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''Noi ripartiamo", Alberto e Monica riaprono il rifugio Finonchio: ''Ci siamo ma solo con servizio d'asporto. Portatevi una coperta, abbiamo bei prati comodi''

E' vietato entrare nella struttura ma il pranzo al rifugio Finonchio viene dato d'asporto. Per la ripartenza sono stati preparati dei panini, delle torte e due piatti caldi che per oggi sono zuppa d'orzo e un piatto con würstel, polenta e crauti.

Di gf - 24 maggio 2020 - 11:26

FOLGARIA. “Ci siamo, riapriamo''. La grinta e l'entusiasmo dei rifugisti Alberto Giovannini e della moglie Monica Guerresi si percepiscono anche solo dal tono della voce. A partire da oggi hanno riaperto le luci del rifugio Finonchio.

La struttura è situata a 1.588 metri ed è stata inaugurata dalla Sat nel 1930. Ora che è stato allentato il lockdown Alberto e Monica hanno deciso di riprendere l'attività per dare un punto d'appoggio ai tanti escursionisti che in queste giornate di sole decidono di andare in montagna.

 

Si riparte, però, solo con un servizio d'asporto fatto dalle prelibatezze cucinate dai due gestori che hanno organizzato nel minimo dettaglio la struttura per rispettare le tante regole dettate per il contenimento del contagio da coronavirus.

“Il rifugio è interdetto a chiunque e non si può assolutamente entrare” ci spiega Alberto mentre è indaffarato a preparare da mangiare in cucina.

 

Il pranzo al rifugio Finonchio è solo d'asporto e per la ripartenza sono stati preparati dei panini, delle torte e due piatti caldi che per oggi sono zuppa d'orzo e un piatto con würstel, polenta e crauti.  “Ci siamo organizzati – ci spiegano i rifugisti – creando una sorta di pic nic bag all'interno della quale mettiamo una bibita, la mela o uno yogurt, il caffè e poi un panino o uno dei due piatti caldi”.

 

Le ordinazioni vengono prese dall'esterno attraverso una parete in plexiglass. Ogni visitatore può decidere di creare la propria 'borsa' e poi può stendersi nel prato a mangiare.  “Le panche e i tavoli che sono nelle pertinenze del rifugio non si possono usare. Qui siamo fortunati perché attorno abbiamo dei bei prati verdi e chi vuole può portarsi una coperta per sistemarsi comodi”.

Un ritorno non semplice che però vuole dare un ulteriore segno di speranza verso la normalità. Il prossimo weekend, spiegano i gestori, si proseguirà con il servizio d'asporto. “Poi vedremo come riusciremo ad organizzarci seguendo tutte le direttive. Non è semplice”.

 

Le restrizioni e la necessità del distanziamento hanno portato ad una riduzione a circa un terzo dei posti a sedere all'interno. Ma accanto a questo si devono seguire anche una serie di sanificazioni e altre operazioni che vanno a pesare inevitabilmente sul servizio.

 

Al momento a lavorare nel rifugio sono solamente Alberto e la moglie Monica. Non c'è ancora il personale. “Non so cosa faremo quest'anno – spiega il rifugista – ma sicuramente non potremo avere i numeri di aiutanti della scorsa stagione. Anche sui pernottamenti dobbiamo ancora leggere le linee guida che sono appena uscire”.

 

L'auspicio è che un po' alla volta ci si possa rialzare. “Gli escursionisti e la gente di montagna sono bravi e capiscono la situazione. L'importante è rispettare le regole e avere pazienza”.

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