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Trento
29 aprile | 16:06

"Sono disperata: nel mio bar lavoriamo con la paura di furti e aggressioni, in una zona di spaccio e degrado dimenticata da tutti"

Il grido d'allarme di Alina Muntean e di alcuni esasperati esercenti di via Torre Verde: "Ormai cerchiamo di chiudere presto e di essere in due quando si abbassano le serrande, perché la sensazione di insicurezza non è solo teoria ma una realtà fattuale. Non possiamo andare avanti così, ma a cinque mesi dal nostro esposto nessuna risposta dalle istituzioni"

TRENTO. "Onestamente, sono disperata. Non so più cosa fare, ma non possiamo starcene semplicemente fermi ad aspettare. Spero davvero che le istituzioni ci ascoltino, che qualcuno faccia qualcosa, che la situazione possa migliorare". Sono parole cariche di delusione ma anche di determinazione quelle di Alina Muntean, da tre anni titolare del Cafè Galasso. Un bar che insieme a tanti altri pubblici esercizi della zona intorno a via Torre Verde soffre una situazione di crescente disagio e crescente degrado. 

 

"Le cose stanno peggiorando, e velocemente - racconta Muntean a il Dolomiti -. Tutti i giorni ormai facciamo i conti con una lunga lista di episodi fastidiosi, di criminalità che però per quanto 'micro', alla lunga sfinisce. E la sera quando le strade si svuotano i vicoli intorno al bar e i giardini dei palazzi dall'altra parte della strada diventano il 'rifugio' di spacciatori e senzatetto, con tutti i rischi del caso. Ormai cerchiamo di chiudere presto e di essere in due quando si abbassano le serrande, perché la sensazione di insicurezza non è solo teoria ma una realtà fattuale". 

 

Se la vicina piazza Dante è spesso pattugliata e attenzionata, e se "la Portela" è considerata la zona più calda per la delinquenza cittadina e quindi anche lì il passaggio di volanti e pantere è costante, in via Torre Verde e nei vicoli perpendicolari alla strada i riflettori anche "mediatici" spesso non arrivano: "Questa è una zona dimenticata - ammette Alina -, lo dimostra anche il fatto che abbiamo fatto segnalazioni a tutte le istituzioni e nulla è cambiato. Pochi giorni fa una nostra dipendente è stata aggredita mentre, poco dopo la chiusura, slegava la bicicletta per tornare a casa: sono episodi che spaventano e rendono impossibile continuare a lavorare serenamente. E giorno dopo giorno conviviamo con minacce, tensioni, piccoli furti, danneggiamenti. Siamo arrivati a un punto di non ritorno: non possiamo fare finta di nulla".   

 

Anche Alessio Pallanch, titolare del salone Hair Group Trento a pochi metri dal bar, rafforza il concetto: "Mesi fa con l'aiuto di uno studio di avvocati abbiamo presentato un esposto (QUI L'ARTICOLO) a questura, procura, polizia locale, Comune e Provincia - spiega Pallanch -. E non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Nessuna. Il nostro era un grido d'aiuto, abbiamo fatto sentire la nostra voce non per criticare a prescindere, ma per portare alla luce episodi di degrado urbano legati all'emarginazione sociale. Una situazione che meritava attenzione e che invece è stata totalmente ignorata". 

 

L'esposto dello scorso dicembre si chiudeva con una serie di richieste che oggi rimangano più attuali che mai: “Si chiede che vengano rafforzati i controlli da parte delle forze dell’ordine nell’area, attivati presidi fissi o mobili di sicurezza a tutela delle persone che frequentano a vario titolo la zona, avviate azioni coordinate con i servizi sociali e sanitari per affrontare le situazioni di marginalità e di dipendenza nei soggetti fragili, ripristinate le condizioni minime di decoro urbano e di sicurezza e rafforzata l’illuminazione pubblica notturna del quartiere”.

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