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Trento, vaccino anti-Covid alla moglie giudice, Nava: ''Mancavano nominativi ed ho dato il suo nome. Un errore, me ne assumo la responsabilità''

Enrico Nava, direttore per l'Integrazione socio sanitaria dell'Apss, spiega al Dolomiti le ragioni che lo hanno portato alle dimissioni dal suo ruolo. Il cinque gennaio alla moglie è stato somministrato il vaccino anticovid. "Mi sono trovato casualmente in un ufficio dove alcuni colleghi stavano completando le liste di persone da vaccinare e stavano cercando i nominativi per coprire tutti i posti al fine di non buttar via le dosi di vaccino. Allora ho fatto il nome di mia moglie''. Indagine interna dell'Apss

Di Giuseppe Fin - 27 March 2021 - 09:28

TRENTO. “E' stato un mio errore, una mia leggerezza imperdonabile. Capisco che l'immagine dell'Azienda sanitaria sia stata lesa e per questo ho proposto le mie dimissioni che credo saranno accettate”. Le parole sono quelle di Enrico Nava, direttore per l'Integrazione socio sanitaria dell'Apss, che al giornale il Dolomiti ha spiegato per quale motivo sua moglie, la giudice Alma Chiettini, 60 anni, sia stata vaccinata i primi giorni di gennaio, un fatto che nelle scorse ore ha portato alle sue dimissioni (Qui l'articolo).

 

“Voglio subito chiarire che nessuno mi ha imposto di dimettermi” ci spiega. “Ho assunto questa decisione in estrema autonomia e senza alcun tipo di sollecitazione perché ho commesso un errore e mi assumo la responsabilità di quello che è accaduto”.

 

Il tutto è iniziato i primi di gennaio. Sono i giorni in cui si sta organizzando la campagna vaccinale, si attendono gli arrivi di nuove dosi per gli ospiti delle case di riposo e per i sanitari che operano in prima linea. Si stanno stilando liste di persone da vaccinare e risolvendo problemi logistici.

 

“In quei giorni – afferma Nava – mi sono trovato casualmente in un ufficio dove alcuni colleghi stavano completando le liste per vaccinare e stavano cercando i nominativi per coprire tutti i posti al fine di non buttar via le dosi di vaccino. Mancando alcuni nominativi ho detto: vabbè se manca qualcuno mettete dentro mia moglie. Cosa che è stata fatta”.

 

In quel momento la moglie di Nava è stata inclusa nella lista delle persone da vaccinare. “E' avvenuto in un certo contesto – spiega ancora Nava – se fosse accaduto 10 o 20 giorni dopo me ne sarei guardato bene nel dire quelle parole. Mi sono trovato veramente in una circostanza casuale e fortuita”.

 

Nessuna chiamata imperativa o mail , ha chiarito il dirigente dell'Azienda sanitaria dimissionario. “Non ho mai lavorato per me stesso, né per la mia famiglia. E' stato per tappare un buco. E non potevo sapere che nei giorni successivi uscisse quella polemica che abbiamo visto a livello nazionale di dosi di vaccino date agli amici. La mia azione non è stata una cosa meditata” si giustifica.

 

L'inserimento del nome della moglie di Nava nella lista delle persone da vaccinare è avvenuto il 2 – 3 gennaio e la somministrazione è avvenuta poi il 5 gennaio. “Quando poi lei si è presentata per farsi vaccinare – continua Nava – c'è stato un collega che ha visto il nominativo e che ha chiesto chi era. Mia moglie ha risposto e poi la faccenda si è chiusa. Salvo poi nella giornata di ieri, questo mio collega ha detto di voler denunciare il tutto”.

 

Enrico Nava, vista la situazione, ha deciso di informare il direttore generale . “Gli ho spiegato di aver commesso questo tipo di errore e me ne assumo la responsabilità. Non posso esporre il mio ente a questo massacro mediatico che ci sarà. Mi assumo la piena responsabilità, è da 33 anni che lavoro per il servizio sanitario provinciale, credo di aver dato molto all'azienda e dall'azienda ho ricevuto anche molto”.

 

Nava si dice “dispiaciuto” per non dire “abbattuto”. “Non è stata portata via la dose a nessuno perché in quei giorni la vaccinazione era agli inizi e solo successivamente sono state indicate le categorie prioritarie” spiega ancora a Il Dolomiti.

 

L'errore comunque resta. “Una leggerezza imperdonabile” sottolinea lui.

 

L'azienda sanitaria ha avviato una indagine interna per capire in modo esatto cosa è successo. Circa la rilevanza penale della vicenda Nava spiega: “Non mi pare che ci sia. Non ho fatto certo valere il mio ruolo. Mi riferivo a colleghi con cui collaboravo da anni. Non ho telefonato o mandato mail imperative. E' stato tutto molto casuale e se non mi fossi trovato nell'ufficio in quel giorno e a quell'ora non avrei certamente chiesto nulla. In questo contesto in cui si sta facendo la caccia alle streghe, dove ci sono persone lasciate fuori dalla vaccinazione, capisco che l'immagine azienda venga lesa ed io mi sento responsabile”.

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