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Omicidio Perraro, Manfrini: ''Non ricordo ma non sono stato io''. La difesa accusa il cane ma lui ammette ''era legato ad un ulivo a qualche metro dal corpo''

Manfrini rompe il silenzio e spiega la sua versione in udienza. Tra un ''non ricordo'' e qualche contraddizione (prima si è detto “astemio” anche se “non del tutto” ma poi ha raccontato di aver bevuto la sera in cui la moglie Eleonora è stata uccisa) ecco quanto è emerso in aula mentre la nuova ipotesi della difesa è che ad assalire la donna sia stato Achille, il Labrador di 10 mesi della coppia

Di Filippo Schwachtje - 28 April 2021 - 06:01

TRENTO. Dopo un anno e mezzo di silenzio arrivano le prime parole di Marco Manfrini: sentito oggi, 27 aprile, in Corte d'Assise al Palazzo di Giustizia di Trento, l'unico imputato per l'omicidio della moglie, Eleonora Perraro, continua a dire di “non ricordare” cosa sia successo nella notte tra il 4 ed il 5 settembre del 2019, quando al bar Sesto Grado di Nago Perraro è stata barbaramente assassinata, ma di essere sicuro di “non averla uccisa". I Carabinieri giunti sul posto quel giorno avevano ritrovato Manfrini in stato di shock sulla scena del crimine, con i vestiti sporchi di sangue.

 

La sostanza rimane quindi la stessa: secondo la difesa a strangolare e mordere ripetutamente il corpo della moglie non sarebbe stato Manfrini (accusato di omicidio volontario aggravato), che ha ripetuto anche questa mattina di “essersi addormentato” prima della donna dopo aver consumato insieme a lei diversi bicchieri e aver fumato dell'erba farmaceutica” dice l'imputato, che “ci aveva regalato il gestore del bar Sesto Grado”.

 

I morsi sarebbero quindi da attribuire secondo l'impianto difensivo costruito dall'avvocata Elena Cainelli ad Achille, il cane della coppia, un Labrador di 10 mesi (all'epoca) che a sentire l'imputato sarebbe stato un "suo regalo per la moglie". Una virata decisa rispetto a quella che sembrava la tesi iniziale della difesa, ovvero la presenza sulla scena di un misterioso secondo uomo, e che chiama in causa il cane che avrebbe a quanto pare strangolato la sua padrona con una zampa sul collo (non si sa come, ma toccherà ai periti illustrarlo nella prossima udienza il 18 maggio) per poi mordere la donna, spiegando così l'origine dei segni di denti sul suo volto. La famiglia della vittima comunque ha rigettato completamente la tesi, restituendo un quadro dell'animale incompatibile con la figura di “killer” (Qui Articolo).

 

In ogni caso il presidente della Corte d'Assise Giuseppe Serao ha deciso di accettare l'istanza presentata dalla difesa per far esaminare il cane ad un consulente tecnico di parte. Sarà da vedere poi se i risultati dell'analisi saranno giudicati ammissibili, ovvero se lo stato attuale dell'animale verrà considerato paragonabile a quello del settembre 2019.

 

Restano comunque da chiarire le dinamiche che avrebbero portato Achille a scagliarsi contro la sua padrona, arrivando addirittura ad ucciderla, visto e considerato che secondo l'imputato il cane non sarebbe stato "aggressivo" e non "aveva mai dato problemi". Secondo quanto riportato da Manfrini oltretutto, la sera del 4 settembre il Labrador sarebbe stato “legato ad un albero”, dove l'avrebbero poi ritrovato la mattina successiva i Carabinieri giunti sul posto, uno dei quali, chiamato come teste dalla difesa, ha confermato in seguito che Achille era “legato ad un ulivo a qualche metro dal corpo” e che gli uomini delle forze dell'ordine avrebbero chiesto a Manfrini di “spostarlo per non inquinare la scena del crimine”.

 

In generale le risposte dell'imputato alle domande del Pm De Angelis e della parte civile sono state piuttosto confuse. Manfrini si è prima detto “astemio” (anche se “non del tutto”) ma poi ha raccontato di aver bevuto la sera in cui Perraro è stato uccisa prima “una birra a cena” ed in seguito “della crema al whisky” insieme alla moglie, prima di passare al whisky vero e proprio, di cui la coppia ne avrebbe consumati almeno “quattro o cinque bicchieri” e la parte rimanente dell'intera bottiglia mentre entrambi consumavano “dell'erba”. A regalare la sostanza alla coppia sarebbe stato, dice Manfrini, “il gestore del bar” Sesto Grado. Secondo l'imputato sia lui che la moglie erano "contenti" dopo la decisione di tatuarsi i rispettivi nomi sugli avambracci maturata solo qualche ora prima. "Finora ero troppo scioccato per parlare" ha detto ancora Manfrini "eravamo innamorati l'uno dell'altra, io ero 'cotto' di lei".

 

Molte delle domande dell'accusa si sono poi concentrate sulla presenza della dentiera dell'imputato in terra. “Non la metto mai” ha risposto Manfrini, che assicura di usare la protesisolo durante i pasti” e di non ricordare quando l'aveva tolta quella sera. Si sarebbe invece “sfilata da sola” la fede dell'uomo, ritrovata sotto un pouf del locale insieme al suo portafoglio (“mi sarò addormentato lì, non lo so”).

 

Sono stati in tutto 11 i teste portati dalla difesa, tra cui la nipote, la sorella e la madre di Manfrini che in conclusione ha difeso strenuamente il figlio: “Se ha bisogno di me io ci sarò sempre per aiutarlo”.

 

La prossima udienza il 18 maggio, quando verranno presentate le analisi dei periti della difesa

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