Operai "reclusi" e una fabbrica fantasma, scovato un maxi traffico illegale di sigarette (VIDEO): smantellato un impero criminale da 89 milioni
La struttura usata, al fine di non farla scoprire, era stata munita di materiali fonoassorbenti e isolanti, pannelli installati su tutte le porte e le finestre oltre a sofisticati sistemi di sorveglianza a circuito chiuso. In tutto sono state denunciate 29 persone, di cui tre tratte in arresto, e poste sotto sequestro oltre 77 tonnellate di prodotto tra sigarette (Marlboro Rosse, Marlboro Gold e LM) e tabacco trinciato il cui valore complessivo ammontava a oltre 18 milioni di euro

TRIESTE. Una vera e propria fabbrica fantasma di sigarette messa in rete da una un’organizzazione criminale composta da soggetti di nazionalità straniera e italiana.
E' quello che è stato scoperto grazie alle importanti indagini portate avanti dalla Guardia di Finanza di Trieste con il nucleo di polizia economico finanziaria - Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata - su delega della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano.
Un'operazione che ha disvelato un sistema inedito in Friuli Venezia Giulia impegnato nella produzione e traffico illegale internazionale di sigarette di noti brand commerciali. La struttura usata, al fine di non palesarne l’operatività illecita, era stata strumentalmente munita di materiali fonoassorbenti e isolanti, di specifici pannelli installati su tutte le porte e le finestre nonché di sofisticati sistemi di sorveglianza a circuito chiuso per rilevare eventuali azioni di vigilanza poste in essere da parte delle forze dell’ordine.
Sempre per non disvelarne l’operatività, l’apparato produttivo non era collegato alla normale rete elettrica ma utilizzava un’alimentazione autonoma tramite un poderoso generatore industriale, alimentato a gasolio, con una potenza superiore a 150 KVa.
LE INDAGINI
Le indagini sono state portate avanti in due fasi. Inizialmente è stata individuata nella provincia di Udine una struttura produttiva e di distribuzione occulta di noti marchi (Marlboro Gold, Marlboro Rosse e LM) che trovava sviluppo in tre siti: lo stabilimento produttivo (a Gonars) costituito da un capannone industriale di circa 2.156 metri quadri, dove era stato predisposto un impianto manifatturiero.
C'era poi un magazzino (nel comune di Remanzacco)costituito da un capannone industriale di circa 780 metri quadri destinato a “deposito temporaneo” delle sigarette in precedenza confezionate nell’opificio di Gonars. Il deposito veniva utilizzato, sempre temporaneamente, quale iniziale magazzino del tabacco trinciato destinato alla lavorazione.
Infine c'era un'area di exchange parking (nel comune di Buttrio) degli autoveicoli incaricati del trasporto delle sigarette, dove venivano lasciati i rimorchi (privi di motrice) da dove venivano poi “agganciati” a vettori e quindi trasportati al deposito di Remanzacco per essere caricati e quindi “riconsegnati” a ulteriori motrici. Tale modus operandi (peraltro posto in essere sistematicamente nel periodo notturno) precludeva, in occasione degli ordinari controlli del territorio posti in essere dalle Forze di polizia, di “ricostruire” il percorso dei veicoli e la scoperta della fabbrica clandestina di sigarette ubicata a poche decine di chilometri dal luogo dello “scambio”.
Dopo un iniziale attività di sorveglianza la Finanza ha deciso di intervenire scoprendo che all’interno dello stabilimento di Gonars era stata realizzata un’imponente “fabbrica clandestina” articolata su due “linee produttive” capaci di produrre giornalmente un milione di sigarette perfettamente imballate (pacchetti, stecche, cartoni).
Successive perizie affidate a consulenti dei principali brand commerciali hanno documentato che gli impianti erano di assoluta avanguardia, comparabili a quelli utilizzate dalle case madri. Tutta l'attività, come già detto in precedenza, era nascosta. L’articolato processo produttivo realizzato all’interno del sito avveniva in diverse aree: locali dove veniva inizialmente tagliato e lavorato il tabacco grezzo, per essere successivamente utilizzato nel processo produttivo e magazzini dei materiali indispensabili per la fabbricazione di sigarette e delle confezioni (colla, packing, filtrini, cellophane, ecc).
Dopo la produzione, le sigarette venivano temporaneamente stoccate nel magazzino per essere poi trasportate via ruota e immesse in una articolata rete di distribuzione all’estero mediante una organizzazione logistica che in caso di fermi di singoli autoveicoli, non consentiva di ripercorrere e quindi individuare il luogo di produzione in Friuli.
LE CONDIZIONI DI LAVORO
All’atto dell’intervento, l’opificio clandestino era in piena attività e i militari hanno sopreso 21 persone impegnate nelle varie fasi di nazionalità straniera (Ucraina e Moldava), privi di titoli legali per l’ingresso e l’esercizio di attività lavorative nel territorio nazionale.
Tale manovalanza veniva impiegata nell’opificio con ritmi e condizioni di lavoro proibitivi peraltro alloggiando - con divieto assoluto di uscire - in appositi spazi ricavati all’interno dello stesso opificio destinati a “dormitorio” dalle carenti condizioni igieniche.
Sempre al momento del blitz, è stata trovata in una delle strutture di Gonars e Remanzacco la presenza di due autoarticolati proprio mentre avvenivano le operazioni di carico e scarico delle sigarette.
LA PRODUZIONE E LA RETE COMMERCIALE
L’attività investigativa ha potuto chiarire che la fabbrica aveva operato per circa cinque mesi, producendo circa 137 milioni di sigarette (6,85 milioni di pacchetti) che venivano successivamente posti in vendita mediante un’articolata rete di distribuzione in altri mercati europei garantendo un elevato livello di profitti illeciti a causa degli elevati prezzi di vendita praticati all’estero (il costo di un pacchetto di sigarette tipo Marlboro è di 17,80 euro nel Regno Unito, 13 euro in Francia e 8 euro in Germania, contro i soli 6 euro di media di un pacchetto venduto in Italia). I costi di produzione nell’opificio clandestino ammontavano a poche decine di centesimi di euro a pacchetto.
I volumi ricostruiti delle attività illecite, conseguiti prima dell’intervento, ammontano conseguentemente a circa 89 milioni di euro.
Il modello di business criminale aveva come obiettivo quello di concentrare la produzione delle sigarette in Friuli-Venezia Giulia, dove sono presenti importanti reti viarie e autostradali, assumendo così una valenza strategica grazie alla prossimità ai mercati di sbocco delle sigarette garantendo all’organizzazione la riduzione degli oneri di trasporto e dei rischi connessi ai controlli alle frontiere ai quali, invece, sarebbero stati esposti su tragitti più lunghi.
Le indagini si sono inoltre focalizzate sui profili connessi alla messa in operatività dell’opificio, dell’approvvigionamento e della gestione del personale impiegato (alloggio, vettovagliamento, ecc) che, come detto, trova impiego con modalità prossime ad una “reclusione” della manodopera all’interno dello stabile.
Sotto tale profilo è emersa l’operatività di una vera e propria associazione per delinquere ben strutturata e organizzata che vedeva, con ruolo centrale, persone residenti in paesi dell’Est Europa (Ucraina, Romania e Moldavia) operanti, tuttavia, in Italia tramite una rete logistica che aveva il suo fulcro in una nota società italiana di autotrasporti con sede a Trieste, la quale risultava aver preso in locazione i siti impiegati nelle attività criminali, per ultimo anche una ulteriore struttura nel Comune di San Giovanni al Natisone (UD), ricorrendo a una società costituita ad hoc risultata intestata a un terzo soggetto con mere funzioni di prestanome.
Sulla base delle risultanze investigative il Giudice per le Indagini Preliminari di Trieste, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due cittadini italiani, residenti a Udine e
Trieste, che si somma a un ulteriore arresto di un cittadino straniero effettuato in flagranza all’atto dell’intervento.
I SEQUESTRI
Allo stato, con le operazioni di servizio, oltre alla disarticolazione della struttura produttiva e della rete distributiva nel territorio nazionale, hanno portato alla denuncia di 29 persone, di cui tre tratte in arresto, indagati a vario titolo per reati di associazione per delinquere finalizzata al contrabbando, contraffazione e all’immigrazione clandestina. Sono state sequestrate oltre 77 tonnellate di prodotto tra sigarette (Marlboro Rosse, Marlboro Gold e LM) e tabacco trinciato il cui valore complessivo ammontava a oltre 18 milioni di euro e con diritti di confine evasi per svariati milioni di euro. Sono stati sequestati diversi macchinari industriali installati nella linea produttiva illecita (compreso il generatore) per un valore di mercato pari a 1,5 milioni di euro. Accanto a questo si è proceduto al sequestro di due articolati (2 motrici di tipo Daf e Man con 2 semirimorchi tipo Krone) del valore complessivo di oltre 200 mila euro e al sequestro di 7 milioni di pezzi di materiale accessorio per la produzione di sigarette (cartoncini, filtrini, packaging, bobine).
Il materiale sequestrato è stato successivamente distrutto ad esclusione di quello riutilizzabile in attività legali. Tra questi, l’Autorità Giudiziaria triestina ha disposto la donazione alla protezione Civile del Friuli Venezia Giulia per finalità pubbliche e sociali del generatore elettrico (del valore di circa cinquanta mila euro) che per mesi aveva visto un uso per l’energivora struttura produttiva clandestina e che è stato recentemente impiegato dai volontari in occasione di operazioni di soccorso.












