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| 24 nov 2022 | 11:40

Maxi frode sui "bonus ristrutturazione", l'intervento della Guardia di Finanza: sequestrati oltre 20 milioni di euro

L’articolato meccanismo di frode scoperto riguarda, in particolare, la cessione del credito d’imposta in relazione ai bonus “ristrutturazione” e “facciate” che consentono, rispettivamente, detrazioni al 50% e al 90% delle spese documentate per ristrutturazioni edilizie e interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti

Maxi frode sui "bonus ristrutturazione", l'intervento della Guardia di Finanza: sequestrati oltre 20 milioni di euro

VERONA. I finanzieri del Comando Provinciale di Verona hanno eseguito numerose perquisizioni e sequestri nelle province di Verona, Alessandria, Mantova, Vicenza e Roma in attuazione di un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dalla Procura della Repubblica, relativo a beni riconducibili a 8 persone residenti nel veronese, indagate a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, truffa, autoriciclaggio, nonché impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

 

Ad essere coinvolte sono anche due società con sede a Verona e San Giovanni Lupatoto, indagate per le ipotesi di autoriciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. L’articolato meccanismo di frode scoperto riguarda, in particolare, la cessione del credito d’imposta in relazione ai bonus “ristrutturazione” e “facciate” che consentono, rispettivamente, detrazioni al 50% e al 90% delle spese documentate per ristrutturazioni edilizie e interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti.

 

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito alle Fiamme Gialle scaligere di individuare un sistema di frode posto in essere da quella che è stata ritenuta dall’autorità giudiziaria inquirente una vera e propria organizzazione criminale, composta da soggetti - tutti dichiaranti redditi modesti o nulli - che hanno artatamente creato i presupposti per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate di crediti d’imposta di fatto inesistenti per importi che superano i 15 milioni di euro.

 

All’esito delle indagini, è infatti, emerso come i lavori edili - dichiaratamente riguardanti immobili che, in larga parte, non risultavano neppure nella effettiva disponibilità degli indagati e che erano stati commissionati a una ditta individuale con sede in provincia di Verona e solo formalmente attiva in campo edilizio, ma di fatto non operativa - non siano in realtà mai stati eseguiti.

Quota-parte di tali crediti d’imposta inesistenti, corrispondente a quasi 7 milioni di euro, è stata monetizzata mediante successiva cessione a soggetti terzi (acquirenti) che, previo compenso del 30% sul valore dei crediti ceduti, hanno versato su conti correnti nella disponibilità della predetta ditta individuale (formalmente incaricata dell’esecuzione dei lavori) oltre 4,8 milioni, così procurando al titolare della ditta stessa un ingente profitto illecito.

 

Al fine di ostacolare l’identificazione della provenienza illegale delle provviste finanziarie, gli indagati hanno poi provveduto, mediante più operazioni, al trasferimento e al reimpiego dei proventi del reato in attività economiche e imprenditoriali apparentemente lecite, consistenti nell’acquisto di un bar e di autoveicoli di lusso, nonché di numerosi fabbricati per il tramite di società immobiliari.

 

Sono quindi scattati i “sigilli” giudiziari oltre che sui crediti d’imposta oggetto della frode, anche su 30 immobili, sulle disponibilità finanziarie, su quote societarie e su beni di lusso nella disponibilità degli indagati (tra cui un’autovettura Porsche Cayenne), per un valore complessivo stimato di oltre 20 milioni di euro.

 

La stessa autorità giudiziaria ha disposto anche il “congelamento” di un credito per quasi 7 milioni di euro che la ditta individuale veronese (di fatto non operativa) aveva già ceduto ad una società romana che lo avrebbe utilizzato come credito d’imposta nei confronti dello Stato o lo avrebbe quindi così “monetizzato”.

 

Si sottolinea che le attività di polizia giudiziaria coordinate dalla Procura della Repubblica di Verona e il provvedimento cautelare reale eseguito intervengono nell’attuale fase delle indagini preliminari e si fondano su imputazioni provvisorie che dovranno comunque trovare riscontro in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio. La responsabilità penale degli indagati sarà accertata solo all’esito del giudizio con sentenza penale irrevocabile. Nei confronti degli stessi vige, infatti, la presunzione di innocenza che l’art. 27 della Costituzione garantisce ai cittadini fino a sentenza definitiva.

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