Sequestrato un finto centro massaggi vicino all'ospedale Santa Chiara: nascondeva un giro di prostituzione
Tutto è partito dalla denuncia di una donna di origine cinese che, dopo essere stata assunta come massaggiatrice, era stata costretta a prostituirsi, così come altre sue connazionali

TRENTO. Doveva essere un comune centro massaggi ma in realtà secondo le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Trento era solo una copertura per un giro di prostituzione. L’immobile in questione si trova vicino all’ospedale Santa Chiara di Trento.
Tutto è partito dalla denuncia di una donna di origine cinese che dopo essere stata assunta come massaggiatrice, in un centro nella zona del lago di Garda, era stata costretta a prostituirsi, così come altre sue connazionali.
La sfruttatrice, anche lei di origine cinese, collaborava con un italiano che faceva da “factotum”, cercando, tra le altre cose, di risolvere i problemi personali che sorgevano tra le ragazze o rendendosi disponibile a reperire artigiani per gli interventi di manutenzione dei locali, i cui proprietari erano ignari di quanto vi avvenisse.
Dopo il fino centro massaggi sul Garda la polizia si è concentrata sull’immobile nel capoluogo dove veniva esercitata la stessa attività. Questa volta però, almeno secondo le accuse, l’italiano che affittava la struttura sarebbe stato ben conscio di cosa avveniva all’interno.
Il giro di prostituzione non si era fermato nemmeno dopo le perquisizioni che avevano portato al ritrovamento di 14.625 euro in contanti oltre ad altre prove. L’attività di prostituzione è stata confermata anche dall’analisi di pc e smartphone recuperati nel finto centro massaggi. Così la donna e i due uomini sono stati denunciati per sfruttamento della prostituzione in concorso mentre l’immobile di Trento è stato sequestrato.













