Dai migranti che scelgono subito di vaccinarsi al 70% dei senza dimora che hanno fatto almeno una dose: sull’accoglienza in Trentino però circola una “fake news”
L’accoglienza di senza dimora e migranti è garantita, per chi non ha il Green pass ci sono i tamponi gratuiti ma il 70% dei senzatetto è comunque già vaccinato: “Nessuno resta escluso dal sistema perché non ha la certificazione”. Così viene smentita una “fake news” che sta circolando in Trentino

TRENTO. “Le province autonome di Trento e Bolzano vieteranno l’accesso alle mense e ai dormitori ai senzatetto sprovvisti di Green pass”, è questo l’incipit di un “servizio” pubblicato da “Casa del Sole Tv”, un canale social nato “dalle idee di Giulietto Chiesa” perché “occorre un nuovo sapere, autonomo e circolare, rispetto all’egemonia culturale dominante”. Nello stesso video, intitolato “Trento e Bolzano apartheid per i senzatetto” si dice anche che “non avendo fissa dimora (i senzatetto ndr) non possono chiedere di essere vaccinati dal servizio pubblico”, mentre “la soluzione alternativa dei tamponi è impraticabile dato l’oneroso costo”. Il video in questione sta circolando su vari canali social ma quanto viene detto è sia impreciso che, in alcuni passaggi, errato.
Attualmente infatti, la situazione è ben diversa rispetto al giugno scorso quando senza dimora e migranti si trovarono tagliati fuori dalle vaccinazioni. Dopo le mobilitazioni da parte di diverse associazioni e di alcuni esponenti politici la Provincia era corsa ai ripari avviando una campagna vaccinale ad hoc.
Come spiega Alessandro Martinelli, referente della Caritas per quanto riguarda l’accoglienza, “oggi chi vuole accedere a una struttura notturna come i dormitori deve obbligatoriamente passare dalla Sportello unico per l’accoglienza delle persone senza dimora. Qui si trova davanti a due soluzioni, o si viene invitati a vaccinarsi oppure c’è la possibilità di sottoporsi al tampone”. I test sono gratuiti e possono essere effettuati sia allo Sportello che nelle strutture d’accoglienza.
Ad occuparsi concretamente del prezioso lavoro di prevenzione e controllo sanitario sono medici e infermieri volontari del Gruppo immigrazione salute del Trentino (Gris). “In particolare ci occupiamo soprattutto delle strutture a bassa soglia, quindi senza dimora e persone che sono appena arrivate e magari non sono ancora state inserite nei programmi ministeriali”, sottolinea Gianpaolo Rama referente del Gris. “Comunque non ci occupiamo solo dei tamponi di routine ma anche della sorveglianza sui casi sospetti qualora in qualche ospite dovessero insorgere dei sintomi”.
Il dato sulle vaccinazioni per quanto riguarda i senza dimora è significativo: “In sostanza – afferma Rama – è sovrapponibile con il dato provinciale, quindi parliamo di un tasso di adesione di circa il 70%, mentre sono circa 360 i tamponi che abbiamo effettuato fino a questo momento”.
Dal momento che il Centro Astalli gestisce 10 posti letto della Casa San Francesco a Gardolo, finanziata all’80% dal Comune di Trento e dedicata ai richiedenti asilo senza dimora, le dinamiche sono leggermente diverse ma i risultati non cambiano: l’accoglienza è garantita anche per chi non è vaccinato. “Nel nostro caso possiamo avere degli ingressi che non sono programmati – dichiara Stefano Canestrini coordinatore del Centro Astalli – perché magari la persona è arrivata in Italia solo da pochi giorni e di conseguenza non è vaccinata. Per queste situazioni ci affidiamo al Gris e quando non è possibile ci appoggiamo a una farmacia con la quale abbiamo attivato una convenzione”. I tamponi sono a carico di Astalli e con la negatività si può accedere alla struttura.
Per chi non è vaccinato si attiva un apposito percorso che prevede l’intervento di un mediatore culturale. Il passaggio avviene durante la formalizzazione della posizione, quando si ottengono anche i documenti, in questa fase si può ottenere il vaccino e di conseguenza il Green pass. “Finora – aggiunge Canestrini – nessuno si è rifiutato e tutti i migranti si sono sottoposti al vaccino. Qualora ci fosse un rifiuto approfondiremo le motivazioni ma non è mai capitato. Da parte nostra, comunque, non avremmo mai accettato che l’accoglienza fosse vincolata al possesso del Green pass perché stiamo parlando in una categoria di persone molto particolare che, come ho già detto, potrebbero essere appena arrivate in Italia”.
Ricapitolando per accedere alle strutture, chi non è già in possesso di Green pass, viene sottoposto a un tampone come forma di sicurezza per cercare di prevenire i contagi e i costi sono totalmente a carico della Provincia o delle associazioni. Regole simili valgono anche per le mense. “I tamponi sono gratuiti – conferma Martinelli – casomai possiamo incontrare alcuni problemi di ordine burocratico quando mancano i documenti ma nessuno resta escluso”.
Con l’arrivo dell’inverno le associazioni si stanno mobilitando per offrire accoglienza a chi non può contare su un alloggio. In particolare la Diocesi di Trento metterà a disposizione 125 posti letto fra il capoluogo e Rovereto.
A Trento è stata ampliata l’accoglienza alla Bonomelli, dove possono già trascorrere la notte al caldo 40 persone. Da martedì prossimo, 16 novembre, apre invece le porte Casa Sant’Angela, struttura di proprietà delle Orsoline in via Rosmini con 23 posti disponibili, sempre sotto la regia di Fondazione Comunità Solidale. Da fine novembre sarà nuovamente messa a disposizione, per far fronte ai crescenti bisogni, la chiesa di San Massimiliano Kolbe a Centochiavi, già trasformata in dormitorio lo scorso anno. La struttura potrà accogliere 30 persone per la notte, con il coinvolgimento, oltre agli operatori, anche di volontari delle parrocchie di Trento Nord.
Invece nella Città della quercia cresce la capacità di accoglienza de Il Portico che raggiunge ora i 32 posti letto totali. Su richiesta dell’amministrazione comunale roveretana, Fondazione Comunità Solidale attiva per la prima volta anche una “Unità di strada” con tre operatori impegnati soprattutto nella vicinanza a chi, per molte ragioni, è costretto a vivere in strada.














