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Percepiscono il reddito di cittadinanza e allo stesso tempo truffano le persone. La Finanza di Trento ferma una banda di 5 persone

Si tratta di una banda di truffatori di etnia Sinti specializzata nella classica truffa di cambio valuta nelle cui maglie sono rimasti coinvolti numerosi cittadini italiani, ai quali sono state sottratte decine di migliaia di euro

Pubblicato il - 17 novembre 2020 - 08:33

TRENTO. Utilizzavano soldi falsi per truffare inserzionisti online e farseli cambiare con banconote vere. Ad essere fermata dalla Guardia di Finanza di Trento è una banda di truffatori di etnia Sinti, appartenenti perlopiù alle stessa famiglia e tutti percepivano anche il reddito di cittadinanza.

 

Si tratta di cinque soggetti provenienti dal Friuli ma con affari criminali anche in Trentino specializzati nella classica truffa di cambio valuta nelle cui maglie sono rimasti coinvolti numerosi cittadini italiani, ai quali sono state sottratte decine di migliaia di euro.

 

Il rip-deal è un’operazione di cambio fraudolenta, mediante la quale bande di consumati truffatori inducono le proprie vittime a consegnare cospicue somme di denaro, dietro la promessa di un cambio particolarmente favorevole.

 

Le potenziali vittime venivano selezionate tra coloro che pubblicavano inserzioni on-line (per transazioni immobiliari, vendite di veicoli, cavalli, orologi, gioielli, oggetti d’arte oppure acquisizioni di società). Il piano prevedeva una prima fase di trattativa apparentemente rivolta al bene posto in vendita, per poi passare alla operazione di cambio di denaro e aggirare la normativa antiriciclaggio.

 

In occasione del primo incontro, il truffatore, si presentava ostentando maniere cordiali, vestito elegantemente ed a bordo di un’automobile nuova e di grossa cilindrata; dopo alcuni convenevoli, nel corso dei quali si mostrava tiepidamente interessato all’acquisto del bene dell’inserzione, astutamente indirizzava il discorso su un’operazione di cambio o su una transazione in contanti, quindi, palesavano la disponibilità di banconote di grosso taglio, mostrando delle mazzette ove solo quelle esterne erano “genuine”.

 

Successivamente, acquisitane la fiducia, il malcapitato veniva invitato in un appartamento e qui il truffatore dopo aver ricevuto il denaro pattuito, con la scusa di andare a prendere la somma oggetto della transazione, si dileguava.

 

Agli incontri, era quasi sempre presente, anche, una giovane donna, sia per ingenerare fiducia nella vittima, che con il compito di bloccarla, qualora avesse tentato di seguire il truffatore o cercare di recuperare il proprio denaro.

 

Il denaro così acquisito, nella maggior parte dei casi, veniva subito dopo “ripulito”, presso un casinò della vicina Slovenia, o utilizzato per acquistare orologi di pregio.

 

L’indagine ha consentito di individuare i 5 membri dell’associazione per delinquere, prevalentemente legati da vincoli di parentela, finalizzata alla truffa ed al riciclaggio, che sono risultati appartenere a due famiglie Sinti radicate nel friulano, con interessi criminali anche in Trentino. Nel corso delle operazioni, sono state condotte numerose perquisizioni, che hanno permesso di sequestrare circa 130mila euro contraffatti, utilizzati per le truffe.

 

Nel corso degli approfondimenti si è rilevato, anche, che i denunciati sono tutti percettori del Reddito di Cittadinanza. Sono quindi state avviate le procedure per la sospensione e successiva revoca del beneficio, di cui hanno indebitamente goduto.

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