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| 10 lug 2022 | 10:04

Dal sequestro di 487mila euro al Brennero ai traffici della ‘ndrangheta sul lago di Garda: sgominato un giro di usura, estorsione e riciclaggio

La guardia di finanza ha portato alla luce un giro di fatture false per oltre 50 milioni di euro. L’organizzazione criminale legata alle famiglie della ‘ndrangheta era attiva nella zona del lago di Garda e avrebbe creato una sorta di mercato di servizi fiscali illeciti messi a disposizione di alcune imprese compiacenti

Dal sequestro di 487mila euro al Brennero ai traffici della ‘ndrangheta sul lago di Garda
Foto d'archivio
di T.G.

BRESCIA. La presenza della ‘ndrangheta sul lago di Garda è ormai assodata. Qui l’organizzazione mafiosa investe i proventi delle attività illecite o crea dei traffici paralleli come quello recentemente scoperto dalla guardia di finanza che ha portato alla luce un giro di fatture false per oltre 50 milioni di euro. L’organizzazione, attiva in particolare sulla sponda bresciana del lago di Garda, avrebbe creato una sorta di mercato di servizi fiscali illeciti messi a disposizione di alcune imprese compiacenti.

 

Così è scattata l’operazione congiunta di polizia e guardia di finanza che in un primo momento (ottobre 2021) aveva portato all’arresto di 14 soggetti a cui si sono aggiunti altri 7 indagati. Le ipotesi di reato vanno dall’usura all’estorsione, passando per il riciclaggio e l’evasione. Tra le 7 persone fermate di recente, due si trovano in custodia cautelare in carcere, tre agli arresti domiciliari, mentre per due soggetti sono state previste delle misure interdittive dell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

 

I proventi dell’evasione fiscale venivano monetizzati all’estero. Tutto è partito nel marzo nel 2020 quando, in pieno lockdown, la polizia ha intercettato e sequestrato denaro contante per oltre 487.000 euro che veniva trasportato da corrieri attraverso il Brennero. Nel luglio dello stesso anno era avvenuto un altro sequestro per oltre 170.000 euro nei confronti di un cittadino nullatenente di nazionalità straniera.

 

L’esecuzione della seconda fase dell’operazione è stata curata, sotto il coordinamento della locale Procura, dalla Squadra mobile e dal Gico di Brescia, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, del Servizio centrale operativo e di altre articolazioni della polizia di Stato e della guardia di finanza di Reggio Calabria, Catanzaro, Gioia Tauro, Bergamo e Milano.

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