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Bolzano
23 agosto | 21:21

"Ogni notte sforno il pane per il paese, ma ho bollette fino a 5 mila euro e non riesco a pagarmi i contributi". Il grido del panettiere: "Ho le spalle al muro, così dovrò chiudere"

Bollette da 2 mila euro al mese, con picchi di quasi 5 mila, e da sei anni l’impossibilità di versare i contributi pensionistici: Markus Hofer, titolare del "DorfBeck" di Lasa, racconta le difficoltà del suo piccolo panificio e scrive una lettera aperta al presidente Kompatscher per denunciare una situazione diventata "insostenibile" per le piccole attività artigiane

"Ogni notte sforno il pane per il paese, ma ho bollette fino a 5 mila euro e non riesco a pagarmi i contributi"

LASA. Duemila euro al mese di corrente per un piccolo panificio con laboratorio annesso, con costi che hanno raggiunto un massimo di quasi 5 mila euro. E da sei anni, racconta, non riesce più a permettersi di versare i contributi pensionistici. È la situazione denunciata da Markus Hofer, titolare del “DorfBeck” di Lasa in Val Venosta che ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Provincia Arno Kompatscher con una lettera aperta.

 

Un appello che parte dalla situazione della sua attività, che Hofer definisce "il più piccolo panificio con maestro panificatore dell'Alto Adige", per allargarsi alle difficoltà dell'artigianato e degli esercizi di vicinato.

 

E il titolo scelto per la lettera non lascia spazio a interpretazioni: "La morte silenziosa dell'artigianato altoatesino – Perché il più piccolo panificio con maestro panificatore dell'Alto Adige rischia di chiudere".

 

Il panettiere si rivolge subito al governatore partendo dal tema dello spopolamento e della progressiva scomparsa delle attività nei paesi. "Nei media e nei discorsi politici della domenica si deplora continuamente la scomparsa degli esercizi di vicinato nelle aree rurali. Ci si interroga sul perché attività ricche di tradizione chiudano e i giovani se ne vadano. Se cerca una risposta, non deve fare lunghe ricerche: può trovarla direttamente qui da me, in Val Venosta".

 

"Amo il mio mestiere, rifornisco ogni giorno il mio paese di pane fresco e trascorro ogni notte nel laboratorio di panificazione", prosegue Hofer che poi entra nel cuore della denuncia: "Ma la politica provinciale sta sistematicamente togliendo a noi piccolissime imprese l'aria per respirare. Sono con le spalle al muro e, se non cambia nulla, la mia attività sarà presto tra le prossime che dovranno chiudere per sempre".

 

Il problema principale indicato da Hofer è quello dei costi dell'energia: per un unico piccolo negozio con laboratorio di panificazione annesso, spiega, "pago ormai 2 mila euro di costi per l'elettricità al mese. L'importo massimo è arrivato addirittura a quasi 5 mila”. Fatto che, rimarca, “per una piccolissima impresa è assolutamente insostenibile".

 

Le conseguenze, racconta, vanno oltre la sostenibilità immediata dell'attività. "La situazione è talmente drammatica che da sei anni non posso più permettermi di versare i contributi pensionistici. Ogni notte mi consumo le dita lavorando, per arrivare alla fine del mese e riuscire soltanto a pagare i costi fissi e le compagnie energetiche, mentre io stesso vengo spinto, consapevolmente e sotto i miei stessi occhi, verso la povertà in vecchiaia".

 

E poi l'affondo: "Come può, Signor Presidente, una piccola impresa artigiana sopravvivere in queste condizioni?".

 

Il panettiere allarga poi il ragionamento alla produzione idroelettrica dell'Alto Adige e alla storia della Val Venosta: "Ciò che rende questa situazione un'ingiustizia insopportabile è il contesto storico e morale nella nostra terra: viviamo in una regione che produce in grandi quantità energia elettrica pulita e a basso costo attraverso l'energia idroelettrica".

 

E poi il riferimento alla vicenda di Curon e del lago di Resia. "I nostri antenati qui in Val Venosta dovettero letteralmente abbandonare casa e proprietà, furono espropriati e cacciati affinché questi bacini artificiali e queste centrali elettriche potessero essere costruiti. Fu la popolazione, allora, a compiere il sacrificio. E quale ringraziamento riceve oggi?".

 

Da qui l'affondo sui costi dell'elettricità e su Alperia: "Mentre la popolazione locale e l'artigianato del territorio vengono fatti pagare senza pietà per l'elettricità, la società energetica di proprietà provinciale Alperia registra, anno dopo anno, utili record nell'ordine delle centinaia di milioni".

 

E le parole, al successivo passaggio, si fanno ancora più dure. "Che la politica si nasconda poi dietro il diritto dell'Unione europea, il libero mercato e il principio del merit order per giustificare il motivo per cui dobbiamo pagare 'prezzi del gas' per la nostra stessa energia idroelettrica non è più spiegabile ai cittadini e alle imprese. Questo non è un libero mercato, per noi è come un'estorsione sistematizzata sulle spalle dei contribuenti".

 

"I profitti derivanti dalla nostra energia idroelettrica altoatesina non devono finire nei bilanci di un gigante dell'energia che dissangua la propria gente. Devono tornare – tuona il panettiere – sotto forma di tariffe accessibili, ai cittadini e alle imprese artigiane locali che costituiscono le fondamenta dei nostri paesi".

 

Hofer conclude la lettera avanzando due richieste precise alla Provincia. "Le chiedo, in qualità di Presidente della Provincia e di principale responsabile di questa terra, di utilizzare finalmente l'autonomia dell'Alto Adige là dove è in gioco la mera esistenza delle persone".

 

La prima richiesta è l'"introduzione di una vera tariffa provinciale protetta per l'artigianato locale e gli esercizi di vicinato, che sia basata sugli effettivi costi di produzione dell'energia idroelettrica locale e non sui prezzi speculativi di borsa".

 

La seconda è un "immediato alleggerimento dei contributi sociali e pensionistici per le piccolissime imprese gestite direttamente dai titolari, affinché il duro lavoro torni a garantire una sicurezza per la vecchiaia, invece di finire in una situazione di difficoltà esistenziale".

 

In aggiunta un monito sul futuro. "Se la Giunta provinciale non interviene immediatamente e non ferma la svendita delle imprese – chiosa Hofer – presto non si spegneranno soltanto le luci del più piccolo panificio con maestro panificatore dell'Alto Adige. A quel punto morirà definitivamente la vitalità dei nostri paesi". E infine, direttamente a Kompatscher: "Da Lei non mi aspetto formule burocratiche preconfezionate, bensì risposte concrete e azioni per l'artigianato altoatesino".

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