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Ovini ''fantasma'' trentini per i contributi Ue dai pascoli nel Lazio, nei guai pastore e veterinario. Broch: ''Ci batteremo contro le speculazioni''

Il meccanismo, di fatto, ribalterebbe quello della cosiddetta ''mafia delle malghe'' che importa capi per ampliare i pascoli e ottenere più contributi dalla Ue. Qui gli ovini erano trentini e i pascoli nel Lazio solo che dalla Valsugana non si sarebbero mai spostati anche se i certificati dicevano il contrario

Di Luca Andreazza - 05 ottobre 2021 - 21:16

TRENTO. Una truffa da circa 180 mila euro ai danni dell'Unione europea avvenuta ''fingendo'' di spostare delle pecore ''trentine'' nel Lazio per ottenere i contributi ma, di fatto, non facendole mai partire. Questa l'ipotesi di reato che coinvolge un allevatore e un veterinario trentino, operativi nell'area della Valsugana, e un'azienda di trasporto veneta, che, di fatto, ribalterebbe proprio il meccanismo di quella che da molti veniva descritta come ''mafia delle malghe'': e quindi il fenomeno degli allevatori trentini che importano dei capi per aumentare le superfici di pascolo e ottenere così più contributi dalla Ue, di fatto attenendosi alle normative anche se in alcuni casi sfociando nella speculazione.

 

Qui i pascoli erano nel Lazio, le pecore sarebbero dovute essere trentine, ma nel Centro Italia non sarebbero nemmeno mai arrivate anche se alla fine sarebbe stato certificato il contrario. Le indagini avrebbero (e i condizionali sono sempre d'obbligo fino a condanna definitiva) fatto emergere che svariati ovini si sarebbero dovuti trovare nelle campagne laziali in località Campistrello di Vivaro Romano ma in realtà non si sarebbero mai mossi dal Trentino. L'allevatore attraverso una serie di artifici nelle documentazioni sarebbe così riuscito a incassare 179.694 euro di contributo dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura

 

La Procura, coordinata dal pm Davide Ognibene, ha iscritto nel registro degli indagati tre persone: un allevatore in quanto socio dell'azienda agricola; un veterinario in quanto pubblico ufficiale (avrebbe inserito per via telematica la dichiarazione di provenienza e destinazione delle pecore, oltre alla dichiarazione di aver visitato gli animali).

 

Nei guai anche il titolare della ditta di trasporti veneta che avrebbe redatto una dichiarazione, ritenuta falsa, nella quale veniva attestato il trasferimento degli animali dal Trentino al Lazio. I fatti contestati risalgono al 26 maggio 2014. Successivamente a novembre avrebbero compilato un'altra dichiarazione per il trasferimento di altri 150 ovini. 

 

Un'operazione partita dai forestali di Tivoli. A seguito di alcune verifiche hanno notato che questi animali non erano presenti sul territorio e che il mezzo non era mai partito dal Trentino, come evidenziato dal telepass sui controlli autostradali.

 

Un modus operandi simile a quello dei cosiddetti pascoli fantasma in Abruzzo e che in qualche modo ricorda quello che abbiamo sopra citato della cosiddetta ''mafia delle malghe'' con il grido d'allarme degli allevatori: "Alcuni di noi sono stati messi in condizione di non poter più vivere le malghe" (Qui articolo). Situazioni in agenda anche del nuovo presidente degli allevatori, Giacomo Broch: "Mi sono sempre battuto per i tanti piccoli allevatori di montagna. Certe cifre vengono guadagnate solo con il sudore del duro lavoro quotidiano. Ma c'è un mondo di speculazione che danneggia tutto il sistema e per questo deve prestare grande attenzione". 

 

E' stato eletto all'unanimità presidente della Federazione provinciale allevatori del Trentino, Broch, titolare dell'azienda agricola che opera a passo Cereda e impegnata nell'allevamento di bovini da latte, è stato vice presidente dal 2014 e componente del consiglio di amministrazione dal 2010.

 

Sempre nel movimento cooperativo trentino, Broch vice presidente anche di Cooperfidi, ha raccolto il testimone di Mauro Fezzi che ha guidato la realtà di via delle Bettine per sei anni, dal 2015 al 2021. Il numero uno degli allevatori traccia le linee prioritarie del mandato. "Un problema sono i grandi carnivori: oggi un allevatore impegnato nelle malghe è in grande difficoltà".

 

L'invito alla categoria è quello della coesione. "I vari attori del settore devono trovare unità per affrontare le sfide del futuro. E un altro punto è il riconoscimento dell'importanza del latte, una produzione che può e deve essere trainante per il Trentino. Gli allevatori devono poter avere i giusti riconoscimenti perché rappresentano il primo presidio del territorio e dell'ambiente", conclude Broch.

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