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Spari nel bosco, gli agenti si appostano e fermano padre e figlio: con loro un armamentario da bracconieri

Gli agenti della polizia provinciale si trovavano sopra Tremosine per liberare un cucciolo di capriolo quando hanno sentito i colpi d'arma da fuoco (di martedì giorno di silenzio venatorio). Fermata un'auto a bordo hanno trovato armi e tutto il necessario per individuare, abbattere e macellare sul posto quanto il parco avrebbe offerto tra caprioli, cervi o cinghiali

Pubblicato il - 18 gennaio 2020 - 17:26

TREMOSINE'. Partita come un'operazione di soccorso ad un capriolo ferito si è conclusa con il sequestro di una vera e propria dotazione da bracconaggio e la denuncia di due persone, padre e figlio di Tremosine. I fatti si sono svolti martedì 14 e hanno visto la polizia provinciale di Brescia grande protagonista: una pattuglia composta da tre agenti era stata allertata per la presenza di un giovane capriolo ferito che si era rifugiato nel parco di una villa a Barbiano di Salò

 

Gli agenti, raggiunto il posto, sono riusciti a soccorrere l'animale e, accertato che il sangue che perdeva era da ricondursi ad una escoriazione superficiale, dopo le cure del caso hanno proceduto alla sua liberazione. Per farlo hanno caricato l'animale sulla Jepp di servizio e si sono diretti verso Tremosine nella zona di Val Negrini nel Parco Alto Garda. Qui hanno rimesso in libertà il giovane capriolo.

 

All'improvviso, però, hanno udito un colpo d'arma da fuoco. Sono, quindi, scattate le operazioni di indagine (anche perché il martedì è giornata di silenzio venatorio) per cercare di capire chi avesse sparato mentre nel frattempo sono stati uditi altri colpi. Gli agenti si sono appostati e dopo una breve attesa  hanno visto transitare due persone, un 58enne e un 29enne di Tremosine, padre e figlio, entrambi in atteggiamenti sospetti.

 

I due hanno tentato di rassicurare gli agenti negando alcun coinvolgimento negli spari ma, dopo un' accurata perquisizione, sul veicolo è spuntata, occultata in un doppio fondo del mezzo, una carabina winchester calibro 270 con ottica di precisione, tre proiettili esplosi e uno integro. A quel punto il controllo si è fatto più serrato e i poliziotti hanno rinvenuto anche una vera e propria dotazione da bracconaggio consistente in capienti zaini, ottiche, binocoli, telemetri, visori notturni, radio ricetrasmittenti, segacci, coltelli a pugnale, guanti e sacchi di plastica, tutto il necessario per individuare, abbattere e macellare sul posto quanto il parco avrebbe offerto tra caprioli, cervi o cinghiali.

 

A quel punto per padre e figlio era impossibile negare: dopo l'ammissione di responsabilità dei due gardesani, le operazioni si sono concluse a Tremosine con l'arrivo sul posto del comandante della polizia provinciale intervenuto da Brescia. Dagli accertamenti eseguiti è emerso che il 58enne risultava privo di licenza di caccia perché già sospesa, mentre il figlio deteneva e impiegava munizioni non denunciate.

 

Oltre al sequestro di tutto il materiale, armi e munizioni, i due tremosinesi denunciati a piede libero dovranno ora rispondere in concorso tra loro di caccia senza licenza, caccia in giorno di silenzio venatorio (il martedì non è giorno di caccia), porto illegale d'arma da fuoco all'interno di zona vietata come il Parco Alto Garda, detenzione e utilizzo di munizioni non denunciate, omessa custodia di armi e munizioni. Le operazioni si sono quindi concluse in tarda serata con il sequestro del materiale e la denuncia all'Autorità Giudiziaria dei due fermati.

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