Contenuto sponsorizzato

''Abbiamo ancora persone ricoverate da novembre'', il direttore di pneumologia dopo un anno in prima linea: ''Un secolo fa avremmo perso chi è finito in intensiva''

Romano Nardelli, direttore dell'Unità di pneumologia del presidio ospedaliero di Arco racconta cosa succede nei diversi reparti, tra bassa intensità, media, alta e terapia intensiva: ''Una persona sana in media compie dai 12 ai 14 atti respiratori al minuto un malato di Covid arriva anche a 40 o 50”. Ma ad ogni respiro la sensazione è sempre la stessa: quella di non avere fiato

Di Filippo Schwachtje - 18 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. Percentualmente sono pochi – le stime parlano di circa l’1% dei contagiati – ma i casi più gravi di Coronavirus, quelli che hanno bisogno del sostegno dei macchinari per respirare, stanno tornando a mettere in seria difficoltà i reparti ospedalieri per un rischio saturazione di letti disponibili nelle terapie intensive ed in quelle semi-intensive in tutto il Paese. In Trentino è stata superata negli scorsi giorni la soglia dei 50 posti occupati in rianimazione, un numero destinato inevitabilmente a crescere con l'aumentare dei contagi.

 

Ad Arco alcuni pazienti entrati in terapia intensiva a fine novembre sono ancora ricoverati in alta intensità, in attesa di riprendersi dall’incubo Coronavirus. “A livello generale – spiega Romano Nardelli, direttore dell'Unità di pneumologia del presidio ospedaliero di Arco – il numero di positivi al Covid-19 che ha bisogno di attenzione medica si attesta al 15%, quello delle ospedalizzazioni attorno al 5%. All'incirca l’1% dei pazienti sviluppa sintomi gravi, come la polmonite interstiziale, e necessita di forme di sostegno più importanti”. Nardelli ad Arco combatte in prima linea con la pandemia fin dal principio, da marzo 2020.

 

“L’impatto del Covid 19 sui polmoni di alcuni malati è drammatico. Per dare dei numeri - spiega ancora - prima della pandemia, per le patologie polmonari ordinarie, utilizzavamo flussi di ossigeno da 3-4 litri, per i pazienti Covid oggi arriviamo anche a 30”. Ed è quella, a grandi linee, la discriminante che porta i medici a optare per un livello di gravità o un altro: la serietà delle patologie respiratorie e di conseguenza la quantità di ossigeno di cui necessitano i malati. “Per la gestione del virus – spiega infatti Nardelli – all’interno delle strutture ospedaliere i reparti sono divisi in quattro diversi gradi di criticità, a seconda del quadro clinico dei pazienti. Per quelli in bassa intensità di norma è sufficiente un apporto ridotto di ossigeno, veicolato principalmente tramite cannule nasali”.

 

La situazione all'interno dei reparti di media intensità vede un peggioramento delle patologie respiratorie dei malati, ai quali vengono somministrati quantitativi d’ossigeno via via maggiori. L’alta intensità è invece riservata a quei pazienti i cui polmoni non sono più in grado di caricare ossigeno in autonomia, nella maggior parte dei casi per il progredire dell’ormai tristemente nota polmonite interstiziale. “Ci sono diverse procedure che operiamo in semi-intensiva – sottolinea Nardelli – per supportare l'organismo dei casi più gravi è necessario immettere flussi d'aria altamente ossigenata: partendo da un livello base di 21 parti su cento, la percentuale che troviamo nell’aria che respiriamo tutti i giorni, se necessario aumentiamo il livello d'ossigeno fino ad arrivare anche al 100%”.

 

È qui che i caschi respiratori – gli scafandri trasparenti che spesso si vedono nelle immagini dall’interno degli ospedali – vengono utilizzati per permettere ai pazienti di respirare. “Una persona sana in media compie dai 12 ai 14 atti respiratori al minuto – spiega il direttore di pneumologia di Arco – un malato di Covid arriva anche a 40 o 50”. Ma ad ogni respiro la sensazione è sempre la stessa: quella di non avere fiato. Rispetto alla prima ondata, sottolinea però Nardelli “la situazione per i pazienti in alta intensità oggi è sicuramente migliore, ad Arco per esempio ogni malato è sistemato in una stanza singola e man mano che si stabilizzano ci siamo organizzati per permettere accessi programmati da parte delle famiglie, mettendo fine almeno in parte al drammatico fenomeno di totale isolamento patito da molti nel 2020”.

 

Quando però, nonostante gli sforzi del personale sanitario, la situazione non si risolve, l'ultima spiaggia è la rianimazione, la terapia intensiva. Qui il paziente viene sedato – mentre negli altri reparti è necessaria la collaborazione attiva dei malati – e si procede con l’intubazione tracheale. L'attività respiratoria, in poche parole, viene completamente sostituita dai macchinari. “Più di 100 anni fa – spiega Nardelli – durante la Spagnola, le persone che arrivavano a questo punto erano condannate. Oggi abbiamo i mezzi per salvarci, ma la degenza può essere molto lunga, ed i tempi di riabilitazione anche di più”. È il caso di alcuni pazienti di Arco che, entrati in terapia intensiva verso la fine di novembre 2020, ancora oggi si trovano nel reparto di alta intensità.

 

“Stiamo parlando di persone rimaste allettate e tracheotomizzate per oltre due mesi, il loro fisico è compromesso a diversi livelli, da quello muscolare a quello neurologico. Chi sopravvive poi gradualmente recupera, ma la strada è lunga”. A distanza di un anno, all’Unità di pneumologia di Arco arrivano le prime lettere di ringraziamento di chi, allo scoppio della pandemia, è finito su quei letti. “Fa piacere, è un sostegno per tutti noi – conclude Nardelli – ma dopo 12 mesi camminiamo ancora sul filo del rasoio. L'unica speranza sono i vaccini ed il senso di responsabilità delle persone, anche di chi ha già ricevuto due dosi”. E responsabilità vuol dire, oggi come un anno fa, rispettare il distanziamento sociale, igienizzarsi le mani ed utilizzare la mascherina. “Solo con la collaborazione di tutti potremo uscirne”. 

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 27 novembre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
28 novembre - 20:00
Trovati 111 positivi, 0 decessi nelle ultime 24 ore. Registrate 33 guarigioni. Sono 50 i pazienti in ospedale. Sono 835.235 le dosi di [...]
Cronaca
28 novembre - 18:26
Il presidente di Patrimonio del Trentino Spa, Andrea Villotti, avrebbe preso in consegna una Porsche Macan da 90mila euro sequestrata [...]
Cronaca
28 novembre - 18:20
Sono diversi gli interventi messi in campo dai vigili del fuoco dell'Alto Adige a causa della neve. L'appello ai guidatori è quello di fare [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato