Finti patentini di bilinguismo per lavorare nella sanità, l'inchiesta si allarga: 4.000 euro per ottenerli e spuntano certificati falsi da fuori regione
Si scava su nuovi filoni che portano fuori dai confini provinciali, con il sospetto che il giro di certificazioni irregolari sia molto più vasto di quanto inizialmente ipotizzato

BOLZANO. L’inchiesta sui falsi patentini che ha scosso le corsie dell’ospedale San Maurizio e gli uffici pubblici della provincia non si ferma.
Mentre ventidue dipendenti della sanità sono stati allontanati, come specificato dall'azienda sanitaria locale, la Guardia di Finanza sta ora scavando su nuovi filoni che portano fuori dai confini provinciali, con il sospetto che il giro di certificazioni irregolari sia molto più vasto di quanto inizialmente ipotizzato.
Secondo quanto confermato dalla Gdf, sebbene il filone principale dell'inchiesta sia concluso, l’attenzione si è ora spostata su attestati rilasciati da scuole di lingue situate in altre regioni italiane.
Sono in corso verifiche su diverse posizioni per accertare la regolarità di documenti che potrebbero aver permesso ad altri soggetti di aggirare il sistema del bilinguismo tramite canali alternativi ancora da chiarire.
Al centro dell’indagine principale resta un cinquantenne, ex guardia giurata in servizio presso l’ospedale del capoluogo, attualmente agli arresti domiciliari.
Secondo le ricostruzioni delle Fiamme Gialle, l’uomo avrebbe agito da solo, sfruttando la rete di contatti maturata proprio tra i reparti ospedalieri per proporsi come l'intermediario capace di superare lo scoglio del tedesco.
Il meccanismo era semplice quanto redditizio: un pagamento di circa 4.000 euro, versato in contanti o tramite bonifici (anche a rate), in cambio di una certificazione linguistica tedesca.
I documenti apparivano formalmente regolari, riportando l'intestazione di una nota scuola di lingue in Germania.
Tuttavia, le prime segnalazioni dell’Ufficio Lingue ufficiali hanno svelato il trucco: la scuola tedesca non solo non aveva mai emesso quegli attestati, ma non aveva mai avuto alcun contatto con i medici e gli infermieri coinvolti. In totale, sono oltre 40 le persone iscritte nel registro degli indagati.
Per molti, l’acquisto del falso titolo era l'unico modo per trasformare un contratto precario in un’assunzione a tempo indeterminato, garantendosi stabilità lavorativa e scatti di stipendio.
La risposta dell’Asdaa è stata drastica. "È inaccettabile che si simuli la padronanza delle lingue ufficiali", ha dichiarato l'Azienda, ribadendo che il diritto del paziente a essere curato nella propria lingua madre è un pilastro del servizio pubblico. Per i 22 dipendenti già identificati è scattata l’immediata decadenza dal pubblico impiego.
Oltre al fronte penale, si è aperto quello contabile. La Procura della Corte dei Conti sta procedendo nei confronti di alcune figure mediche, tra cui un’anestesista e una rianimatrice, chiedendo la restituzione integrale delle retribuzioni percepite grazie al titolo ottenuto con l'inganno.
La vicenda ha poi riacceso lo scontro politico sul sistema delle certificazioni in Alto Adige.
Da un lato, il vicepresidente della Provincia Marco Galateo (FdI) condanna le illegalità ma sottolinea un'anomalia: "Siamo di fronte a una truffa perpetrata paradossalmente per poter lavorare".
Sulla stessa linea il deputato Alessandro Urzì, che invoca un superamento degli ostacoli ideologici, specialmente in un settore d'emergenza come la sanità: "Meglio un servizio sanitario erogato da chi non parla la mia lingua, piuttosto che un funerale celebrato nella mia lingua".
Mentre la magistratura continua a passare al setaccio i faldoni, il timore è che quella scoperta finora sia solo la punta di un sistema di "scorciatoie" molto più radicato.












