"Sforno il pane ogni notte ma ho le spalle al muro per le bollette fino a 5 mila euro al mese". Il grido del panettiere e la risposta dell'associazione: "Se chiude, perde il paese"
Il maestro panettiere Markus Hofer denuncia bollette fino a quasi 5 mila euro e il rischio di dover chiudere. Dopo la lettera aperta a Kompatscher arriva la solidarietà dell'associazione Robin, che chiede interventi per artigiani ed esercizi di vicinato e riapre il tema dei benefici dell’energia idroelettrica per famiglie e imprese: " Non possiamo aspettare che chiuda l’ultimo panettiere, artigiano o esercizio di vicinato prima di preoccuparci della sopravvivenza dei nostri paesi"

BOLZANO. “La lettera aperta del maestro panettiere di Lasa, Markus Hofer, rappresenta per l’associazione per la tutela dei consumatori Robin un accorato appello che non può rimanere inascoltato: esprimiamo la propria solidarietà al piccolo imprenditore e alla sua richiesta di misure concrete a sostegno dell’artigianato locale”.
Dopo la lettera in cui il titolare del "DorfBeck"di Lasa descrive al governatore altoatesino Arno Kompatscher le difficoltà del suo piccolo panificio, denunciando una situazione diventata "insostenibile" per le piccole attività artigiane a causa dei costi elevati gestionali, e il rischio concreto di dover chiudere la sua attività, arriva immediata la presa di posizione di Robin, associazione no-profit per la tutela dei consumatori e si batte per i diritti dei consumatori soprattutto in Alto Adige.
Il messaggio dell'associazione, in estrema sintesi, è questo: “Se il panettiere del paese è costretto a chiudere è tutto il paese a perdere”.
Ma prima riprendiamo i contenuti della lettera (QUI ARTICOLO): ad essere denunciata una situazione economica ormai insostenibile per la sua attività, schiacciata soprattutto dai costi dell’energia, arrivati fino a quasi 5 mila euro al mese, e che da sei anni non gli consentirebbe più nemmeno di versare i contributi pensionistici. Hofer ha quindi allargato la denuncia alle difficoltà dell’artigianato e degli esercizi di vicinato altoatesini, contestando in particolare il sistema dei prezzi dell’elettricità in un territorio ricco di produzione idroelettrica. Al presidente della Provincia ha infine chiesto una tariffa energetica provinciale protetta per le piccole attività e un alleggerimento dei contributi sociali e pensionistici, avvertendo che senza interventi concreti molte imprese rischiano di scomparire.
Quello che Hofer descrive non sembra essere un caso isolato. In particolare, sottolinea l'Associazione Robin, piccole imprese artigiane, esercizi di vicinato, panifici, attività di ristorazione e imprese familiari devono fare i conti con elevati costi energetici, del personale e di gestione. E quando, nonostante il duro lavoro, alla fine del mese rimane appena il necessario per sopravvivere “ci si deve necessariamente porre la domanda se queste attività abbiano ancora un futuro”.
“Da tempo ci chiediamo: perché la protesta non è molto più forte?”, afferma il direttore di Robin Walther Andreaus: “Non è accettabile che le piccole imprese debbano passare da un mese all'altro da 2 mila a 5mila euro di bolletta elettrica, solo perché crisi internazionali fanno esplodere il prezzo del gas".
E poi la ripresa del tema dell'energia idroelettrica “da cui l'Alto Adige ricava la propria corrente e che non è affatto toccata da queste crisi”.
“Un'esplosione dei prezzi su questa base – specifica Andreaus – non è quindi in alcun modo giustificabile e colpisce piccole imprese e famiglie in maniera del tutto ingiustificata. Lo Statuto di Autonomia ci darebbe gli strumenti per un controllo del prezzo dell'energia elettrica. È tempo di utilizzarli”.
Per Robin, quindi, la lettera aperta rappresenta molto più della denuncia di un singolo imprenditore, ma rende visibile un “problema che riguarda sempre più piccole attività” con i costi energetici che sono diventati una voce di spesa fondamentale “che non può essere semplicemente trasferita sui clienti” dal momento che “le piccole imprese non possono aumentare i prezzi a piacimento senza rischiare di perdere la clientela”.
E quando scompare un'attività di vicinato, prosegue la nota diffusa, scompare molto più di un semplice negozio in quanto “sono in gioco posti di lavoro, valore aggiunto locale, brevi distanze, qualità della vita e vitalità dei nostri paesi”.
Robin, viene rimarcato, considera particolarmente importante la questione di come l’Alto Adige gestisca la propria ricchezza idroelettrica. “La popolazione e l’economia locale – prosegue il testo devono – poter beneficiare in modo concreto e tangibile di questa risorsa. Non può essere sufficiente continuare a sottolineare l’importanza dell’energia idroelettrica mentre famiglie e piccole imprese lamentano contemporaneamente bollette elettriche elevate”.
E poi la richiesta dell'associazione di un serio dibattito politico su come utilizzare maggiormente l’energia idroelettrica altoatesina per alleggerire i costi di famiglie e imprese locali.
“L’appello di Lasa dovrebbe essere un campanello d’allarme - sottolinea Andreaus – e non possiamo aspettare che chiuda l’ultimo panettiere, artigiano o esercizio di vicinato prima di preoccuparci della sopravvivenza dei nostri paesi. Se vogliamo preservare le piccole imprese dobbiamo garantire loro la possibilità di sopravvivere economicamente”:
Infine la richiesta alla Giunta Provinciale: prendere sul serio le preoccupazioni delle microimprese e di avviare finalmente un dibattito aperto sulla politica energetica altoatesina e sull’utilizzo del vantaggio derivante dall’energia idroelettrica.
“Perché dietro ogni bolletta elettrica – chiosa Robin – c’è una persona. E dietro ogni piccola impresa ci sono persone, famiglie e un pezzo della vita dei nostri paesi”.














