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Qui il coronavirus non può nascondersi, il super lavoro della microbiologia del Santa Chiara: ''Lavoriamo senza sosta 7 giorni su 7''

A partire da metà febbraio al Santa Chiara l'Unità operativa  del laboratorio di microbiologia guidata dal dottor Paolo Lanzafame non si è più fermata. Quindici persone, in turni, lavorano giorno e notte. Oltre 500 tamponi analizzati al giorno per scovare Covid-19

Di Giuseppe Fin - 27 marzo 2020 - 13:18

TRENTO. Si sentono i rumori dei macchinari, le comunicazioni tra i tecnici sanitari per scambiarsi le informazioni fondamentali. La stanchezza non manca ma viene superata dalla voglia di fare di più, di impegnarsi per salvare vite umane e essere veloci nel dare risposte, dati e risultati. Siamo dentro al laboratorio di microbiologia dell'ospedale Santa Chiara.

Uno dei luoghi dove in queste settimane la luce non è stata mai spenta per un attimo. Qui arrivano tutti i tamponi che vengono effettuati in Trentino, fatti al pronto soccorso, nelle case di cura e in qualsiasi altro posto.

“Da quando è scoppiata l'emergenza stiamo lavorando sette giorni su sette 24 ore su 24 senza mai fermarci” ci racconta Paolo Lanzafame direttore Unità operativa laboratorio di microbiologia che ha il compito di coordinare tutto il lavoro che viene effettuato in questa struttura.

Sono quindici, tra tecnici e dirigenti, le persone che si danno il cambio. C'è un turno alla mattina e uno pomeridiano durante i quali sono presenti due dirigenti e quattro o cinque tecnici. Altre due persone coprono invece il turno notturno.

 

Al laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale Santa Chiara tutto è cambiato a partire dalla metà di febbraio. Così come tutte le strutture della sanità trentina hanno saputo in tempi brevissimi stravolgere i propri piani organizzativi per riuscire ad affrontare l'emergenza.

 

“I tamponi si eseguono attraverso un prelievo naso-faringeo oppure orofaringeo. Poi vengono inseriti in una provetta che già contiene una soluzione stabilizzante per il virus e portate subito in laboratorio” spiega Lanzafame. Questo è il primo passo che consente di capire se la persona è stata contagiata dalla malattia Covid-19.

 

I campioni vengono poi catalogati e registrati e trasferiti poi nelle aree di esame. Tutto avviene con la massima attenzione. Nel laboratorio ci sono aree cosiddette “sporche”, pericolose e nelle quali il personale adotta particolari dispositivi di sicurezza. Nulla da quest'area deve uscire, i virus che si trovano in quella zona sono ancora attivi. Poi c'è un'area “pulita” dove i virus sono stati disattivati ma l'attenzione e i sistemi di sicurezza rimangono ancora alti.

Per quanto riguarda l'esame dei tamponi per il coronavirus, parliamo di biologia molecolare che va a rilevare genoma del virus. Questo genoma viene estratto dalle cellule presenti nel campione e messo in una reazione di amplificazione. Così anche piccole presenze vengono moltiplicate centinaia di volte permettendo di arrivare a sensibilità di analisi molto alte e una conseguente riduzione dei falsi negativi. Le amplificazioni consentono poi di introdurre delle efflorescenze dalle quali i tecnici identificano se si stratta di Covid-19.

 

Sono oltre 500 i tamponi che vengono analizzati ogni giorno a Trento. “Non ci sono strumentazioni nuove – spiega il direttore dell'Unità – ma altri laboratori ci hanno prestato i propri macchinari”. La strumentazione è quella che si utilizzava per le indagini sull’epatite e l’HIV e che con nuovi reagenti può essere impiegata anche per il covid-19.

“In Trentino la diagnostica e la ricerca del virus è iniziata abbastanza presto. Le prime richieste sono arrivate il 15 febbraio” spiega Lanzafame. Già a gennaio, però, erano arrivate le prime avvisaglie dalla Cina e i laboratori trentini si sono subito mossi per reperire i test. “Nella prima parte di febbraio i test erano molto limitati ma dopo il primo caso di Codogno si è vista una continua crescita. Prima il lavoro che portavamo avanti riguardava soprattutto analisi batteriologiche poi da febbraio è tutto cambiato. Le analisi virologiche sono quadruplicate”.

 

Un cambiamento radicale del lavoro portato avanti nel laboratorio. Stanchezza e pressione non mancano. “Cerchiamo di recuperare appena possiamo – spiega Lanzafame – ma non è facile. I turni sono molto lunghi e il persone più esperto e formato è praticamente sempre reperibile 24 ore su 24”.

L'impegno che ci si trova ora davanti è quello di triplicare il numero di tamponi. Se oggi sono 500 quelli analizzati, l'obiettivo è quello di arrivare a 1500 tamponi al giorno. Questo lo si potrà fare non solo con l'impegno del laboratorio del Santa Chiara ma anche e soprattutto grazie alla discesa in campo delle altre eccellenze trentine che vanno da Fbk, Fondazione Mach e l'Università di Trento.

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