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'Ndrangheta nel veronese, da frodi fiscali all'acquisto di carburante illegale. Operazione antimafia nei confronti di un affiliato alla cosca 'Pesce'

Sequestrato un patrimonio di quasi 3 milioni di euro. L’uomo, come risulta dalle passate vicende processuali è, secondo le indagini, affiliato alla cosca Pesce di Rosarno, ed è risultato già coinvolto nell’operazione “Porto Franco”, eseguita nel 2014 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti una “locale” di ‘ndrangheta

Di G.Fin - 28 September 2021 - 11:45

VERONA. Frodi fiscali con cooperative appositamente costituite per consentire alle aziende di trasporto riconducibili al clan di evadere le imposte e gli oneri previdenziali per decine di migliaia di euro.

 

E' questo solo uno degli elementi che ha portato quest'oggi la Guardia di Finanza di Verona, nell’ambito di più ampie investigazioni economico-patrimoniali delegate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria guidata dal Procuratore Giovanni Bombardieri per contrastare i tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata nel circuito legale, al sequestro di un consistente patrimonio immobiliare riconducibile a un imprenditore reggino da tempo stabilitosi e operante nella provincia di Verona, già arrestato in passato per associazione mafiosa.

 

L’uomo, come risulta dalle passate vicende processuali è, secondo le indagini, affiliato alla cosca Pesce di Rosarno, ed è risultato già coinvolto nell’operazione “Porto Franco”, eseguita nel 2014 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti una “locale” di ‘ndrangheta, operante principalmente nella piana di Gioia Tauro.

 

Il valore complessivo dei beni, dei quali fanno parte, tra gli altri, sedici fabbricati e un terreno ubicati tra i comuni veronesi di Nogarole Rocca e Villafranca di Verona, a cui si aggiungono più di un centinaio di automezzi, è quantificato in oltre 2,8 milioni di euro.

 

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sono impegnati, in particolare, nel dare esecuzione a una misura di prevenzione patrimoniale emessa dal Tribunale di Reggio Calabria (Sezione Misure di Prevenzione) su richiesta del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano Paci della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, nei riguardi di un imprenditore, operante nel settore della logistica, nei cui confronti è stato disposto il sequestro del patrimonio allo stesso riconducibile anche per il tramite dei familiari.

 

Tra i beni oggetto di sequestro vi sono nove appartamenti, tre garage, due magazzini, due uffici, un terreno e un’autovettura - del valore di circa 1 milione e 200 mila euro, oltre al 100% delle quote (del valore nominale di 70 mila euro) di una società a responsabilità limitata, avente sede legale nella provincia di Reggio Calabria ed esercente il commercio di autoveicoli, nonché l’intero compendio aziendale valutato in oltre 1,6 milioni di euro, del quale fanno parte, come detto, oltre cento veicoli per il trasporto e la movimentazione di merci.

 

Le vicende alla base della misura di prevenzione si ricollegano a investigazioni economico-patrimoniali svolte dai Finanzieri scaligeri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria nei confronti dell'imprenditore, già gravato da una serie di precedenti di polizia e giudiziari per reati vari, tra cui quello di associazione mafiosa, in ordine al quale nel 2014 egli è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere (la successiva condanna alla reclusione di 10 anni inflittagli in primo grado e poi confermata in secondo, per decisione dei giudici di legittimità è ora oggetto di un nuovo processo d’appello, tuttora in corso).

 

Le indagini dell’epoca svelarono, più in particolare, il ruolo attivo che egli avrebbe svolto nell’ambito di un’insidiosa frode fiscale commessa tramite alcune società cooperative, appositamente costituite per consentire alle aziende di trasporto riconducibili al clan di evadere le imposte e gli oneri previdenziali per decine di migliaia di euro.

 

In un’altra operazione della Guardia di Finanza fu inoltre accertato che le aziende di trasporto che facevano capo a questo imprenditore erano solite approvvigionarsi di carburante acquistato in nero e che, in particolare, la cosca “Pesce” partecipava al lucroso affare dell’acquisto di gasolio di contrabbando, per poi utilizzarlo nel rifornimento degli automezzi delle famiglie contigue alle stesse cosche di ‘ndrangheta di Rosarno.

 

L’esito dei minuziosi accertamenti patrimoniali compiuti negli scorsi mesi dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Verona è stato rimesso all’apprezzamento della Direzione Distrettuale Antimafia calabrese che, accogliendo le proposte delle Fiamme Gialle scaligere, ha richiesto e ottenuto dal Tribunale reggino il sequestro del patrimonio riconducibile all'imprfenditore ora presente nel veronese. Ciò alla luce della reiterazione nel tempo di numerose condotte indici di elevata “pericolosità sociale” che, peraltro, nel 2016 avevano portato la stessa Prefettura di Verona ad emettere una “interdittiva” antimafia nei confronti della società gestita da uno dei suoi figli.

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