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Belluno
18 maggio | 12:35

Dai 50 euro per un rapporto orale ai 100 euro per uno completo: operazione "Happy Ending", smantellato un giro di prostituzione in finti centri massaggi

Le donne impiegate – 23 ragazze di origine asiatica, tra i 40 e i 50 anni, che parlavano a malapena l'italiano – vivevano in una condizione di totale sudditanza all'interno degli appartamenti, non uscivano quasi mai, trascorrendo il tempo in abiti succinti in attesa dei clienti o guardando video sui propri cellulari, dipendendo in tutto e per tutto dal sistema

BELLUNO. Un vero e proprio giro di prostituzione, gestito da Milano e che fruttava fino a 60 mila euro al mese interessando tre centri massaggi/estetici del bellunese. Donne segregate e ruotate tra Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina. Dietro contratti di locazione all'apparenza regolari e vetrine meticolosamente coperte da pellicole oscuranti, si nascondeva una realtà di isolamento e sfruttamento sistematico.

 

Sono undici le persone nell'operazione “Happy Ending” con la quale  i carabinieri della stazione di Sedico, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Belluno, hanno smantellato un radicato e lucroso giro di prostituzione all'interno di finti centri estetici e massaggi che a seguito dell’intervento dell’Arma dei Carabinieri e dell’Autorità Giudiziaria inquirente sono stati chiusi.

 

L’indagine, condotta con meticolosi servizi di osservazione e pedinamento, ha svelato i contorni di una vera e propria impresa criminale "a conduzione remotizzata". I clienti venivano attirati tramite innumerevoli annunci pubblicati su portali web specializzati in incontri, con testi espliciti e ingannevoli per pubblicizzare le prestazioni, del tipo: "Attenzione... foto 100% reale niente fregature!!! New entry... completissima". A gestire i contatti non erano le donne presenti nei locali bellunesi, ma una sorta di "call center" centralizzato.

 

Chiamando l'utenza indicata nel sito di incontri, i clienti venivano accolti da una voce femminile con forte accento orientale che concordava l'appuntamento e forniva le indicazioni per raggiungere i “centri massaggi”, volutamente privi di insegne e di difficile individuazione.

 

Era lei il vertice logistico e operativo del sistema: smistava i clienti, incassava i proventi, trasportava le nuove ragazze per garantire un turnover continuo e si occupava persino di rifornire i centri di beni di prima necessità (come carta igienica, prodotti per la pulizia e scorte di cibo asiatico), consegnati tramite un furgone che faceva la spola tra le varie sedi.

 

Le donne impiegate – 23 ragazze di origine asiatica, tra i 40 e i 50 anni, che parlavano a malapena l'italiano – vivevano in una condizione di totale sudditanza all'interno degli appartamenti, non uscivano quasi mai, trascorrendo il tempo in abiti succinti in attesa dei clienti o guardando video sui propri cellulari, dipendendo in tutto e per tutto dal sistema. Non avevano alcuna autonomia di contrattazione: le prestazioni erano rigidamente tariffate (40-50 euro per rapporti orali, fino a 100 euro per rapporti completi protetti). Il denaro, preteso in contanti, veniva subito occultato in borse o in altre stanze. A fine giornata, le ragazze dovevano rendicontare l'incasso alla "capa" tramite messaggi e appunti cartacei.

 

I numeri documentati dai Carabinieri restituiscono le proporzioni di una "macchina ben avviata": una media di circa 7 clienti al giorno per struttura, con un viavai continuo ogni 20-30 minuti. Nel solo centro di Sedico, in due settimane di monitoraggio, sono stati accertati ben 106 ingressi da parte di soli uomini. 

 

L'intervento dei militari dell'Arma ha bloccato in modo inequivocabile l'attività illecita nei tre siti interessati, permettendo di sequestrare ulteriori elementi probatori. A Sedico sono stati rinvenuti ben 740 preservativi e 2.820 euro in contanti. A Ponte nelle Alpi, sequestrati oltre 250 preservativi e 2.125 euro in banconote di piccolo taglio. A Santa Giustina (centro di più recente apertura), i militari hanno trovato 294 preservativi, 755 euro in contanti e un manoscritto contenente la contabilità occulta dei guadagni.

 

Il solido quadro probatorio ricostruito in questi mesi di indagine ha permesso di delineare con precisione la rete criminale che gestiva l'intero business. Complessivamente, l'operazione ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 11 persone, tutti di età compresa tra i 25 e i 65 anni, ritenuti responsabili a vario titolo di aver organizzato, favorito o tratto profitto dal sistema di prostituzione. Nei confronti delle due figure di vertice (la donna ritenuta "direttrice operativa" e l'uomo responsabile della logistica), il Gip del Tribunale di Belluno ha inoltre emesso un'ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nella provincia, per aver costituito e amministrato una casa di prostituzione, favorito e sfruttato la prostituzione, con l’aggravante di aver agito in danno di più persone.

 

I clienti dei centri (appartenenti alle più diverse fasce sociali ed anagrafiche) sono stati sentiti in qualità di persone informate sui fatti, a conferma delle dinamiche all'interno dei locali confermando il già inequivocabile il quadro accusatorio contro gli organizzatori della rete di sfruttamento.

 

L'Operazione "Happy Ending" non rappresenta soltanto un decisivo colpo a un giro d'affari illecito radicato nel territorio, ma assume un delicato valore sociale. L'intervento dell'Arma ha infatti interrotto una catena di sfruttamento subdolo, perpetrato ai danni di donne vulnerabili, sradicate dal loro contesto, isolate dal mondo esterno e ridotte a meri strumenti di profitto illecito. 

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