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| 09 apr 2022 | 18:32

Frode fiscale a Trento, dall'uso di nomi in codice ai tentativi di cambiare banca per evitare controlli: la finanza arresta 4 persone, sequestrato 1 milione di euro

Le persone arrestate avevano costituito un sodalizio finalizzato a porre in essere un sofisticato sistema di frode all’iva intracomunitaria, che non essendo versata ha prodotto un danno all’erario, perpetrata tramite l’utilizzo di società di comodo

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. Frode fiscale e continui tentativi di ingannare le banche per ottenere finanziamenti. Sono quattro le persone tratte in arresto dalla Guardia di Finanza di Trento in ordine ad una pluralità di reati di natura tributaria, fallimentare e societaria.

 

L'indagine ha permesso di sequestrare circa un milione di euro e fra le altre cose anche una moto d'acqua di circa 20 mila euro.

 

La complessa indagine di polizia economico-finanziaria condotta dai militari del comando provinciale di Trento, supportata da indagini finanziarie e da riscontri info-investigativi quali servizi di osservazione, controllo e pedinamento, si è sviluppata grazie all’attenta analisi dei dati estrapolati dalle banche dati in uso al corpo e da alcune segnalazioni per operazioni sospette inerenti gli indagati, residenti in provincia di Trento, Verona e Brescia, gravati da vari precedenti penali e di polizia, tra cui sfruttamento della prostituzione, riciclaggio e reati tributari.

 

Le persone arrestate avevano costituito un sodalizio, finalizzato a porre in essere un sofisticato sistema di frode all’Iva intracomunitaria, che non essendo versata ha prodotto un danno all’erario, perpetrata tramite l’utilizzo di società di comodo.

 

Durante la prima fase investigativa, la società cui ruotava il sistema di frode, ha avuto sede legale a Trento, così come i conti correnti collegati. Solo successivamente è stata trasferita a Milano per cercare di sfuggire ai controlli della Guardia di Finanza.

 

Al fine di confondere gli investigatori, durante le intercettazioni telefoniche, quasi mai utilizzavano i nomi propri o delle società, ma parlavano in codice con dei soprannomi come quelli di monumenti famosi, ad esempio la Grande muraglia.

 

Attraverso l’analisi delle fatture emesse e ricevute dalle società operanti nell’ambito del commercio di materiali ferrosi e riconducibili ai soggetti tratti poi agli arresti domiciliari, i finanzieri hanno potuto rilevare la natura di mere “cartiere” di due società intestate ad altrettante “teste di legno”.

 

Nel corso delle indagini è stato peraltro scoperto come le società coinvolte nel sistema evasivo, venivano poi condotte alla bancarotta, con distrazione dei capitali utilizzati per scopi personali e voluttuari degli indagati.

 

L’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Trento, su richiesta della Procura della Repubblica in base alle imputazioni provvisorie scaturenti dalle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, e che dovranno trovare poi conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, comprende, oltre alla contestazione ai 4 arrestati di concorso continuato nei reati di omessa dichiarazione, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta, ricorso abusivo al credito, responsabilità amministrativa da reato, anche il sequestro preventivo di disponibilità finanziarie nei conti correnti.

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