In Alto Adige torna la paura, salta il contact tracing e riaprono i reparti Covid: ''Ciò andrà a scapito degli interventi non urgenti già pianificati''
Per colpa delle scarse vaccinazioni tutta la comunità altoatesina rischia nuove chiusure, i contagi sono altissimi e il contact tracing è in difficoltà. Il dg Zerzer fa quindi appello al senso di responsabilità delle persone infette affinché si isolino immediatamente. Mancano anche 400 sanitari no-vax: ''Purtroppo, questo significa che dobbiamo rinviare numerosi interventi chirurgici''

BOLZANO. ''In alcuni ospedali si stanno creando nuovi reparti dedicati a pazienti Covid. Questo andrà a scapito degli interventi non urgenti già pianificati''. E' sempre più complicata la situazione in Alto Adige e ora, anche per colpa di chi ha scelto di non vaccinarsi, la libertà di tutti è messa a rischio da nuove misure restrittive da un lato e dall'altro dalla certezza che il sistema sanitario sta tornando in affanno e quindi gli interventi non urgenti finiranno per essere spostati come accaduto più volte nell'ultimo anno e mezzo di pandemia.
Nelle ultime 24 ore, infatti, in Provincia di Bolzano sono stati trovati 425 nuovi positivi, un numero enorme se si pensa che in tutto il Veneto (che ha dieci volte tante la popolazione dell'Alto Adige) ieri ne venivano trovati il doppio. I ricoveri ospedalieri, poi, stanno raggiungendo il tetto previsto dalle regole statali per il cambio di colore (visto che quello sull'incidenza è già enormemente fuori scala) e a fronte di due decessi si segnala una persona in più in terapia intensiva (sono 5) e 70 ricoveri totali. A causa dello scarso senso di responsabilità dei residenti dell'Alto Adige che fa segnare un 30% di popolazione ancora senza nemmeno una dose rischia di saltare anche la stagione invernale con chiusure che ormai paiono imminenti. L'unica speranza è che Roma conceda alla Provincia di Bolzano la possibilità di adottare le regole all'austriaca e quindi il lockdown solo per i non vaccinati ma non è detto che ciò avvenga perché il resto d'Italia si è comportato più responsabilmente e quindi potrebbe tirare dritto.
''I numeri delle infezioni Covid - spiega l'Azienda sanitaria - stanno aumentando e con loro, purtroppo, anche quelli delle persone che devono essere ricoverate in ospedale. In alcuni ospedali si stanno creando nuovi reparti dedicati a pazienti Covid. Questo andrà a scapito degli interventi non urgenti già pianificati. Anche se la situazione nelle terapie intensive - grazie alle vaccinazioni - è migliore rispetto all'inizio della pandemia, sempre più persone sono costrette a chiedere aiuto in ospedale. Nelle ultime settimane, tutti gli ospedali dell'Alto Adige hanno dovuto accogliere nuovi pazienti che non potevano più essere curati a casa''.
Fino ad ora, spiegano dall'azienda sanitaria di Bolzano in alcuni ospedali era possibile curare i pazienti infettati in stanze singole che si trovavano all’interno di altri reparti, sempre seguendo le più severe misure igieniche per il contenimento dei contagi. Ora però, i singoli ospedali, come ad esempio quello di Merano, stanno iniziando ad allestire delle zone separata - come nei primi giorni della pandemia - che fungeranno da reparti Covid.
Il Direttore generale Florian Zerzer non può fare a meno di sottolineare le conseguenze di tali decisioni - purtroppo necessarie: "Bisogna dirlo chiaramente ogni letto Covid manca altrove, inoltre ci mancano comunque 400 professionisti a causa delle sospensioni. Purtroppo, questo significa che dobbiamo rinviare numerosi interventi chirurgici non urgenti e già programmati". Le conseguenze delle mancate vaccinazioni, dunque, si ripercuotono anche sulle persone malate che vedranno sospese cure ''non urgenti'' e controlli per l'aumento dei ricoveri Covid ed hanno depotenziato il personale sanitario che, incredibilmente, non si è fidato della medicina che deve applicare e preferisce non lavorare e quindi non ottemperare al proprio ruolo di sanitario piuttosto che vaccinarsi.
''Tali provvedimenti non si applicano alla chirurgia d’urgenza o alla chirurgia oncologica - spiega ancora l'Azienda sanitaria -, che continuano ad essere garantite. Anche il cosiddetto contact tracing si sta rivelando difficile a causa dell'alto numero di casi''. Per limitare il più possibile la trasmissione del virus, Zerzer fa quindi appello al senso di responsabilità delle persone infette affinché si isolino immediatamente nel momento in cui cominciano ad avvertire i sintomi. L’Azienda sanitaria rinnova quindi l'appello urgente a farsi vaccinare o - se la seconda vaccinazione è stata eseguita più di 6 mesi fa e la persona ha più di 60 anni o appartiene al personale sanitario - ad effettuare la terza vaccinazione.
Allo stesso modo rimangono fondamentali le regole di prevenzione: distanziamento, mascherina e lavaggio delle mani.












