Covid, stanchezza e frustrazione tra i sanitari nelle terapie intensive. Penzo: ''Non credevo saremmo arrivati ancora a questi numeri di ricoveri''
In questi giorni il Trentino risulta avere il dato tra i più alti in Italia per quanto riguarda le terapie intensive. Ogni giorno medici e infermieri sono in prima linea a combattere contro il Covid19, il primario della Rianimazione all'ospedale Santa Chiara: "Tutti noi avevamo la speranza che con i vaccini non si sarebbe più avuta questa pressione. Ci sono persone che continuano ad arrivare al pronto soccorso, la maggior parte di casi che arrivano in rianimazione sono non vaccinati"

TRENTO. Frustrazione e stanchezza. Nelle terapie intensive del Trentino si combatte senza sosta contro il Covid. Non ci sono festività, l'attenzione rimane altissima e la pressione ogni ora che passa si fa sempre più sentire. “Non credevo di ritrovarmi di nuovo in questa situazione, con i numeri che leggiamo oggi di contagi e ospedalizzazioni” ci dice Daniele Penzo, primario della Rianimazione all'ospedale Santa Chiara.
"Un anno in prima linea" il video realizzato dall'Apss nel 2020
In questi giorni il Trentino risulta avere il dato più alto in Italia per quanto riguarda le terapie intensive. Gli ultimi dati del bollettino diffuso dall'Azienda sanitaria registra 118 persone in ospedale di cui 22 in intensiva .
Dottor Penzo, in terapia intensiva si continua a combattere contro il Covid. Come è oggi la situazione?
Da parte nostra si sperava che questo Natale sarebbe stato diverso dal precedente e invece purtroppo non lo sarà visto lo stato attuale in cui ci troviamo e le previsioni.
Il problema è che dimettiamo ma spesso abbiamo la necessità di nuovi ricoveri. Non c'è una situazione di tour over che permette una certa stabilizzazione. Ci sono persone che continuano ad arrivare al pronto soccorso in virtù dei tanti nuovi contagi. Alcuni di questi pazienti, nella maggior parte dei casi non vaccinati, hanno poi la necessità di essere ricoverati in terapia intensiva.

Ci sono sempre di più persone che arrivato in ospedale già in condizioni gravi?
E' la politica di chi non si vaccina, a prescindere dal motivo. Molte sono magari persone che hanno paura. Una paura spropositata della vaccinazione o del ricovero e quindi si rivolgono all'ospedale più tardivamente. Coloro i quali non credono alla bontà del vaccino o negano addirittura l'esistenza del virus, ci arrivano direttamente in ambulanza oppure perché qualche famigliare lo convince ad andare in ospedale. Qui c'è il paradosso: hanno il terrore di mezzo millilitro di vaccino e poi quando arrivano in terapia intensiva gli dobbiamo fare una quindicina di farmaci al giorno. Non si riesce a capire la riflessione che fanno e che sta dietro a tutto ciò.
Lei come se lo spiega?
Chiaramente non è razionale, in alcuni casi l'assenza di strumenti culturali adeguati e magari ci sono informazioni senza filtro che vengono raccolte e prese come oro colato.
Lei si aspettava di ritrovarsi in questa situazione? Terapie intensive che aumentano e tanti ricoveri.
No francamente no, considerando le previsioni iniziali e anche la situazione delle vaccinazioni, non credevo che avrei visto ancora questi numeri. A testimonianza che spesso le previsioni non ci azzeccano.

Il personale sanitario sta combattendo contro questo virus da 22 mesi. Si sta facendo sentire la stanchezza?
Quando queste cose persistono a lungo è chiaro che c'è frustrazione. Tutti noi avevamo la speranza che con i vaccini non si sarebbero più avute queste pressioni soprattutto nelle terapie intensive che sono già luoghi con uno stress psicologico abbastanza importante. Ci troviamo con una sofferenza psicologica e con uno stress prolungato che si riversa sul personale anche quando è al di fuori del proprio turno. C'è una atmosfera pesante, il sentimento generale è quello di stanchezza psicologica nel dover continuare ad affrontare queste situazioni.












