Aborto, un diritto non sempre garantito. Associazione Coscioni : “Obiettori in Trentino? Non sappiamo quanti sono: lo Stato non ce lo dice”
Il Ministero della salute “dovrebbe rendere pubblici, ma di fatto pubblica in ritardo”, i dati che riguardano la presenza di obiettori di coscienza.“ Noi della Coscioni abbiamo intercettato 180 strutture in Italia cercando di quantificare e (localizzare) gli obiettori di coscienza. Ovviamente non ci siamo riusciti. Un dato che sarebbe fondamentale rendere noto per poter così indirizzare al meglio le utenti”

TRENTO. L’aborto in Italia è un diritto sancito dalla legge ma non ci è dato sapere “con quali modalità e tempistiche il servizio verrà garantito”, suggerisce a Il Dolomiti Cristiano Modanese, membro attivo della cellula trentina dell’associazione Luca Coscioni, che lotta per l’affermazione delle libertà civili e dei diritti umani. Se i dati relativi alle interruzioni di gravidanza (ivg) praticate in Italia (la cui cifra è negli ultimi anni diminuita) insieme al numero di strutture ivg sono infatti noti, non è invece “chiaro se, entrando in una data struttura, una donna riuscirà poi di fatto a abortire o meno”, precisa Cristiano.
Una riflessione, quella di Modanese, che parte non soltanto da quei dati che a cadenza annuale il Ministero della salute “dovrebbe rendere pubblici, ma di fatto pubblica in ritardo”, ma soprattutto “a quanto non viene in alcun modo specificato. Noi della Coscioni abbiamo intercettato 180 strutture in Italia cercando di quantificare e (localizzare) gli obiettori di coscienza. Ovviamente non ci siamo riusciti. Un dato che sarebbe fondamentale rendere noto per poter così indirizzare al meglio le utenti”, dichiara.
Il fatto che una data struttura si presenti “come luogo che offre l’interruzione di gravidanza non dimostra infatti che questa garantisca il sevizio entro determinate tempistiche”, soprattutto se all’interno “vi opera un professionista che ha un orientamento di pensiero che non troppo bene si sposa con quello delle utenti che potrebbero approdarvi”, spiega il membro trentino della Coscioni con dati alla mano: “Le informazioni che possediamo sono quindi parziali o comunque poco significative”.
“Come associazione Coscioni, la nostra volontà di approfondire l’argomento aborto con la nostra ricerca Mai Dati, con la quale sollecitiamo gli enti a fornire un servizio adeguato alle donne (Qui il link), è partita quindi da questa carenza di informazioni – precisa– Ci dicono che qua e là ci sono strutture ivg ma la nostra esperienza (e relative segnalazioni) ci insegna che quando una donna entra in un ospedale, non sempre riesce ad abortire, anche in Trentino. A volte ci troviamo infatti dinanzi a strutture ivg in cui lavorano obiettori di coscienza, che inducono le pazienti a cambiare idea o che ritardano gli appuntamenti – continua Modanese -. Lo Stato dovrebbe invece non soltanto fornire queste informazioni in maniera lampante, per poter così garantire davvero un diritto sancito dalla legge, ma soprattutto pensare di intercettare i medici obiettori per farli esercitare in strutture che non limitino o impediscano di garantire un servizio cruciale come quello relativo all’interruzione di gravidanza: se i professionisti giusti fossero messi nel posto giusto tutto funzionerebbe certamente in maniera diversa o addirittura migliore - conclude -. Una donna dovrebbe poter avere a disposizione gli strumenti giusti per sapere esattamente dove andare o cosa fare”.
Nel report dell’Azienda sanitaria di Trento, che cita le varie strutture ivg presenti sul territorio italiano, vi è (non a caso) scritto che “eventuali problemi nell’accesso al percorso ivg potrebbero essere riconducibili ad una inadeguata organizzazione territoriale”, a testimonianza del fatto che ancora oggi vi sono donne che per qualche motivo non (sempre) riescono ad accedere al servizio d’interruzione di gravidanza: “La percentuale di donne trentine che nel 2020 è ricorsa ad una struttura extra-provinciale è pari al 7,4% del totale di ivg eseguite dalle donne residenti (538), proporzione inferiore a quella dei 5 anni precedenti, probabilmente perché l’emergenza da Covid-19 ha limitato gli spostamenti interregionali per alcuni mesi del 2020 - recita il resoconto -. Per le donne residenti in Primiero la fuga extra-provinciale per ivg è pari al 72,7%, per le altre reti professionali territoriali varia dallo 0,0% della val di Cembra e Alta Valsugana fino al 16,7% della val di Sole''.
''Dati che lasciano pensare a una carenza di strutture in Trentino nonché a una mancata garanzia effettiva del servizio - commenta Modanese -. Diventa complicato parlare di cose che fluttuano in una zona grigia: fatti che in fondo tutti sanno ma che non sono oggettivabili o dimostrabili in maniera certa, quindi argomenti che non si possono affrontare. Ci dicono che i servizi ci sono: resta solo da sperare che, se non ci forniranno informazioni più precise, le strutture garantiscano al 100% le interruzioni di gravidanza, a tutte le donne”.












