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Maxi-operazione contro la "mafia imprenditoriale". Arresti e sequestri anche nel Veronese

Maxi-operazione della Procura distrettuale antimafia di Catania, che ha emesso 26 ordinanze cautelari e notificato a 2 imprenditori l'accusa di concorso esterno. Facevano parte di una rete con ramificazioni nel Veronese e facente capo al clan Scalisi. Sequestrati beni e quote societarie per oltre 50 milioni di euro

Pubblicato il - 11 February 2021 - 10:20

VALEGGIO SUL MINCIO. Maxi operazione della guardia di finanza, che in un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania e dalla Direzione distrettuale antimafia ha ricostruito una rete ramificata in Sicilia, Lombardia e Veneto. Tra i gangli dell'organizzazione Valeggio sul Mincio e un'azienda da tempo attenzionata.

 

L'indagine si è concentrata sulla “mafia imprenditoriale”, smascherando un sistema in cui attraverso dei prestanome si controllavano diverse attività sparse anche nel Nord-Est. In particolare, a gestire gli investimenti illeciti il clan Scalisi. Il giudice del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura distrettuale, ha emesso 26 ordinanze di custodia cautelare per reati a vario titolo come associazione a delinquere di tipo mafioso e trasferimenti fraudolenti di valori al fine di eludere la normativa antimafia. A 2 imprenditori è stata invece notificata l'accusa di concorso esterno.

 

Nel dettaglio, sono state eseguite dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza delle ordinanze di custodia cautelare in carcere ai danni di 5 indagati e il sequestro preventivo nei confronti dei 26 indagati di tutte le quote societarie e dei compendi aziendali di 17 società aventi sede in Sicilia, Lombardia e, appunto, Veneto. Sequestrati anche 48 beni immobiliari tra terreni e appartamenti nel Catanese e nel Messinese, oltre che di conti correnti e disponibilità finanziarie per un valore di 50 milioni di euro.

 

Nel corso delle attività di perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro oltre 1 milioni di euro tra contanti, orologi, preziosi, auto di lusso, tra cui una Ferrari modello F458 dal valore di 200mila euro, 2 Porsche e un'Audi Q8.

 

Sotto la lente degli investigatori, impegnati per lungo tempo in una difficoltosa attività, la capacità del gruppo mafioso di inserirsi nel tessuto economico e sociale, di infiltrarsi nelle strutture produttive attive sul territorio nazionale, da Sud a Nord, e di trarre grandi profitti. In particolare, il capo del clan, anche dal carcere – dove si trova in regime di carcere duro – riusciva a essere punto di riferimento dell'associazione criminale, dirigendo l'attività e utilizzando i colloqui per impartire le direttive. A fare da tramite, il nipote, al quale è stato riconosciuto un ruolo nell’ambito del sodalizio come portavoce sul territorio e supervisore degli investimenti.

 

Per quanto riguarda i due imprenditori accusati di concorso esterno, l'attività di indagine ha dimostrato il loro sistematico operato a favore del clan, che da un lato era mirato ad occultarne il patrimonio grazie a plurime infiltrazione fittizie di beni e società illecitamente acquistati nel tempo, e dall'altro ad incrementare in maniera costante e considerevole le loro disponibilità economiche e finanziarie.

 

Grazie alla protezione finanziaria offerta dall'associazione mafiosa, i due imprenditori sono riusciti a estendere progressivamente sull'intero territorio nazionale le loro attività illecite, diversificandole e rilevando anche delle società operanti nel settore della commercializzazione dei prodotti petroliferi in Lombardia e Veneto.

 

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