Crisi in Medio Oriente e rincari: il turismo frena e la ristorazione perde il 25% del fatturato: ''Rischiamo di restare schiacciati tra l'incudine e il martello''
L'allarme di Confesercenti Alto Adige: "La prima voce a essere tagliata nel budget famigliare, è quella legata al tempo libero e ai viaggi. E questo ha conseguenze su tutta la filiera"

BOLZANO. Le tensioni in Medio Oriente e le loro conseguenze non giungono in Italia e in Alto Adige con il "solo" caro carburante. Carrello della spesa più pesante, prezzi che in generale crescono a vista d'occhio e ora anche il comparto della ristorazione in difficoltà.
Il settore dei pubblici esercizi, infatti, sta già registrando una frenata piuttosto netta, con cali di fatturato che sfiorano il 25%.
Come spiegato da Ivan Waldner, presidente di categoria per Confesercenti Alto Adige e titolare del ristorante Casa Al Torchio a Bolzano, il legame tra geopolitica e consumi quotidiani è più stretto di quanto sembri.
Quando l'incertezza globale aumenta e i prezzi dei carburanti minacciano di salire, la prima voce a essere tagliata nel budget delle famiglie è quasi sempre quella legata al tempo libero e ai viaggi di piacere.
C’è poi un fattore psicologico non trascurabile che spinge le persone a restare più vicine a casa, preferendo evitare spostamenti internazionali in fasi di instabilità.
Questa contrazione non colpisce solo i singoli locali, ma si estende a macchia d'olio lungo tutta la filiera, arrivando fino ai fornitori che confermano una diminuzione dei volumi distribuiti.
E poi cresce la preoccupazione sul fronte dei costi.
Se al momento non si registrano ancora aumenti significativi delle materie prime, le prospettive restano incerte, soprattutto per i prodotti freschi, più esposti alle dinamiche dei trasporti.
“C’è incertezza su quello che potrà accadere a livello delle materie prime. Sappiamo che queste crisi iniziano a incidere sui trasporti e poi si riflettono sui beni al consumo. I prodotti freschi, in particolare, sono i primi a risentirne perché dipendono da tempi stretti tra produzione e consegna”, spiega Waldner.
A questo si aggiunge il tema dell’energia, già centrale negli ultimi anni. Molte imprese hanno mitigato il rischio attraverso contratti a costo fisso dopo la crisi legata al conflitto in Ucraina, ma l’andamento dei mercati resta un fattore di attenzione.
“Il rischio, insomma, è di trovarci in breve tra l’incudine di un flusso turistico e di clientela frenato e il martello di costi di materie prime in aumento”, conclude Waldner.












