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“Le fabbriche non sono sicure” la protesta contro il rischio di contagio da covid-19 si allarga, centinaia di operai incrociano le braccia

Sono ormai 7 gli stabilimenti che hanno aderito alle proteste. La Fiom: “La salute degli operai non può passare in secondo piano di fronte alle ragioni del profitto, chiudere tutti gli stabilimenti non essenziali”. Confindustria: “Per le imprese non è facile operare in questa condizione di emergenza, non sempre è possibile interrompere la produzione”

Di Tiziano Grottolo - 13 marzo 2020 - 15:31

TRENTO. “Se non siamo al sicuro in fabbrica non ci entriamo” è questo il messaggio che ormai centinaia di operai hanno voluto mandare ai vertici aziendali che non sono ancora riusciti ad approntare delle adeguate misure di sicurezza per scongiurare il pericolo di contagio da coronavirus.  

 

Sono diventati ben 7 gli stabilimenti che in tutto il Trentino hanno aderito alle proteste: alla Dana di Rovereto e alla Tecnoclima di Pergine si sono aggiunte la Mariani e la Metalsistem di Rovereto, ma gli operai hanno incrociato le braccia anche alla Dana di Arco, all’Ebara di Cles e la Sapes di Storo e Condino.

 

In alcuni stabilimenti si è deciso di sospendere il lavoro a fasce orarie alterne come alla Metalsistem dove gli operai hanno scelto di scioperare nelle ultime quattro ore di ogni turno, alla Dana di Arco hanno optato per le ultime due. In altri stabilimenti è stato deciso di astenersi dal lavoro per tutta la giornata fino a quando non verranno presi dei provvedimenti, è il caso di Ebara, Sapes e Mariani.

 

Lavoratori e sindacati chiedono che già da lunedì venga fermata la produzione in tutti gli stabilimenti non essenziali, fatta eccezione per quelli dove sono garantire le misure di sicurezza e laddove si producono attrezzature e prodotti utili ad affrontare l’emergenza da coronavirus.

 

“La preoccupazione cresce di ora in ora con l’aumento dei casi di contagio – dice Manuela Terragnolo, segretaria della Fiom del Trentino che poi fa notare – le fabbriche non sono sufficientemente sicure e la salute degli operai non può passare in secondo piano di fronte alle ragioni del profitto”.

 

I sindacati puntano il dito anche contro l’associazione degli industriali: “La decisione di tenere le fabbriche aperte, presa dal Governo sotto pressione di Confindustria, sta mettendo in seria difficoltà le stesse aziende che per giustificarsi davanti ai loro clienti hanno bisogno di chiudere per imposizione della Pubblica autorità, la posizione tenuta da Confindustria è assolutamente irresponsabile. Nelle prossime ore – avvertono – la mobilitazione potrebbe allargarsi ad altri stabilimenti”.

 

Dal canto suo il presidente degli industriali trentini, Fabio Manzana, ha spiegato: “Per le imprese non è facile operare in questa condizione di emergenza e di forte tensione emotiva. Qualche collega ha scelto di sospendere la produzione perché ha ritenuto vi fossero le condizioni per farlo. Altri non possono interrompere l’attività, o perché le loro aziende sono inserite in catene di fornitura di beni e servizi essenziali, o perché hanno ordini urgenti da consegnare dai quali può dipendere il futuro dell’azienda stessa, o perché è tecnicamente impossibile. In ogni caso, tutti stanno facendo il massimo per garantire ai propri lavoratori adeguate misure di sicurezza che la straordinarietà del momento impone. Anche questo, ritengo, è senso di responsabilità”.

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