Covid, 1 trentino su 50 contagiato a cavallo delle feste natalizie. Sospesa l'attività operatoria programmata a Rovereto e Borgo
Pier Paolo Benetollo, direttore del Servizio ospedaliero provinciale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari: "Oggi i pochi non vaccinati occupano due terzi dei posti letto in rianimazione. Invece tra i vaccinati in ospedale c'è una differenza tra le persone che hanno fatto l'ultimo dose oltre 4 mesi fa: corrono dieci volte di più il rischio di essere ricoverati"

TRENTO. "La vaccinazione rappresenta un argine contro i ricoveri in ospedale nei reparti Covid e in terapia intensiva". A dirlo Pier Paolo Benetollo, direttore del Servizio ospedaliero provinciale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. "Oggi i pochi non vaccinati occupano due terzi dei posti letto in rianimazione".
La curva si è sensibilmente alzata nelle ultime settimane: si è passati dagli 81 casi del 20 dicembre agli 807 positivi del 3 gennaio. In questo periodo di tempo sono stati raggiunti picchi elevatissimi con oltre mille positività intercettate per tre giorni consecutivi.
Nella settimana 20-26 dicembre sono state notificate 2.357 positività, balzate a 6.390 casi tra il 27 dicembre e il 2 gennaio per un totale di 8.747 casi, un dato che si traduce nell'1,7% della popolazione colpita da Covid. Un contagio che è parso correre soprattutto tra i giovani (Qui articolo).
Contestualmente l'incidenza si è alzata da 314 casi ogni 100 mila abitanti (settimana 13-19 dicembre) a 400 casi (20-26 dicembre). Poi nel periodo delle festività è schizzata a 1.173 casi ogni 100 mila abitanti: 1 trentino ogni 100 è sostanzialmente risultato positivo; 1 su 50 se si considera il periodo dal 20 dicembre al 2 gennaio.
Nonostante questo, però, il sistema sanitario sembra reggere la pressione con grande sforzo. Seppur con dati che oscillano tra nuovi ricoveri e dimissioni, i tassi di ospedalizzazione restano ancora piuttosto stabili. Oggi ci sono 135 pazienti ricoverati di cui 22 si trovano in terapia intensiva. Un anno fa al 3 gennaio il quadro era decisamente più complicato con 426 pazienti ricoverati di cui 44 in rianimazione. Le limitazioni erano maggiori, gli impianti sciistici chiusi e gli eventi saltati praticamente ovunque. La situazione attuale invece prevede più libertà, anche se la capacità di contagio della variante Omicron inizia a emergere un po' in tutta Europa.
Una situazione fluida e si guarda all'evoluzione dell'epidemia con naturale preoccupazione, soprattutto sul fronte ospedaliero con la percentuale di occupazione dei posti letto che si attesta al 24% per le rianimazioni (soglia d'allerta per il passaggio in zona arancione fissata al 20%) e al 22% per l'area non critica (alert al 30%). Sono stati superati due dei tre parametri per il cambio di classificazione. Questo per quanto riguarda Covid, ma oltre alla pandemia ci sono tutte le altre attività legate alla maggiore mobilità delle persone: l'anno scorso per esempio le piste da sci erano chiuse e quindi c'erano meno casistiche da gestire. Da qui l'esigenza di modulare e modellare l'attività operatoria programmata a Rovereto e Borgo, si valuta anche di rivedere l'offerta al polo di Arco.
A pesare sugli ospedali, soprattutto, i non vaccinati. "C'è ancora un forte effetto protettivo della vaccinazione. Invece tra i vaccinati in ospedale c'è una differenza tra le persone che hanno fatto l'ultimo dose oltre 4 mesi fa: corrono dieci volte di più il rischio di finire in ospedale. Il consiglio è quindi quello di vaccinarsi se non lo si è ancora fatto e di fare la terza dose se la si è fatta da più di 4 mesi", conclude Benetollo.



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