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Covid, seconda dose a 42 giorni per i vaccini a mRna, il professor Bassi: "Operazione di 'cosmesi' statistica"

Nel suo ultimo blog l'ex rettore dell'Università di Trento riporta una serie di considerazioni sulla scelta di allungare la distanza tra la prima e la seconda dose dei vaccini a mRna: "Provvedimento di 'cosmesi statistica' per fornire all'opinione pubblica una visione più rosea"

Di Filippo Schwachtje - 14 May 2021 - 19:51

TRENTO. Dopo le polemiche degli scorsi giorni che hanno seguito le dichiarazioni di Valeria Marino, direttore medico di Pfizer Italia (che ha ricordato come "il vaccino sia stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni" e non a 42), è intervenuto sulla questione anche l'ex rettore dell'Università di Trento Davide Bassi. "Serve davvero rimandare la seconda dose dei vaccini a mRna?" il titolo dell'ultimo blog di Bassi, che riporta alcune prese di posizione emerse in Italia negli ultimi giorni.

 

In particolare il professore, rispondendo a chi ritiene la misura un elemento determinante per ridurre ricoveri e decessi, parla di ragionamenti che filerebbero “solo apparentemente”. “Se parliamo della popolazione generale – spiega il professore - ci sono studi osservazionali condotti in Scozia, Israele e Qatar che forniscono dati abbastanza convincenti secondo cui il livello di protezione offerto da una singola dose del vaccino Pfizer-BioNTech si colloca nell'intervallo 70-80% per le forme più gravi di Covid-19 (solo per la cosiddetta variante inglese). Ma tale riduzione si applica al livello di rischio intrinseco che cambia con le condizioni del paziente.

 

Faccio un esempio numerico per spiegarmi meglio: supponiamo - per semplicità - di avere solo due tipi di persone: persone giovani e sane che, in caso di contagio abbiano una probabilità di finire in ospedale pari allo 0,1% e persone anziane o comunque fragili che in caso di contagio abbiano una probabilità pari al 10% di finire in ospedale.  Se uso le seconde dosi destinate alle persone anziane per anticipare la prima dose alle persone giovani, la riduzione dei ricoveri ospedalieri sarà sostanzialmente trascurabile. Contemporaneamente, le persone anziane che rimarranno in attesa della seconda dose, avranno un grado di copertura pari a circa l’80%, invece del 95% fornito dalla vaccinazione completa”.

 

Se si dovessero quindi esporre al virus 10.000 persone giovani e 10.000 persone anziane, continua Bassi: “tra i giovani, 2 finiranno in ospedale (sarebbero stati 10 se non avessero ricevuto la prima dose). Tra gli anziani, 200 finiranno in ospedale (sarebbero stati 50 se avessero completato il ciclo vaccinale). In pratica, per risparmiare 8 ricoveri tra i giovani, ne provoco 150 in più tra gli anziani. La questione può diventare drammatica quando si ha a che fare con determinate categorie di pazienti particolarmente fragili. Ad esempio, se dilato i tempi di somministrazione della seconda dose per un paziente oncologico e anticipo di tre settimane la vaccinazione di una persona giovane e sana, espongo il paziente oncologico a 3 settimane di rischio alto (a causa del livello di protezione ridotto che una sola dose induce in molti di questi pazienti) per coprire un giovane che ha comunque un rischio di contrarre gravi complicanze intrinsecamente molto basso”.

 

Una possibile soluzione sarebbe quella di un doppio regime, applicando il ritardo nella somministrazione della seconda dose solo alle persone di età inferiore ai 65 anni. “Forse avrebbe avuto senso – spiega Bassi – applicare questa norma all’inizio della vaccinazione per aumentare la somministrazione della prima dose all'interno della popolazione più anziana, suddividendo le poche dosi disponibili tra più persone con lo stesso livello di rischio. Introdurla oggi serve soltanto a produrre un balzo, solo temporaneo, al numero delle persone che hanno ricevuto la prima dose, senza reali benefici per la salute pubblica. Insomma si tratta di un provvedimento che potremmo definire come una forma di cosmesi statistica' utile soltanto per fornire all'opinione pubblica una visione più rosea sullo stato di avanzamento della campagna vaccinale”.

 

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