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Cercavano donne e transessuali su internet da far prostituire in appartamenti a Trento nord. In manette un uomo e una donna: devono rispondere anche di sequestro di persona

Per reclutare le giovani ed avvenenti ragazze, nonché anche transessuali, da avviare alla prostituzione nella città di Trento, la donna utilizzava servizi di instant messaging (messenger,whatsapp, facebook). La donna, presi i contatti, offriva alle persone l’opportunità di avere una stanza, in alcuni appartamenti disponibili nella zona nord di Trento, per potersi prostituire

Pubblicato il - 29 July 2021 - 14:49

TRENTO. Cercavano ragazze e giovani transessuali da far prostituire a Trento, prima gli trovavano un appartamento e poi chiedevano una parte del denaro incassato. Se questo non avveniva requisivano i documenti, tra cui il passaporto, impedendogli di andarsene.

 

Sono due le misure cautelari eseguite nelle scorse ore dalla Squadra mobile di Trento, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento, l’una in regime di detenzione domiciliare e l’altra in carcere, a carico di un uomo, italiano di 37 anni residente in provincia di Trento, ed una donna, brasiliana di 57 anni, attualmente domiciliata a Verona. I reati contestati dall’Autorità giudiziaria di Trento sono stati favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nonché sequestro di persona.

 

Le indagini degli investigatori hanno permesso di portare a galla lo schema criminale. L’uomo, di professione agente immobiliare, e la donna, avevano ideato un sistema molto remunerativo, tale da determinare versamenti, su di una carta di credito intestata alla stessa cinquantasettenne , di 400 euro a settimana da parte delle vittime: 5 donne e due transessuali, tutti di nazionalità brasiliana.

 

IL RECLUTAMENTO

Per reclutare le giovani ed avvenenti ragazze, nonché anche transessuali, da avviare alla prostituzione nella città di Trento, la donna utilizzava servizi di instant messaging (messenger,whatsapp, facebook), in grado di consentirgli di avere una fitta rete di contatti in tutta Italia ed all’estero, in particolare nel suo Paese di origine.

 

Secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, la 57enne molto conosciuta nell’ambiente della prostituzione, contattava le ragazze, oppure giovani omosessuali, proponendogli, previo pagamento di 400 euro a settimana, l’opportunità di avere una stanza, in alcuni appartamenti disponibili nella zona nord di Trento, per potersi prostituire. La disponibilità degli immobili era garantita dall’intermediazione dall’agente immobiliare, perfettamente a conoscenza a che cosa servissero le locazioni richiestele dalla donna, pronta ad intestarsi i contratti di affitto.

 

LA DENUNCIA

Le indagini della Squadra Mobile sono state avviate in seguito ad una denuncia di un transessuale brasiliano di 26 anni, vessato e minacciato dalla donna. Quest’ultimo ha raccontato di aver conosciuto la sua sfruttatrice, presentatasi con lo pseudonimo di “toppi”, ovvero la 57enne carioca, attraverso un’inserzione inserita in un portale di annunci di vario genere, presente in internet.

 

Nell’occasione ha chiesto alla donna di procurargli una stanza dove potersi prostituire. Così è stato e al giovane è stato consentito di poter esercitare l’attività di prostituzione in un immobile di Gardolo. Trascorsi alcuni giorni, la donna è diventata molto aggressiva nei confronti del ragazzo, iniziando ad umiliarlo, vessarlo ed insultarlo nonché a trattenere anche la metà del denaro ricevuto dai clienti al termine delle prestazioni sessuali.

Una situazione che ha portato il giovane ad andarsene. Pertanto, il ventiseienne ha deciso di andarsene. A questo punto la donna gli ha sottratto il passaporto, impedendogli di fatto, e quindi sequestrandolo, di potersi muovere liberamente sul territorio nazionale e di poter ritornare in Brasile.

 

GLI APPOSTAMENTI

Le dichiarazioni rese alle forze dell'ordine da parte del transessuale hanno permesso agli investigatori della Squadra Mobile una serie di appostamenti nella zona dell'appartamento utilizzato per prostituirsi. Qui hanno potuto verificare un andirivieni di clienti a tutte le ore del giorno e della notte. In più d’una occasione sono stati ascoltati proprio gli stessi clienti, che hanno confermato di aver consumato poco prima un rapporto sessuale a pagamento e di aver pagato 70/100 euro.

 

Dalle indagini della Squadra Mobile è anche scaturito che quest’ultima non percepisse alcun reddito per l’erario, a tal punto di poter richiedere, ed ottenere, il reddito di cittadinanza, che sarà revocato.

 

 

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