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Uccisa a botte e morsi, svolta nelle indagini sul femminicidio di Eleonora Perraro: tracce del suo Dna nella dentiera del marito

Marco Manfrini ha continuato a ripetere di non essere stato lui per sei mesi ma ora, con l'emergere dei risultati della perizia su quella che era considerata una delle prove chiave dell'indagine, la difesa starebbe per chiedere la semi-infermità mentale. La famiglia di Eleonora: ''Questo non fa venir meno la fiducia che abbiamo nella legge. Continuiamo a riporre la nostra fiducia nel sistema giudiziario. Nonostante il dolore renda i nostri cuori sempre più pesanti''

Di Luca Pianesi - 03 febbraio 2020 - 13:23

TRENTO. Il Dna di Eleonora sulla dentiera di Manfrini. Addirittura ci sarebbero i bulbi piliferi incastrati tra i denti dell'uomo che dimostrerebbero come quei morsi ritrovati sul volto e la testa di Eleonora siano proprio stati dati dal marito Marco Manfrini (o quanto meno dalla sua dentiera). E' stata depositata in queste ore la perizia su quella che era considerata da tutti la prova chiave per capire chi, quella notte, ha spezzato l'esistenza della 43enne trentina.

 

Eleonora Perraro è stata ammazzata di botte e morsa ripetutamente. E' successo la notte a cavallo tra il 4 e il 5 settembre nel locale Sesto Grado di Nago. Lì lei e il marito (che solo una settimana prima aveva ricevuto un ammonimento del questore in merito al ricovero, sempre di Eleonora, al pronto soccorso con un trauma allo sterno conseguenza delle botte ricevute da Manfrini) erano rimasti a dormire dopo una serata passata insieme. Autorizzati dal gestore del locale a rimanere nel giardino tra i pouf e i tavolini sotto un bel cielo stellato al mattino, al risveglio, Manfrini ha trovato la moglie a fianco a sé morta, col corpo martoriato, sfigurato dai botte e morsi. E' stato lui a chiamare il 112 e da quel momento in poi ha continuato a ripetere di non essere stato lui ad ucciderla e che non ricordava cosa fosse accaduto in quelle ore.

 

Unico indiziato, sin dal primo momento, l'uomo è stato trasferito in carcere e accusato di omicidio aggravato. Per mesi ha impedito anche che il corpo di Eleonora potesse trovare pace e si è opposto al seppellimento convinto che proprio dai rilievi sul cadavere sarebbe arrivate le prove che lo avrebbero potuto scagionare. Così non è stato e finalmente, dopo tanto dolore in più provocato alla famiglia della donna, una settimana fa è stato dato il via libera almeno alla tumulazione (in attesa di poter adempiere davvero le sue volontà che erano di farsi cremare).

 

E ora il cerchio delle indagini sembrerebbe stringersi sempre di più: i due pezzi di dentiera dell'uomo, trovata sulla scena del crimine, confermerebbero la corrispondenza con tracce di Dna di Eleonora contenendo addirittura parti di bulbi piliferi. Qualcosa di terribile anche solo a tentare di ricostruirlo. Pugni, graffi e morsi al volto, alla nuca, sulle labbra per un delitto mostruoso di una violenza sconcertante. E allora la mossa della difesa dell'uomo, dopo che per sei mesi ha ribadito di non essere colpevole, ora sarebbe quella di chiedere la semi-infermità mentale. Spetterà ai giudici decidere davvero cosa è accaduto quella notte drammatica e la speranza è che la decisione arrivi presto, il prima possibile, per dare giustizia a tutte le parti coinvolte in questa drammatica vicenda.

 

Per la famiglia di Eleonora si tratta di un vero e proprio ''incubo iniziato quel giorno quando abbiamo appreso la terribile notizia''. ''Un incubo - spiegano - che non sembra finire. Ad oggi dopo mesi di dolore, sofferenza, lotta per la tumulazione (non concessa dallo stesso marito e unico indagato) alla chiusura delle indagini viene richiesta dalla difesa una perizia psichiatrica per la semi-infermità mentale del signor Marco Manfrini. Questo non fa venir meno la fiducia che abbiamo nella legge. Continuiamo a riporre la nostra fiducia nel sistema giudiziario. Nonostante il dolore renda i nostri cuori sempre più pesanti''.

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