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Era in aspettativa ma lavorava in ospedali all’estero: contestati oltre 140mila euro a un medico di Bolzano

Il medico si sarebbe tradito da solo quando, per partecipare a un concorso, ha inserito nel curriculum anche le esperienze lavorative svolte all’estero durante il periodo di aspettativa. Ora la guardia di finanza gli contesta un danno erariale di oltre140mila euro

Di T.G. - 20 gennaio 2021 - 12:09

BOLZANO. Si parla di un danno erariale di oltre 140mila euro ai danni dell’Azienda sanitaria di Bolzano, a tanto ammonta la cifra che la guardia di finanza contesta a un medico, dipendente pubblico, accusato di aver lavorato in ospedali all’estero anche se si trovava in aspettativa.

 

La vicenda è emersa nell’ottobre 2017, quando il medico, per poter partecipare a un concorso da primario indetto dall’Azienda sanitaria di Bolzano, ha presentato un curriculum nel quale ha riportato anche le proprie esperienze lavorative svolte all’estero durante il periodo di aspettativa. A quel punto l’Azienda sanitaria ha segnalato il professionista alla Corte dei Conti per aver violato il principio di esclusività previsto per i dipendenti pubblici.

 

Durante le indagini le fiamme gialle hanno scoperto che il medico, mentre si trovava in aspettativa (dal 2010 al 2015), ha lavorato in altre strutture sanitarie in Francia e Svizzera, senza essere autorizzato dal proprio datore di lavoro. Al soggetto, infatti, era stata concessa un’aspettativa per motivi familiari per poter seguire all’estero la moglie, dottoressa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, conservando, per quasi 5 anni, il proprio posto di lavoro all’ospedale di Bolzano, con il divieto però, di svolgere attività lavorativa potenzialmente in conflitto d’interessi.

 

“Secondo le norme vigenti – spiega la guardia di finanza – mentre si è in aspettativa, è consentito svolgere alcune attività professionali come pubblicazioni scientifiche, conferenze per cui non è necessario richiedere l’autorizzazione, ma tra queste non rientra l’esercizio della stessa professione medica, per svolgere la quale invece è necessaria un’espressa autorizzazione dell’amministrazione d’appartenenza. La violazione di queste disposizioni comporta l’obbligo di risarcire il datore di lavoro di una somma pari ai compensi erogati al medico dalle altre strutture sanitarie in cui ha lavorato senza autorizzazione”.

 

In gergo tecnico si definisce danno da incompatibilità e cumulo di impieghi. Nell’ambito della vertenza, è stato anche valutato il comportamento poco collaborativo del medico, che si è sempre rifiutato di produrre la copia dei contratti di lavoro conclusi all’estero. Poiché l’uomo si è rifiutato di fornire i dati relativi ai compensi percepiti all’estero, il danno erariale è stato calcolato in via equitativa e cioè sulla base degli stipendi medi dei medici francesi e svizzeri di analogo livello. Nel novembre scorso, la Corte dei Conti di Bolzano ha condannato il professionista al risarcimento, alla Provincia di Bolzano, del danno causato, oltre alle spese di giustizia.

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