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Era incinta ma è stata uccisa a calci e pugni. Arrestato il marito di 38 anni: sospetto giro di telefonate prima di allertare i carabinieri

A dare l'allarme è stato proprio l'uomo, originario del Pakistan, ma prima vi sarebbe stato uno strano giro di chiamate tra lui, i suoi colleghi di lavoro e vicini di casa (al piano terreno). Sentiti i testimoni è scattato l'interrogatorio per l'uomo. Accertata la morte violenta a seguito di percosse, probabile soffocamento con probabili lesioni interne cerebrali

Pubblicato il - 31 gennaio 2020 - 13:40

SAN CANDIDO. Sarebbe stata presa a calci e pugni Fatima Zeeshan; tante botte da uccidere lei e il bambino che portava in grembo. La conferma è arrivata dall'ispezione cadaverica eseguita in queste ore dal medico necroscopo che ha quindi ricondotto l’evento luttuoso ad una morte violenta a seguito di percosse, probabile soffocamento con probabili lesioni interne cerebrali.

 

E questa notte è stato sottoposto a fermo il marito della vittima, il quale è stato condotto in carcere a Bolzano in considerazione del pericolo di fuga. Z.M. sono le iniziali dell'uomo di 38 anni, pakistano che non è stato in grado di fornire ai magistrati e agli investigatori una effettiva spiegazione di ciò che nel corso della notte di ieri era accaduto alla coniuge.

 

La 28enne, incinta, era stata trovata morta nella sua camera da letto nel corso della mattina in quell'appartamento di Versciaco, frazione di San Candido in Val Pusteria, dove viveva con il compagno. Proprio lui era stato ad allertare il 112 segnalando che l'evento. Sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri del nucleo operativo di San Candido, il nucleo investigativo di Bolzano con la sezione investigazioni scientifiche e due sostituti procuratori della Procura della Repubblica di Bolzano.

 

Apparentemente nella stanza non vi erano tracce di sangue ma appariva inspiegabile che una ragazza di 28 anni nel pieno delle sue forze fosse potuta morire nella notte. E ad insospettire gli inquirenti c'era anche la circostanza del ritrovamento del cadavere alquanto “movimentato” poiché frutto di un giro frenetico di telefonate tra il marito della donna e i suoi colleghi di lavoro nonché vicini di casa (al piano terreno) che sembravano, inizialmente, in qualche modo voler restare fuori dalla vicenda.

Per questo il marito, quattro vicini di casa e altri tre colleghi di lavoro sono stati portati in caserma e con l’aiuto di due interpreti, collaboratori della Procura della Repubblica di Bolzano, sono stati sentiti. Le loro dichiarazioni sono state sottoposte al vaglio degli inquirenti e confrontate tra le une con le altre per valutarne coincidenze e discordanze.

 

Ma l'interrogatorio chiave è stato quello dello stesso marito trentottenne: davanti alle contestazioni degli inquirenti, rese precise dalle molteplici testimonianze raccolte tra suoi amici e colleghi di lavoro, si è chiuso in un assoluto silenzio, e quindi risulta indagato e gli è stato chiamato un avvocato. Giunto in caserma il legale, è stato dato corso all’interrogatorio durante il quale l’indagato non è riuscito a rispondere alle domande dei magistrati.

 

A questo punto, i sostituti procuratori intervenuti, considerati i gravi indizi a carico dell’indagato per il delitto di omicidio pluriaggravato, valutato altresì grave e concreto il pericolo di fuga, hanno disposto con decreto il fermo d’indiziato di delitto, immediatamente eseguito dai carabinieri. Sottoposto a rilievi fotodattiloscopici e a visita medica, il presunto uxoricida è stato condotto al carcere di via Dante a Bolzano.

 

Ora il pubblico ministero chiederà al giudice per le indagini preliminari la convalida del fermo entro quarantotto ore da stanotte. Il GIP fisserà l'udienza di convalida entro le successive 48.

 

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