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Massacrata di botte e presa a morsi, Marco Manfrini torna in carcere. La famiglia di Eleonora: ''La giustizia esiste. Tutte le donne che subiscono soprusi possono sperare''

In fase Covid-19 l'uomo era stato trasferito ai domiciliari nella casa di lui e lei e questo aveva scioccato la famiglia di Eleonora che da quasi un anno chiede giustizia per la barbara uccisione della giovane donna. Negli scorsi giorni la perizia ha confermato che l'uomo è capace di intendere e volere e ora rischia l'ergastolo

Di Luca Pianesi - 06 July 2020 - 16:28

TRENTO. E' tornato in carcere Marco Manfrini ora che le indagini si sono chiuse e lui resta l'unico imputato per il terribile omicidio di Eleonora Perraro uccisa barbaramente tra pungi, calci e morsi su tutto il corpo, trovata il mattino successivo, all'arrivo delle forze dell'ordine, addirittura priva del labbro inferiore, strappatole via, per l'accusa, a morsi dell'uomo, in quella notte di tragedia.

 

E così il suo ritorno in carcere rappresenta un atto di giustizia per la sorella di Eleonora, Erika, assistita dall’avvocato Luca Pontalti, e per la famiglia, seguita dagli avvocati Andrea Tomasi e Claudio Losi. Una notizia che ha parzialmente lenito il loro dolore, capace di restituire un po' di giustizia alla famiglia che non ha mai smesso di credere nella macchina processuale (seguita dal pm De Angelis) nonostante i ritardi e gli intoppi e quella scarcerazione che aveva fatto ritornare ai domiciliari, nella casa di lui e lei, in fase Covid-19, per motivi sanitari lo stesso indagato.

 

''Questo messaggio è per tutte le famiglie che lottano e soffrono - comunica la famiglia di Eleonora - tutti coloro che piangono sulla tomba di un figlio, fratello, sorella che per sempre ha chiuso gli occhi. La giustizia va perseguita perché esiste. Tutte le donne che subiscono soprusi e violenze possono sperare e credere di avere un’opportunità. Sappiamo benissimo che ci sono ingiustizie e soprusi ma a volte si incontrano persone competenti e professionali che non permettono al male di vincere sul bene. Questa piccola battaglia è stata vinta grazie a queste figure. Ci sono. Non è tutto perso. Ci vuole forza e speranza ma ce la si può fare''.

 

Era il cinque settembre dello scorso anno quando nel giardino del bar “Sesto Grado” a Nago, venne uccisa (QUI L'ARTICOLO). A circa 10 mesi di distanza le indagini sulla sua morte sono state chiuse e l'unico indagato rimane il marito Marco Manfrini.

 

E solo pochi giorni fa i periti hanno confermato che Manfrini è capace di intendere e di volere e quindi ora, in caso di condanna, potrebbe rischiare anche l'ergastolo. Le indagini in questi 10 lunghi mesi sono andate avanti in maniera molto approfondita e con diverse analisi scientifiche. Queste hanno consentito di confermare la presenza di Dna della vittima sulla dentiera dell'uomo trovata in terra nel giardino dove è avvenuto l'efferato delitto (QUI L'ARTICOLO). Sul corpo della donna, infatti, tra i vari segni sono stati trovati anche dei morsi.

 

L'uomo per mesi ha impedito anche che il corpo di Eleonora potesse trovare pace e si è opposto al seppellimento convinto che proprio dai rilievi sul cadavere sarebbero arrivate le prove che lo avrebbero potuto scagionare. E così la famiglia per mesi ha pianto la giovane donna intorno a quell'albero vicino al quale era stato trovato il suo corpo dopo quella notte di tragedia. 

 

 

 

Poi, dopo tanto dolore in più provocato alla famiglia della donna, è stato dato il via libera almeno alla tumulazione. A creare ulteriore dolore ai famigliari in questi mesi è stata anche la decisione del tribunale di rilasciare Manfrini visto che gli sono stati concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute legati alla tremenda piaga del Covid-19. L'uomo è tornato nella casa dove erano ancora presenti le cose di Eleonora. Una decisione, questa, che ha acuito il dolore della famiglia (QUI LA LETTERA) che oggi sente un po' più vicina a loro la giustizia che ha deciso di farlo rientrare in carcere.

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