La Croazia chiede la denominazione “Prosek” per fare concorrenza al Prosecco, il Veneto chiede l’intervento dell’Ue: “Bloccate quest’imitazione”
La Croazia ha chiesto all’Ue di avviare la procedura per il riconoscimento della denominazione tradizionale “Prosek” che però non ha nulla a che vedere con il ben più noto vino italiano. L’assessore all’agricoltura del Veneto: “L’unico vero Prosecco è quello prodotto nelle nostre terre, l’unico tutelato e riconosciuto a livello internazionale”

VERONA. La querelle va avanti da anni ma recentemente la Croazia è tornata alla carica per chiedere all’Unione Europea di avviare le procedure per il riconoscimento della denominazione “tradizionale” per il suo Prosek, un vino dolce da dessert prodotto soprattutto in Dalmazia e ottenuto facendo appassire l’uva.
Ovviamente il nome ricorda molto da vicino quello del ben più famoso Prosecco, vino bianco a Denominazione di Origine Controllata prodotto in Veneto e Friuli-Venezia Giulia, tanto è vero che nel 2013 l’Ue aveva vietato di utilizzare la denominazione Prosek nei Paesi membri. Ora però la Croazia ci riprova e chiede di poter tornare a utilizzare liberamente il nome.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore all’Agricoltura e al Turismo della Regione del Veneto, Federico Caner: “Mi auguro davvero che l’Europa, accogliendo la richiesta dei nostri europarlamentari, blocchi la richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria, ai servizi della Commissione Ue, per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della procedura per il riconoscimento della menzione tradizionale Prosek. Il Prosecco non è solo agricoltura, ma è anche turismo: quello enologico rappresenta infatti un asset strategico del Veneto”.
Secondo l’assessore è ora di mettere fine al fenomeno del cosiddetto “Italian sounding”, cioè il tentativo di promuovere dei prodotti attraverso nomi, immagini o riferimenti geografici che ‘suonano’ come italiani ma che invece non lo sono. “L’unico vero Prosecco – conclude Caner – è quello prodotto nelle nostre terre, l’unico tutelato e riconosciuto a livello internazionale”.











