Lo scontro fra le Cantine venete e la Croazia per il Prošek: “È un’imitazione del Prosecco, ci danneggia”
La Croazia ha chiesto all’Ue il riconoscimento della denominazione “tradizionale” per il suo Prošek, un vino dolce ottenuto facendo appassire l’uva. La richiesta però ha mandato su tutte le furie la Regione Veneto e i suoi produttori di Prosecco: “Può generare confusione e indurre in errore i consumatori”

VALDOBBIADENE. La battaglia del Prošek, potrebbe essere questo il nome dello scontro che si sta consumando in seno all’Unione europea fra Italia e Croazia. Fortunatamente non si tratta di uno scontro armato ma di una battaglia istituzionale che ruota attorno alla richiesta avanzata dal Paese balcanico per avviare le procedure relative al riconoscimento della denominazione “tradizionale” per il suo Prošek, un vino dolce da dessert prodotto soprattutto in Dalmazia e ottenuto facendo appassire l’uva. Una richiesta che ha fatto scendere sul piede di guerra la Regione Veneto che vuole difendere il ben più famoso Prosecco.
“Siamo in prima linea nel sostenere la procedura di opposizione alla richiesta di riconoscimento del Prošek”, il commento di Luca Rigotti, coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentare. Per opporsi alla richiesta di Zagabria è stata costituito pure un gruppo di opposizione che nei giorni scorsi si è riunito a Venezia, alla presenza del sottosegretario alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio e al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. L’obiettivo del gruppo di lavoro è proprio quello di mettere a punto le linee e la strategia del procedimento di contestazione che sarà notificato alla Commissione europea.
Secondo Rigotti l’istanza di riconoscimento del Prošek promossa da Zagabria danneggerebbe le filiere e per i territori viticoli delle tre produzioni Prosecco Doc e per le due Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco e Asolo Prosecco. L’Alleanza Cooperative Agroalimentari ci tiene a evidenziare come il caso Prošek “violi i principi stabiliti a livello europeo, perché potenzialmente in grado di ingenerare confusione e di indurre in errore i consumatori” che, in taluni casi, ha ricordato Rigotti, “pur non conoscendo le caratteristiche dei prodotti Prošek e Prosecco, riconoscono, o credono di riconoscere, la notorietà del nome, corrispondente alla sua letterale traduzione”.
“Il caso Prošek – ha concluso Rigotti – potrebbe rappresentare un precedente pericoloso e un grimaldello per indebolire in futuro altre filiere territoriali Dop e Igp. Per questo abbiamo apprezzato l’azione unitaria e coordinata tra il Governo, il Ministero delle politiche agricole, che ha attivato uno specifico tavolo di lavoro, nonché le Regioni, i Consorzi di tutela e le altre associazioni ed organizzazioni del settore vitivinicolo”.













