Covid e guerra, gravi effetti sulla tenuta psicologica della comunità: ''I più in difficoltà? Imprenditori, liberi professionisti e giovani''
Con il dottor Claudio Agostini, direttore dell’unità operativa di psichiatria val di Sole, val di Non, Rotaliana, e Paganella facciamo il punto su questi ultimi due anni tra pandemia e guerra in Ucraina: ''Rappresentano due eventi drammatici che trascinano con loro un carico di vittime spaventoso. Sul piano psicologico credo tuttavia che per l’occidente si possa parlare di una lezione di umiltà, portandoci a un confronto che, per quanto drammatico e doloroso, ci mette di fronte a quella che è la reale condizione umana''

TRENTO. “Le persone sono più fragili, inquiete e timorose di quanto non fossero 3 anni fa”. Così, esordisce il dottor Claudio Agostini, direttore dell’unità operativa di psichiatria val di Sole, val di Non, Rotaliana, e Paganella, raccontando le conseguenze psicologiche sulla comunità dopo questi due anni pieni di pandemia e guerra. “Rappresentano due eventi drammatici che trascinano con loro un carico di vittime spaventoso - chiarisce lo psichiatra -. Sul piano psicologico credo tuttavia che per l’occidente si possa parlare di una lezione di umiltà, portandoci a un confronto che, per quanto drammatico e doloroso, ci mette di fronte a quella che è la reale condizione umana”.
“In occidente eravamo convinti che le malattie infettive fossero qualcosa di dimenticato, da lasciare alle spalle – continua Agostini - senza renderci conto invece che ogni trent’anni circa una nuova pandemia colpisce molti Paesi del nostro pianeta. Basti pensare alla Sars o all’Aviaria. Dopo la Spagnola eravamo tuttavia, irrealisticamente, certi che nessuna malattia avrebbe più potuto metterci in ginocchio”. Pandemie, quelle passate, di cui è stato possibile scordarsi o, ancora meglio, fingere di non vedere, poiché ritenute “abbastanza lontane da noi”.
“Lo stesso discorso può essere applicato anche alla guerra – precisa poi Agostini - che non ha mai smesso di abitare il mondo. Dal 1945 l’Europa si era convinta che i conflitti non ci avrebbero mai più riguardato, poiché quelli esistenti si sono da allora sempre svolti in luoghi ritenuti quasi remoti, permettendo di mantenere un distacco psicologico e di non preoccuparsene troppo”. Quando invece una guerra colpisce “persone vicine a noi – sottolinea - questa ha un effetto psicologico completamente diverso”. Quella in Ucraina è stata infatti in grado di spostare il focus d’attenzione dei media e di gran parte della comunità dal Covid (abbassando le preoccupazioni a riguardo) sulle atrocità che si stanno commettendo.
Il vivere della gente si era comunque già radicalmente modificato fin dall’inizio della pandemia, causando, racconta il direttore dell'unità operativa Val di Sole, Non, Rotaliana e Paganella, disturbi legati all’inquietudine come l’ansia, acuiti poi dall’avvento di un conflitto che sembra pronto a bussare alle nostre porte. Il periodo relativo al Covid, in particolare, “non ha fatto tuttavia registrare un aumento delle patologie psichiatriche - precisa Agostini -. Chi prima della pandemia presentava già un disturbo psichico conclamato non ha risentito del lockdown come chi invece si trovava in stati 'pre-morbosi'. Individui con disturbi psichici pregressi sono stati appunto in grado di reggere bene periodi come quello delle chiusure poiché in qualche modo già abituati a sentirsi esclusi o isolati. Vi è stata piuttosto un’impennata di nuovi casi riguardanti fette della popolazione che prima non palesavano o quantomeno non in maniera così eclatante, disturbi”.
A essere colpiti sono state in particolare due categorie: “Quegli imprenditori e liberi professionisti le cui aziende o attività sono andate gambe all’aria, che come risultato hanno inevitabilmente mostrato reazioni di tipo ansioso e depressivo evidenti e frequenti, insieme ai giovani, forzatamente allontanati dalla socialità ”. Quei ragazzi che, soprattutto in età adolescenziale, avrebbero dovuto vivere cruciali fasi del loro percorso verso lo stadio adulto staccandosi dai genitori e affacciandosi sul mondo, sono stati invece “privati della relazione coi coetanei e costretti a convivenze forzate, alle volte portando all’esasperazione di rapporti con madre e padre già critici”.
“Le conseguenze date da questi 2 insidiosi anni le vedremo per lungo tempo - conclude Agostini -. Chi nel 2020 aveva 15-16 anni e ha perso quindi tappe fondamentali del percorso di crescita dovrà tentare di recuperarle, poiché sono capitoli che non possono essere saltati”. La mancanza di socialità è stata poi “preoccupantemente compensata con l’accesso coatto e compulsivo a media e social”, che ha portato molti giovani a scambiare la realtà con il virtuale, cosa che “andrà avanti per anni”. Sebbene lo Stato si sia attivato in favore della salute mentale erogando un nuovo bonus psicologico, il dottor Agostini tiene a ricordare quanto la “miglior medicina resti soprattutto il ridare ai giovani (e a tutti noi), compatibilmente con l’andamento dei fatti del mondo, la libertà e possibilità di riaffacciarsi finalmente alla vita reale”.












