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| 04 nov 2022 | 16:17

''Condivivi'': su ogni tavola dei lavoratori anche un pezzo di solidarietà. Ogni buono utilizzato alle ''mense diffuse'' finanzierà progetti sociali di inclusione

Un inedito progetto di collaborazione tra "Cibuspay", innovativo sistema smart per i buoni pasto aziendali e la Cooperativa  La Rete. Per ogni buono che sarà utilizzato nelle "mense diffuse" l'uno per cento entrerà in un fondo che finanzierà progetti sociali di inclusione e per i diritti che saranno scelti sul territorio trentino da un comitato scientifico. Ai ristoratori garantiti guadagni più alti e burocrazia annullata. Alle aziende duttilità massima

TRENTO. “Mangia, prega, ama”. È il titolo di un film senza gloria e senza infamia che Julia Roberts girò dodici anni fa. Azzardando nella piroetta verbale a puro uso di incipit si potrebbe buttar lì un parallelo con l’iniziativa presentata venerdì 4 novembre a Trento su un tandem nemmeno troppo immaginario che vede pedalare all’unisono un imprenditore (e socio) dalle vedute piuttosto avanzate e una cooperativa sociale dalla pratica inclusiva piuttosto consolidata.

 

L’accoppiata tra “Cibuspay” - (alternativa Smarth ai vecchi e macchinosi Buoni Pasto) un’ormai “fu startup” di nascita altoatesina che va oggi annoverata nel catalogo delle imprese di affermata innovazione) – e La Rete potrebbe utilizzare così com’è il titolo del film di cui sopra, con l’obiettivo di promuovere una proposta che mira a tenere in stabile equilibrio affari e solidarietà.

 

Basterebbe solo una piccola modifica ed il messaggio non perderebbe di impatto. E allora “Mangia, se ti va e se ci credi prega ma soprattutto ama”. Nel senso di amare il prossimo quando è più fragile. Nel senso di farsi parte attiva (non solo a parole) per sostenere progetti di comunità sul territorio trentino.

 

Un sostegno che vorrebbe concretizzarsi attraverso il business. Un business senza infingimenti retorici e senza ipocrisie se è vero che nell’illustrare la sua proposta Davide Baio, ristoratore e co-fondatore di Cibuspay, non vuol farsi passare per benefattore che rinuncia al guadagno ma convintamente perora la causa di un’imprenditoria capace di non chiudersi ai bisogni, destinando ai più deboli parte degli utili.

 

Questo concetto – un impegno che sarà facilmente verificabile quando l’accordo ora di intenti si farà sostanza – si sintetizza in uno slogan/campagna che da ieri mattina è passata dalle quinte al palcoscenico, dal mettere a punto alla pubblica accelerazione. Lo slogan? “Condivivi”, non tanto un acronimo quanto l’azzeccata composizione tra due aspetti irrinunciabili della socialità: il cibo come soddisfazione del corpo ma soprattutto dell’anima quando è occasione di incontro e appunto di condivisione di tutto quanto non sta necessariamente dentro un piatto; il vivere bene quando non si vive guardandosi solo l’ombelico ma, al contrario, quando dall’io (oggi l’egoismo è dilagante) si passa e si pratica il “noi”.

 

Che c’azzecca tutto questo con un business dei “buoni pasto” qual è “Cibuspay”? C’azzecca nel momento in cui il patto tra provato e cooperativa prevede che il pasto aziendale diventi automaticamente uno strumento per finanziare attività solidali, in base alla scelta di esperienze territoriali affidata ad un comitato scientifico che sarà partorito entro novembre.

 

Per farla breve: più cresceranno le adesioni delle aziende al sistema inventato da “Cibuspay” (già diffuso nel triveneto ma con ambizioni nazionali dichiarate), più saranno i commensali di quella che viene chiamata “mensa diffusa”, più fondi ci saranno per le associazioni, le cooperative, i gruppi che lavorano nel terreno della solidarietà e dei diritti.

 

Un terreno purtroppo sempre più fertile di disagi da affrontare e sempre più arido di finanziamenti pubblici. Non a caso Mauro Tommasini, direttore de La Rete, evidenzia pur nel suo inguaribile eccesso di enfasi una necessità incontestabile: chi oggi opera nel sociale e vuol dare continuità ai propri progetti deve sondare il terreno dell’apporto economico dei privati con la stessa caparbietà con la quale va pretesa l’attenzione finanziaria pubblica. Se “Condivivi” avrà successo lo si capirà presto. La fiducia dei promotori è al diapason per ragioni diverse ma egualmente ottimistiche.

 

La Rete è esattamente quel che dice il nome per i disabili, le loro famiglie, l’universo ampio di volontariato che rende possibili le attività. Questa rete - con la “r” minuscola ma con una presenza maiuscola nella società trentina – sarà il motore per far correre “Condivivi”. Sul fronte imprenditoriale le carte da giocare (già sul tavolo con parecchie partite vinte, ci si dice), sono un meccanismo che garantisce ai ristoratori l’assenza di burocrazia, una duttilità sconosciuta ad altri concorrenti e soprattutto un guadagno che renderebbe appetibile la disponibilità ad accettare i buoni pasto.

“È innegabile – spiega Davide Baio – che per i ristoratori i buoni pasto fino ad oggi sono stati un peso che ha portato tanti a rinunciare. Per gestire le commissioni capestro poste da aziende per altro straniere, che non versano tasse in Italia, c’è un solo modo: abbassare la qualità del servizio ai lavoratori. Noi ribaltiamo il discorso. Vogliamo la qualità perché la qualità farà crescere le adesioni di aziende e attività, anche le più piccole, di ristorazione. La nostra concorrenza è duplice: alziamo di molto il guadagno di chi ci sceglie e nello stesso tempo gli facciamo guadagnare il tempo delle incombenze tecnico burocratiche che ci accolliamo in toto. Rimborsando i buoni pasto in cinque giorni anziché in un mese”.

 

Seguendo l’appassionata spiegazione del manager/App-pripista ci si perde nei dettagli senza capirci un tubo. Si è però intuito, pur da profani della materia, che la tecnologia usata da “Cibuspay” fa della semplicità (il miracolante clic) una virtù utile sia a chi fornisce i buoni pasto sia a chi ne può usufruire in forme molto agili. Insomma, si potrebbe far bingo e in quel caso a vincere parte del montepremi – un sostanzioso un per cento di ogni buono utilizzato – sarebbero organizzazioni solidali di territorio.

 

“La Rete – precisa e ripete Tommasini – si mette a disposizione per costruire assieme a Cibuspay, alle aziende e alle attività di ristorazione un’esperienza nuova e stimolante: dal cibo alle storie, alla comunicazione”. Praticare ma anche raccontare la condivisione, le persone, i traguardi raggiunti e quelli da raggiungere. Alla Rete non sono nuovi a queste scommesse: la bolletta solidale con Dolomiti Energia è diventata etica diffusa. Forse l’etica non diventerà mai una voce fissa dei bilanci aziendali.  Se tuttavia si smettesse di considerarla una voce del passivo ci si potrebbe accontentare. 

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