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Trento
25 marzo | 21:32

Chiavette Usb con 'dentro' aziende con prestanome e crediti inesistenti vendute come imprese 'vere', minacce e usura: così la 'ndrangheta è arrivata in Trentino Alto Adige

La Procura di Trento: "La 'ndrangheta oggi fa finanza, attraverso società fittizie, false partita Iva, evasione del fisco e cessione dei crediti". Da Isola Capo Rizzuto la cosca si era ramificata nel Nord dalla Lombardia all'Alto Adige

Chiavette Usb con 'dentro' aziende con prestanome e crediti inesistenti vendute come imprese 'vere'

TRENTO. "La 'ndrangheta oggi fa finanza, attraverso società fittizie, false partita Iva, evasione del fisco e cessione dei crediti". Queste le parole di Sandro Raimondi, il procuratore della Repubblica di Trento commenta l'operazione "Blizzard - Folgore" scattata all'alba con l'arresto di 17 persone con l'accusa di associazione di tipo 'ndranghetistico. Una ramificazione arriva anche in Alto Adige. "Dopo l'inchiesta Perfido, un'altra operazione che testimonia l'insidiosità di queste associazioni che così operavano una distorsione del mercato e delle regole".

 

Tra i reati contestati figurano estorsione e usura con l'aggravante mafiosa. Presenti anche armi. Alcuni affiliati, seppur in carcere, erano in possesso di cellulari e riuscivano a impartire ordini e mantenere i contatti con l'esterno. E una particolarità è stato il ritrovamento di una chiavetta Usb contenente i dati di un'azienda sostanzialmente fittizia. Un'operazione ampia e capillare. Gli arresti sono stati effettuati nelle aree di Crotone, Milano, Verona, Bolzano, Napoli, Perugia e Caltanissetta. Sono state effettuate 13 ulteriori perquisizioni. Emesso un decreto di sequestro preventivo d'urgenza nei confronti di 23 soggetti e delle società a loro riconducibili.

L'esecuzione dei vari provvedimenti si è svolto nelle aree di Bolzano, Bologna, Crotone, Milano, Roma, Foggia, Salerno, L'Aquila e in Svizzera per un valore complessivo di circa 30 milioni di euro. Una stima per il momento considerata prudenziale dalle forze dell'ordine.

 

L'indagine, diretta dalla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Ros, in collaborazione con i carabinieri del comando provinciale di Crotone e dello squadrone elitrasportato "Cacciatori", si è sviluppata con il coinvolgimento della Procura della Repubblica di Trento. In Alto Adige è stato, infatti, individuata una persona ritenuta chiave per caratura e contesto criminale di operatività. 

 

Le attività sono partite da Isola Capo Rizzuto, una tra le locali più attive e antiche che si riferisce a Francesco, Carmine e Nicola Arena. La prima sentenza sul sodalizio risale al 1975 e l'organizzazione ha superato anche due cruente guerre 'ndranghetiste a cavallo tra gli anni '70 e '80 e '90/2000. "C'è stata un'evoluzione con la capacità di infiltrare il tessuto economico, anche sul territorio nazionale con una proiezione verso il Nord Italia".

 

Nel corso delle indagini si è arrivati anche in provincia di Bolzano, "in particolare un esponente legato alla famiglia Manfredi. Un imprenditore originario di Isola Capo Rizzuto svolgeva da 'collanteper gli interessi della cosca. Così ha avviato una serie di progetti imprenditoriali di natura criminale, basati prevalentemente sulla commissione di reati di natura economico - finanziaria".

 

Da qui una manovra nazionale non numericamente elevata, viene segnalato, ma molto qualificata e capillarmente strutturata. Le intercettazioni hanno messo in luce l'utilizzo delle regole della 'ndrangheta tra affiliazioni e cariche, mentre oggi, martedì 25 marzo, è stato rinvenuto un foglio databile al 1976 con alcuni rituali sull'ingresso e la partecipazione alla cosca.

 

Questa operazione è considerata un tassello di una serie di attività svolte negli anni scorsi. In questo caso si parla di forza imprenditoriale e frodi sistemiche con referenti in importanti aree per gli affari. Le intercettazioni ambientali hanno definito anche l'esistenza e di una strutturazione della 'ndrangheta in Lombardia.

 

"Gli indagati prendevano il controllo di società decotte o dormienti per rivitalizzare con un prestanome e la creazione di crediti fittizi e inesistenti". A quel punto avvenivano "fusioni per incorporazione" oppure si registrava un utilizzo nel sistema delle compensazioni d'imposta. Particolare il passaggio della "proprietà". Una chiavetta Usb con tutti i dati e dettagli: dalla carta d'identità della "testa di legno" ai registri. Il prezzo stimato era sulla percentuale di credito a disposizione del compratore, per esempio 30 mila euro sulla dotazione di 300 mila.

 

In questo modo le aziende avrebbero partecipato a bandi e appalti con un vantaggio sulla concorrenza, tra pagamenti Iva e contributi sui dipendenti, e quindi la possibilità di presentare prezzi molto più bassi. C'è poi anche il reato di usura. "Avvicinavano imprenditori in difficoltà perché creditori non corrisposti, si rivolgevano a questi soggetti per finanziamenti a tassi stratosferici, circa il 10% base mensile". Non mancavano anche minacce e intimidazioni.

 

"Un imprenditore aveva ottenuto il pignoramento di un immobile, che si è rivelato di interesse per un appartenente dell'associazione. Si è passati dalla trattazione giuridica a rapporti di forza. Non ha ceduto subito alle minacce e si è mosso l'organigramma a tutti i livelli fino al capo del sodalizio criminale". Disponevamo di molte armi e avevano anche allestito un campo di addestramento e di esercitazione.

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