attivato dalla presidenza del Consiglio dei ministri proprio per affrontare la problematica. L'attenzione dunque rimane alta, anche in relazione ad altri oppioidi sintetici come i nitazeni o le orfine”. In Regione si era discusso ampiamente di queste sostanze – si tratta, come nel caso del fentanyl, di oppioidi sintetici estremamente potenti, il cui utilizzo medico non è però mai stato ampiamente approvato – negli scorsi mesi, dopo la morte di un 30enne a Bolzano legata al loro utilizzo.
“Quello che possiamo dire – continua Pichini – è che negli ultimi due anni abbiamo osservato situazioni puntiformi sul fronte della diffusione del fentanyl e più in generale degli oppioidi sintetici in Italia. Se guardiamo ai sequestri, per esempio, ne sono stati effettuati 7 nel 2024, 14 nel 2025 e 2 nel 2026. E in ognuno di questi casi la quantità di sostanza rinvenuta è stata, tutto sommato, minima”. In altre parole, fortunatamente ad oggi non si può parlare di una situazione di emergenza nel nostro Paese, nonostante la presenza di alcuni meccanismi di diffusione noti.
“Il fentanyl – spiega infatti la dottoressa – è un farmaco utilizzato, in Italia, principalmente come cura palliativa per i pazienti oncologici terminali. Viene assunto oralmente, tramite pastiglie, o con l'utilizzo di cerotti transdermici, che garantiscono un rilascio duraturo della sostanza. Proprio questi cerotti, ci viene riportato, riescono in alcuni casi a raggiungere il mercato nero, venendo rivenduti ai consumatori dopo esser stati staccati dai pazienti. I consumatori stessi poi ricercano l'effetto dell'oppioide masticandoli”.
Quando si parla di intossicazioni o di overdose, però, la presenza del fentanyl è quasi sempre associata a quella di altre sostanze, non rappresentando la causa primaria a livello medico: “Più che di semplici consumatori – dice Pichini – è più corretto in questo contesto parlare di poli-consumatori. Di persone, in altre parole, che reperiscono e consumano quello che riescono a rinvenire sul mercato, cerotti transdermici compresi”. Ad oggi, comunque, non sono emersi indizi di massiccia sostituzione di altre sostanze con il fentanyl o di un suo diffuso utilizzo come sostanza da taglio: sul sito dedicato al 'piano nazionale contro il fentanyl' si riporta un singolo caso, nell'aprile 2024, di utilizzo dell'oppioide sintetico come sostanza da taglio in una dose di eroina – il primo accertamento simile nel nostro Paese, successivamente però non confermato.
“In generale – continua l'esperta – non possiamo ricondurre un singolo caso di overdose o di morte all'esclusivo utilizzo di fentanyl. Le intossicazioni che abbiamo registrato sono sempre state legate a un poli-utilizzo di sostanze nel quale il fentanyl, tra l'altro, non era in concentrazione predominante. Sappiamo che la sostanza viene in alcuni casi acquistata online, nel dark web, come farmaci 'finti', compresse prodotte illegalmente che imitano i farmaci da prescrizione, e abbiamo una rete fitta che monitora tutti gli ambiti di interesse: non ci sentiamo però di parlare ad oggi di 'emergenza' per quanto riguarda gli oppioidi sintetici in Italia”.
Come anticipato l'attenzione rimane particolarmente alta proprio per la pericolosità della sostanza e per la gravità di quanto osservato negli ultimi anni negli Stati Uniti. Attraverso l'Atlantico però, alcune condizioni di partenza devono essere prese in considerazione nel valutare una diffusione tanto differente: “Negli Stati Uniti – continua Pichini – l'epidemia legata agli oppioidi nasce dalla massiccia ondata di prescrizioni di farmaci per la gestione del dolore, l'ossicodone per esempio, fornito ai pazienti per il trattamento di condizioni che in altri contesti (ad esempio l'Italia) avrebbero portato alla prescrizione di farmaci generalmente considerati meno problematici sotto il profilo della dipendenza. E quando si parla di oppioidi, il pericolo di sviluppare dipendenza può misurarsi in giorni. Così molti pazienti, una volta terminata la prescrizione, si sono rivolti al mercato nero, dove si può trovare di tutto. È in questo contesto che si è inserita la massiccia diffusione del fentanyl. Nel mercato europeo invece l'uso di oppioidi è storicamente stato molto più misurato”.
Un'altra grande differenza tra l'Europa e gli Stati Uniti, continua l'esperta, è legata alla preferenza nella tipologie di sostanze consumate: “Nel Vecchio continente – spiega – le sostanze psicoattive più ricercate sono generalmente la cannabis e la cocaina. L'utilizzo di sostanze è, in altre parole, legato a un contesto ricreativo, stimolante: a livello generale, nel nostro contesto oggi osserviamo infatti una escalation nell'uso proprio di cocaina e crack. Al contrario, l'utilizzo di oppioidi è correlato alla ricerca di un contesto analgesico o narcotico”.
A tutti i livelli comunque, conclude la dottoressa, le autorità sono al lavoro sul fronte della prevenzione: “L'impegno politico è molto forte e il 'piano fentanyl' lo dimostra: l'Italia è il primo Paese ad adottare uno strumento del genere. Nelle prossime settimane si presenterà in Parlamento la relazione annuale sulle tossicodipendenze e vedremo quindi tutti i risultati conseguiti. Quel che è certo è che stiamo parlando di una situazione alla Davide contro Golia: l'impegno del governo è molto serio, ma il mercato illecito è potente, sottoposto a mafie internazionali e a enormi giri di denaro”.
Nel concreto, sottolinea Pichini: “Il piano si articola nelle azioni di molti attori. Le forze dell'ordine lavorano sulla riduzione dell'offerta, tramite i sequestri, le comunità e i servizi territoriali lavorano alla riduzione della domanda, informando e sensibilizzando i tossicodipendenti su questa situazione. Ospedali e farmacie in particolare hanno posto particolare attenzione nella messa in sicurezza di questi farmaci, vigilando su eventuali aumenti sospetti di ricette legate a prodotti che contengono fentanyl. Il lavoro è continuo e riguarda sia l'ambito della formazione che dell'informazione: proprio pochi giorni fa l'Iss ha lanciato un progetto di formazione a distanza gratuito (www.eduiss.it) per 5mila professionisti sull'uso improprio del fentanyl. Dobbiamo ricordare che parliamo di una sostanza centinaia di volte più potente della morfina: per chi la utilizza, il rischio di overdose e di morte è letteralmente dietro la porta”.












