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FVG
25 maggio | 10:11

Oltre 3.200 gamberi killer della Louisiana rimossi: scatta l’allarme specie invasive nei fiumi e parte la sfida per salvare il gambero autoctono tra Italia e Slovenia

Più grosso, più adattabile e resistente ai cambiamenti. Il gambero killer della Louisiana continua a rappresentare una minaccia che ha già comportato la sparizione del gambero di fiume autoctono da molteplici “stazioni” del Fvg. E' quanto dicono i dati uno studio pluriennale tra Italia e Slovenia, nell'ambito di un progetto che ora sta contribuendo ad eliminare gli “intrusi” e salvaguardare le specie nostrane

A sinistra la specie autoctona, a destra il gambero killer della Louisiana (Foto tratta da wikipedia)
A sinistra la specie autoctona, a destra il gambero killer della Louisiana (Foto tratta da wikipedia)

RIVIGNANO TEOR (UDINE). Oltre 3.200 esemplari di gambero rosso della Louisiana rimossi dal solo bacino del canale Brancolo, in provincia di Gorizia: è questo uno dei dati più rilevanti emersi dalle attività più recenti di monitoraggio e contenimento rientranti nel progetto transfrontaliero Italia-Slovenia “Pallipes”, il programma di studio e cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Slovenia 2021-2027 volto alla tutela del gambero di fiume autoctono, nonché al controllo delle popolazioni invasive che ne minacciano la sopravvivenza.

 

I dati, assieme ai risultati del monitoraggio territoriale, sono stati presentati nei giorni scorsi all’Acquario di Ariis di Rivignano Teor, struttura gestita dall’Ente Tutela Patrimonio Ittico del Friuli Venezia Giulia, che ha ospitato partner istituzionali e stakeholder regionali coinvolti nelle attività. In quest'ambito ecco che il gambero rosso della Louisiana, anche chiamato volgarmente “gambero killer”, si è confermata una delle specie aliene invasive più impattanti per gli ecosistemi d’acqua dolce.

 

Nonostante la feroce competitività del gambero rosso, è stata registrata una presenza ancora significativa del gambero di fiume autoctono  in particolare nelle valli del Torre e del Natisone, dove in determinate stazioni di campionamento sono stati registrati anche più di cento esemplari, facendo emergere la fascia orientale della regione, così come quella della Slovenia occidentale come un'area d'elezione per la specie, che qui ancora prospera.

 

Tuttavia, ciò che preoccupa gli esperti è la distribuzione osservata del “nostro” gambero, che appare frammentata, poiché se in specifiche stazioni risulta abbondante, in altre zone invece molto scarsa se non completamente assente, criticità legate anche alla mancanza di adeguati livelli di tutela ambientale in alcune aree, comprese porzioni non ancora incluse nella rete Natura 2000.

 

Tali attività hanno però consentito di affinare le conoscenze scientifiche sulle dinamiche di queste specie grazie anche al contributo dell’Università di Trieste, impegnata nell’applicazione di tecniche di analisi basate sul DNA ambientale (e-DNA). Le informazioni raccolte confluiranno infine nel piano d’azione quinquennale per la gestione e la conservazione del gambero di fiume nell’area transfrontaliera italo-slovena, con l’obiettivo di definire strategie comuni e durature di tutela.

 

La conferenza conclusiva del progetto è prevista per novembre 2026 presso il parco delle grotte di San Canziano, in Slovenia, quale chiusura di un percorso di cooperazione scientifica e istituzionale volta a rafforzare la salvaguardia condivisa degli ecosistemi fluviali alpino-adriatici nel loro complesso.

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