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| 03 febbraio | 10:17

Fatture false, crediti d’imposta fantasma e autoriciclaggio: smascherato maxi sistema fraudolento, sequestri per quasi 3,5 milioni di euro e una Lamborghini

Coinvolte diverse società sul Garda, disvelato un meccanismo fraudolento fondato sull’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, sull’indebita compensazione di crediti inesistenti e su condotte di autoriciclaggio

Fatture false, crediti d’imposta fantasma e autoriciclaggio: smascherato maxi sistema fraudolento
di Redazione

DESENZANO DEL GARDA. Fatture false, crediti d'imposta inesistenti e autoricicliggio. Maxi sequestro da quasi tre milioni e mezzo di euro da parte della compagnia di Desenzano del Garda

Le indagini dirette dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Brescia, avrebbero disvelato un meccanismo fraudolento fondato sull’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, sull’indebita compensazione di crediti inesistenti e su condotte di autoriciclaggio. Sono stati sequestrati numerosi immobili situati in provincia di Brescia, di Vicenza e nel nord della Sardegna, un’autovettura di lusso, nonché disponibilità finanziarie e quote societarie.

 

Gli approfondimenti investigativi hanno avuto origine da un’attività ispettiva di natura fiscale nei confronti di una società operante nel settore della consulenza amministrativa, nel corso della quale sarebbero emerse, tra l’altro, condotte di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

 

Informata l’Autorità Giudiziaria, le indagini sono state estese a ulteriori quattro società, di cui una solo formalmente radicata in provincia di Rimini e tre in comuni situati sulle sponde del Lago di Garda, tutte operative nel settore della consulenza amministrativa ed imprenditoriale, le quali avrebbero alimentato un flusso di fatturazione fittizia ammontante a circa quattro milioni di euro.

I documenti contabili falsi sarebbero stati utilizzati per conferire parvenza di liceità ad attività di ricerca e sviluppo svolte da una diversa società nella zona del Benaco bresciano nel settore del commercio all’ingrosso di macchinari industriali.

 

Quest’ultima azienda avrebbe dichiarato in modo fittizio lo svolgimento di attività di ricerca e sviluppo, giustificandone i costi tramite fatture per operazioni inesistenti e procedendo alla compensazione di crediti d’imposta fittizi pari ad oltre un milione di euro.
Gli approfondimenti avrebbero inoltre consentito di ricostruire le modalità attraverso le quali gli indagati sarebbero riusciti a “monetizzare” i flussi finanziari connessi alle fatture false.

 

Le somme generate dai bonifici effettuati a pagamento delle fatture fittizie, relative alla ricerca e sviluppo, sarebbero state successivamente dirottate verso ulteriori società, non solo mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, ma anche attraverso un meccanismo particolarmente insidioso. In particolare, sarebbero stati stipulati contratti preliminari di compravendita tra società, con versamento di caparre confirmatorie; l’acquirente avrebbe poi rinunciato al perfezionamento del contratto perdendo la caparra e consentendo così la restituzione del provento illecito, occultandone la provenienza da reato.

 

Valutati gli elementi investigativi raccolti, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Brescia ha disposto il sequestro preventivo del profitto del reato, quantificato complessivamente in circa tre milioni e mezzo di euro. Il provvedimento ha consentito di sottoporre a vincolo un importante patrimonio, comprendente immobili ubicati in provincia di Brescia, ovverosia nel comune capoluogo, a Desenzano del Garda, Lodrino, Temù e Polpenazze del Garda, in provincia di Vicenza ed in Sardegna nell’area della Costa Smeralda, nonché un autoveicolo di lusso, una  Lamborghini, quote societarie e disponibilità liquide di denaro.

 

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