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L’infermiera (con procedimento disciplinare) alla manifestazione No-vax: “So che in ospedale vi trattano male perché rifiutate il tampone”

L’infermiera che parla alle manifestazioni dei No-vax: “Ho un procedimento disciplinare in corso perché io non potrei parlare nelle piazze. Sono figlia di dio, non sono figlia dell’Ordine, non sono figlia di Draghi o di Monti ho assolutamente il bisogno e la necessità di difendere la mia libertà”

Di Tiziano Grottolo - 21 novembre 2021 - 14:54

TRENTO. “Da aprile, dalla prima manifestazione a cui ho partecipato, l’ordine professionale degli infermieri mi sta tenendo sotto scacco, perché ho un procedimento disciplinare in corso perché io non potrei parlare nelle piazze e infatti sono ancora qua”. Si apre così l’intervento di un’infermiera che ieri, 20 novembre, ha partecipato alla manifestazione No-vax e No-Green pass che ha sfilato per le vie di Trento.

 

Dopo essere stata interrotta dagli applausi entusiasti dei presenti l’infermiera riprende: “Sono ancora qua per un motivo molto semplice, perché io sono figlia di dio, non sono figlia dell’Ordine, non sono figlia di Draghi o di Monti. Ho una dignità, ho una parola sola, una vita sola e ho assolutamente il bisogno e la necessità di difendere la mia libertà. La mia libertà di scelta, la mia libertà di pensiero la mia libertà di parola”.

 

La dipendente dell’Azienda sanitaria ha riferito di ricevere informazioni quotidiane su come i No-vax sarebbero trattati negli ospedali, e dopo aver letto l’articolo 3 del codice deontologico degli infermieri ha affermato: “Quando andate in Pronto soccorso e vi trattano male perché non siete sierati, o perché rifiutate di fare un tampone vi prego alzate la testa e rivendicate il vostro diritto di essere visitati e curati come esseri umani”.

Qui è doveroso fare alcune precisazioni. Innanzitutto nessun paziente è mai stato escluso dalle cure perché non vaccinato o sprovvisto di Green pass. Arrivare poi a pretendere, nel mezzo di una pandemia, di non sottoporsi a un tampone quando si viene ricoverati con il rischio quindi di trasmettere il contagio a sanitari e pazienti è del tutto fuori luogo. Inoltre bisogna specificare che i vaccini contro il Sars-Cov-2 non sono dei sieri, visto che il termine indica la parte di un liquido organico che rimane fluida dopo la coagulazione.

 

L’infermiera ha poi concluso il suo intervento: “L’infermiere deve occuparsi del paziente indipendentemente da tutto se qualcuno ha scelto di fare questo lavoro e discriminare le persone deve cambiare professione”.

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