Più di un milione di euro in banconote false e decine di documenti contraffatti su un camion diretto in Germania (VIDEO): maxi operazione della guardia di finanza
Il camion sottoposto a indagine proveniva dalla Turchia ed era diretto ad Amburgo, era sbarcato a Trieste così come i centinaia di mezzi del traffico Ro-Ro che ogni giorno vengono movimentati dai traghetti nello scalo giuliano

TRIESTE. Maxi operazione della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli a Trieste, dove è stato scoperto un camion proveniente dalla Turchia con un ingente carico illecito: 1,17 milioni di euro in banconote false, 25 documenti contraffatti tra passaporti, patenti carte d'identità, permessi di soggiorno e visti riferibili ad una moltitudine di paesi, oltre a software e supporti di memoria digitale contenenti migliaia di file utili alla produzione di documenti falsi per la circolazione sia all'interno che all'esterno dell'Unione europea.
Il tir sottoposto ai controlli risultava imbarcato nel porto turco di Akçansa/Gemlik e sbarcato a Trieste, così come le centinaia di mezzi che ogni giorno vengono movimentati dai traghetti del traffico Ro-Ro nello scalo giuliano.
La spedizione era riconducibile a una società turca operante nel settore delle telecomunicazioni e risultava destinata ad Amburgo, presso un'azienda olandese attiva nei servizi alle imprese.
La circolazione di denaro falsificato e di documenti contraffatti, come sottolinea la Guardia di finanza, continua a rappresentare una minaccia sempre latente, anche perché negli ultimi anni la produzione di questo materiale trova sempre maggiore sponda nei circuiti del dark web o in canali di messaggistica alternativi, rendendo sempre più complesso il monitoraggio da parte delle autorità.
Secondo gli inquirenti infatti, questo traffico oggi si basa su una rete internazionale estremamente ramificata, che unisce la produzione e i canali di smistamento dei prodotti illeciti su larga scala.
In questo contesto i militari hanno osservato come proprio la Turchia, insieme ad alcuni paesi dell'Europa orientale, rappresenti uno snodo cruciale anche per l'ingresso in Italia di documenti e contanti contraffatti, grazie ai costi contenuti per la produzione e al canale privilegiato rappresentato dalla tratta verso il porto di Trieste. Ecco quindi che il materiale sequestrato sarebbe potuto finire in una moltitudine di attività criminali, tra le quali i finanzieri includono riciclaggio, truffe online, furti d'identità e altro ancora. La merce è stata pertanto sequestrata nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Trieste, e indagini sono tuttora in corso e potrebbero estendersi anche ad altri Stati europei.












