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| 06 ago 2021 | 19:39

In albergo non serve il 'Green pass' ma a un senzatetto è necessario per mangiare e dormire. Niente vaccini ed emarginati due volte

Il problema è arrivato in Consiglio provinciale con una interrogazione del consigliere di Futura, Paolo Zanella. "Perché non si è deciso di partire già nei mesi scorsi con una campagna vaccinale nei confronti di persone con fragilità sociale?". La strada dei tamponi è difficile da praticare: "Rappresentano una discriminazione importare per queste persone, perché a pagamento e non sempre accessibili con facilità”

TRENTO. Negli alberghi i clienti possono accedere alle sale da pranzo senza bisogno di avere il Green Pass mentre per chi si trova in difficoltà, per i senzatetto, è obbligatorio averlo se vogliono essere accolti in una struttura per dormire oppure una mensa dove poter trovare un pasto caldo. E tutto questo è ancora più paradossale se si considerano le richieste arrivate dalle associazioni e rivolte alle istituzioni con le quali si chiedeva un aiuto in più per riuscire a vaccinare i senzatetto. Parole che però sono cadute nel vuoto.

 

“Si deve proseguire per coorti d'età” affermava nel maggio scorso l'assessora provinciale Stefania Segnana dopo aver bocciato una risoluzione presentata dal consigliere di Futura Paolo Zanella con la quale veniva richiesto che si iniziassero a vaccinare le persone con fragilità sociale. Non è stato fatto.

 

Il problema del ritardo dei vaccini per senzatetto e migranti lo avevamo già trattato qualche settimana fa (QUI L'ARTICOLO). In Trentino, è stato spiegato dalle associazioni, oltre 300 persone erano escluse dalla prenotazione e i medici del Gris, il Gruppo Immigrazione Salute del Trentino aveva richiesto alle istituzioni di superare gli ostacoli amministrativi.

 

Oggi ci troviamo con il Green Pass obbligatori e diversi senzatetto ai quali manca ancora la somministrazione del vaccino. L'unica strada per poter accedere ai servizi è quella dei tamponi ma non è semplice. Il problema è stato evidenziato ancora una volta dal consigliere provinciale di Futura, Paolo Zanella.

 

Per capire quello che è successo facciamo un passo indietro. Con la circolare D337/2021 del Dipartimento Salute e Politiche sociali del 05 agosto 2021, vengono aggiornate le “Linee di indirizzo per l’erogazione in sicurezza dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari in ambito domiciliare, semi-residenziale e residenziale” e tra questi nuovi aggiornamenti vengono date indicazioni sull’accesso ai servizi residenziali e di accoglienza diurna; per l'accesso al servizio di consumazione comunitaria del pasto nei centri di accoglienza diurna, si considerano le disposizioni previste per le attività di ristorazione al chiuso e quindi l'obbligo di Green Pass. In alternativa si può ricorrere al pasto da asporto. Oltre al Green Pass, per le persone senza dimora che non possono riceverlo (magari per mancanza del codice fiscale), vale il certificato di vaccinazione, di guarigione o di test negativo nelle ultime 48 ore; per le assegnazioni del posto letto presso i centri di accoglienza notturni successive al 6 agosto è necessaria l’attestazione di ciclo vaccinale completo o di guarigione; se effettuata solo la prima dose da più di 14 giorni, viene richiesto anche un tampone negativo; se privo di vaccinazione o con una sola dose effettuata da meno di 14 giorni è necessario un tampone a tempo zero e tempo 10 giorni con quarantena di dieci giorni tra i due tamponi.

 

Disposizioni importanti che le associazioni che gestiscono le strutture di accoglienza sul nostro territorio devono ovviamente rispettare.

 

“Il 25 maggio scorso – spiega Zanella - portavo in Consiglio provinciale la proposta di risoluzione che avrebbe impegnato la Giunta a dare priorità nelle vaccinazioni alle persone con "fragilità sociale", come già fatto da altre Regioni, posto che si era ormai arrivati a vaccinare i 50enni e quindi gran parte della popolazione a rischio era coperta. La risoluzione fu bocciata, con l'argomentazione da parte dell'assessora Segnana che si sarebbe continuato a procedere semplicemente per coorti di età, nonostante le fosse stato fatto notare che si trattava di persone che andavano intercettate e accompagnate personalmente, anche perché spesso prive di documenti; se si fosse iniziato allora, oggi sarebbero vaccinate molte più persone socialmente fragili, mentre ora si rischia che la maggior parte di esse debba subire una quarantena di 10 giorni per un letto, magari preferendo perdere il posto, pagarsi un tampone o non accedere alla mensa, prendendo il cibo d'asporto”.

 

Anche i tamponi non possono essere considerati una soluzione: “Se usati in attesa delle dosi vaccinali – spiega Zanella - rappresentano una discriminazione importare per queste persone, perché a pagamento e non sempre accessibili con facilità”.

 

Qui l'interrogazione:

 

 

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